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Time Machine

Una riflessione un poco diversa


Molti hanno installato Mac OS X 10.5 Leopard sui propri Mac, e in queste settimane ne stanno esplorando le nuove caratteristiche (oltre 300, scrive Apple).
Tra quelle che hanno meritato l'attenzione, occorre certamente segnalare Time Machine: la "macchina del tempo" che permette all'utente di effettuare back up (o salvataggi) dei contenuti del proprio Mac (su un disco rigido esterno, certo).

In questo modo foto, file di ogni tipo, filmati, impostazioni dei programmi (quali le regole del proprio programma di posta elettronica, per fare un esempio), sono recuperabili "tornando indietro nel tempo", ritrovandoli, e riportandoli sani e salvi nel tempo presente.

C'è tuttavia un aspetto su cui è bene ragionare, poiché questa nuova funzione ha un altro pregio così banale (a prima vista), ma importante, da passare sotto silenzio.

Per spiegarlo, ricordiamoci un po' quello che succede in Tiger (o Mac OS X 10.4).
Se per esempio abbiamo delle foto nel cestino di iPhoto e vogliamo eliminarle, prima di procedere il sistema operativo ci presenta una finestra che ci avvisa di quanto stiamo combinando. È talmente premuroso che ci segnala pure come l'operazione sia irreversibile.

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Come possiamo definire il nostro rapporto con questo tipo di finestre di avviso? Se siamo dei novizi del Mac, o del computer, la prima volta la nostra attenzione sarą tutta per lei.
Dopo un mese, le cose iniziano ad andare più in fretta. Della finestra di avviso i nostri occhi vedono solo qualcosa di questo tipo:

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In seguito, l'unico particolare che si fisserà per brevissimo tempo nella nostra mente sarà qualcosa del genere:

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Un bel giorno succederà che dopo aver dato conferma premendo il tasto "OK", e trascorsi diciamo 3 secondi, le nostre mani si porteranno ai capelli, perché solo allora avremo realizzato la portata del nostro errore.
Non si dica che son cose che capitano solo agli inesperti: in realtà capitano a tutti quanti noi, esperti o meno, perché ciascuno di noi "ci fa il callo". Sviluppa un'abitudine.
Quello che ci ha spinto a sbagliare è stata proprio lei: l'abitudine. Vedere le stesse cose molte volte, induce il singolo ad ignorarle; come se non le vedesse.
D'altra parte è impossibile evitare le sue trappole; ad essa aggiungiamoci la fretta, la distrazione sempre in agguato, e il guaio è fatto. Come uscirne?

È inutile pensare di associare suoni alla comparsa di questo genere di finestre, così come renderle più "invasive", e/o irritanti. Alla fine, l'errore capiterà, potete starne certi.

La soluzione non è nell'ostacolo (sempre più arduo), da frapporre tra noi, e l'errore; ma nel rendere annullabile l'errore. Far sì che con un semplice clic, si possa recuperare quanto abbiamo cancellato.

Time Machine non solo insegna all'utente la buona pratica di salvaguardare i propri dati; già questo è lodevole. Fa molto di più: permette all'utente di porre rimedio agli errori che la fretta, o l'abitudine, inevitabilmente ci portano a commettere.
Può sembrare una sciocchezza: in realtà è un passo decisivo nella giusta direzione. Non un sistema operativo perfetto: ma un sistema operativo capace di porre rimedio agli errori commessi dall'utente con un semplice clic.

Data di pubblicazione: 24-12-2007

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