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Adobe Photoshop - Corso di base

2 - Immagini vettoriali o bitmap, interfaccia

Nella scorsa lezione, abbiamo studiato la risoluzione del documento e accennato al processo di ricampionamento, ma bisogna puntualizzare un'importante distinzione.

Vettoriale o Bitmap

La gran moltitudine di formati grafici oggi in uso (jpeg, gif, psd, png, ai, dwg, ecc....) si possono ricondurre sempre a due tipologie di file. Quella di cui abbiamo parlato fino ad ora, che approfondiremo lungo questo corso e per la quale photoshop è ottimizzato, si chiama grafica “raster” o anche detta grafica “bitmap”.

Trascurando le caratteristiche delle compressioni dei file e dei modi in cui vengono registrati sul disco, i documenti bitmap non sono altro che immagini costituite e definite da punti, dove ogni punto possiede le proprie caratteristiche di colore e la propria posizione.

L'altra grande famiglia è la grafica vettoriale, quella di Adobe Illustrator o Macromedia Freehand, per intenderci.La caratteristica comune di questi file è il fatto che le immagini sono definite attraverso complesse equazioni matematiche, logaritmi e coordinate. Una linea, ad esempio, non è definita come l'insieme dei pixel che la costituisce, ma viene visualizzata e memorizzata come l'insieme della coordinata di origine, quella di fine, il suo spessore, il colore, ecc…

In questo modo, ingrandendo o diminuendo l'immagine, aumentando la risoluzione o cambiando i colori, non si perde definizione, perché comunque l'oggetto in questione (in questo caso la linea) conserverà le stesse caratteristiche di posizionamento o di spessore… in poche parole rimarrà sempre una linea…

Proprio per questi motivi, la grafica vettoriale viene preferita a quella bitmap per la realizzazione di loghi e simboli (in modo da permetterne il ridimensionamento), per il testo (come vedremo…) o per la realizzazione di piantine e mappali.

Certamente una fotografia non potrà essere ricondotta ad un intricato insieme di figure semplici sovrapposte senza perderne la sua realisticità… al massimo un processo di vettorizzazione (tradurre un immagine raster in immagine vettoriale) potrebbe far assomigliare la nostra foto più simile ad un fumetto dai disegni semplici e dalle sfumature quasi assenti.

Photoshop possiede alcune importanti funzioni vettoriali, ma nasce e si sviluppa come il più potente programma di manipolazione raster.

Le immagini vettoriali si possono sempre tradurre in immagini raster, ma è opportuno farlo nella risoluzione più utile ai nostri scopi perché è sempre un processo irreversibile (o quasi) e il ridimensionamento postumo ci porterebbe ad un deterioramento dell'immagine.

Interfaccia e Pannello Strumenti

Anche se a primo acchito l'interfaccia può sembrare ostile, Photoshop offre la migliore visione ottenibile degli strumenti e dei relativi complementi. E' facile perdersi perché è ricco di sofisticate funzioni che necessitano complementi e variabili modificabili dall'utente, e si sa, nella grafica non c'è mai sufficiente spazio sul monitor. Ad ogni modo, come ogni programma professionale, Adobe ha reso questo software altamente configurabile per qualunque esigenza, rendendo indipendente ogni finestra per poter essere aperta solo nella necessità, risparmiando spazio per la vera e propria composizione sulla quale si sta operando. Cominciamo dal pannello principale, gli strumenti.

Da questa finestra è possibile selezionare l'attrezzo giusto per compiere l'operazione desiderata. Alcuni di questi pulsanti, se premuti per più di un secondo, offrono un ulteriore scelta tra strumenti della stessa classe ma con funzioni differenti (se non visualizzate la finestra, selezionate dal menù “Finestre” la voce “Strumenti”);

Mano a mano che ci serviranno i vari strumenti, forniremo una breve descrizione sulle funzionalità, ora preoccupiamoci dell'interfaccia. Provate a selezionare il primo pulsante in alto a sinistra del pannello “tools”, lo strumento “selezione”. La finestra in alto ("opzioni") fornirà alcune ulteriori caratteristiche configurabili di questo indispensabile attrezzo.

Partendo da sinistra, si noterà l'icona dello strumento in questione, seguito da una serie di quadrati che permettono di stabilire se vogliamo sostituire la selezione corrente con quella che ci accingiamo ad effettuare, se vogliamo allargarla, toglierla o, infine, intersecarla. Il campo “sfuma” permette di rendere la selezione meno “nitida”, sbordando in funzione del numero di pixel che noi imposteremo. Selezionare la funzione di antialias, forzare il mantenimento delle proporzioni o impostare le dimensioni della selezione a mano, digitando il numero di pixel da comprendere. Sarà più facile analizzare queste funzionalità in fase di pratica, ora ci interessi sapere che questa finestra offre un numero di funzioni aggiuntive a seconda dello strumento in uso. L'unica parte costante è quella all'estrema destra, da dove è possibile estrarre e visualizzare altre finestre, o depositarle per liberare spazio sul monitor. Vedrete che sarà indispensabile, ad esempio, avere sempre a portata di mano la finestra dei “livelli”, che potrà essere espansa al fianco dell'immagine nel caso utilizziate un monitor di generose dimensioni, oppure a disposizione come menù a tendina nella barra “opzioni” (esattamente sotto al menù).

Nella prossima parte del tutorial analizzeremo la teoria dei livelli, e finalmente metteremo mano alla nostra locandina, dedicandoci sempre più alla pratica, che sarebbe stata forse incomprensibile senza queste digressioni teoriche.


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Data di pubblicazione: 02-02-2006

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