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Web Usability 2.0

L'usabilità che conta


Se gestite o costruite siti Web e non conoscete Jakob Nielsen, n sapete molto di usabilità, è meglio che vi prendiate un periodo di ferie, e lo usiate per leggere questo libro.
Perché? Per rispondere in modo esaustivo, basta andare un po' indietro nel tempo, e conoscere a grandi linee l'evoluzione del Web e di come i siti si siano adattati (lentamente, a dire il vero), ai bisogni dell'utente. E Jakob Nielsen in questo campo viene considerato un osservatore senza pari per lucidità e competenza.

Web Usability nel 2000

Nel 2000 uscì un libro (Web Usability, nel nostro Paese pubblicato da Apogeo), dello stesso Autore, che come un fulmine a ciel sereno costrinse tutti a ripensare in modo drastico il proprio modo di costruire siti Web.
A quei tempi si era immersi in una tale ubriacatura da Web, che chi realizzava siti era preoccupato di strabiliare l'utente con effetti speciali, e colori ultravivaci (per rubare l'immagine ad una nota pubblicità televisiva, e per televisori, dell'epoca).
Il risultato? Gli utenti stavano alla larga da questi siti, dirigendo il proprio browser verso quelle realtà che badavano al sodo. Vale a dire: offrivano contenuti chiari, un design semplice ma di impatto immediato, permettendo al visitatore di conseguire i propri obiettivi con zero o pochissima fatica.

Il libro di Nielsen ebbe l'enorme pregio di mostrare, grazie ad un'accurata ricerca sul campo, cosa l'utente cercava, come navigava, quali erano i suoi obiettivi quando arrivava su un sito, e quanto era disposto a sacrificare del proprio tempo per ottenere le informazioni di cui aveva bisogno.

Si stavano gettando le basi per l'usabilità, che era (e rimane), il discrimine tra un sito realizzato per gli utenti, e uno realizzato contro gli utenti.
Chi si è accostato a quel testo, e ha messo in pratica almeno una parte di quelle semplici, ma efficaci regole, ora continua a stare in Internet. Chi invece ha proseguito (o prosegue), per la sua strada, garantisce agli utenti una pessima esperienza di navigazione. Oltre a fare un pessimo servizio a se stesso, e alla propria causa.

Che cosè l'usabilità

Quando una certa cosa è facile da usare, perché ad esempio lo sforzo di apprendimento che richiede è nullo, o più che accettabile, e raggiungere il proprio scopo è agevole, sappiate che avete avuto a che fare con l'usabilità. Riflettete ora su quali siti vi garantiscono chiarezza nei contenuti, facilità nell'accedere alle loro sezioni, semplicità nella navigazione: se un sito vi ha permesso tutto questo è solo perché ha fatto dell'usabilità una buona pratica. Se in qualche modo alcune di queste azioni, o tutte, sono state difficili, probabilmente il sito non merita la vostra visita. Ecco perché l'usabilità riguarda in fondo, tutti noi.

Web Usability nel 2006

Nielsen, che si è avvalso per l'occasione della collaborazione di Hoa Lorangen, è tornato ad indagare su come il concetto di usabilità, da cenerentola del Web sia diventata (se lo diventata), una buona pratica quotidiana. Possiamo a questo proposito dare una notizia buona, e una cattiva.
Quella buona è che il livello medio dei siti è cresciuto, e non poteva essere altrimenti. L'usabilità viene considerata non un obiettivo arduo da raggiungere, o da realizzare solo in certi ambiti, ma un fondamento su cui edificare il consenso attorno al proprio sito.
Quella cattiva è che certi vizi continuano a godere di buona salute, e inoltre non è da escludere che le cattive abitudini non tornino a essere di nuovo largamente applicate.

Il metodo della ricerca

L'indagine di Nielsen parte dalla selezione di utenti-tipo (quindi escludendo i neofiti assoluti, o gli esperti navigatori), cui sono stati affidati dei compiti da portare a termine: nulla di trascendentale, sia chiaro.
Si è trattato di una serie di cose da fare che la maggior parte dei navigatori compie ogni giorno. Trovare informazioni su una certa persona, o un determinato fatto, indagare su una certa nuova tecnologia, prenotare qualcosa o organizzare una vacanza.
Ciascun utente (esaminato singolarmente), è stato invitato a esprimere ad alta voce cosa pensava del sito su cui approdava.
La massa di informazioni raccolta, ha creato tutta una serie di linee guida che, se non vincolanti né infallibili, permettono sia definire lo stato di salute dei siti, sia di fornire a chi i siti li crea o gestisce, tutta una serie di informazioni utili e convincenti.

Errori che vanno, errori che restano

Come ho già scritto, la salute dei siti in generale è migliorata in questi anni. Errori che erano praticati regolarmente anni fa, sono ormai divenuti prerogative di poche realtà: per esempio, la pagina di "Benvenuto", o il design troppo ricercato, o l'uso di frame. Ma altri errori sono duri a morire, e vengono largamente praticati: le finestre pop-up, i link che non cambiano colore dopo essere stati cliccati, o ancora, l'apertura di nuove finestre del browser.

Questa parte, copre i primi tre capitoli (e comprende anche l'introduzione, in cui vengono spiegati sia il metodo di lavoro, che le ragioni che hanno spinto a scrivere il libro), mentre il volume si estende per 11 capitoli, oltre alla conclusione.

I piccoli passi verso l'usabilità

Un capitolo del libro affronta il tema della criticità dei problemi, e quali sono quelli più importanti che occorre affrontare e risolvere tempestivamente, e quali offrono un grado di criticità tutto sommato "tollerabile".
Poi, si passano in rassegna (con tanto di schermate delle home page dei siti analizzati), i vari aspetti nodali di un sito, cui è necessario prestare particolare attenzione. Si parla quindi della redazione dei contenuti e della loro disposizione, della funzione di ricerca, di leggibilità e tipografia, e molto altro ancora.

In conclusione

Il pregio di questo libro, è di aver ascoltato gli utenti che navigano: non gli esperti, ma le persone che si collegano al Web e vanno a caccia di informazioni.
Sono solo loro quelli che decretano il successo o il fiasco di un sito, e un sito deve essere realizzato pensando a loro, e solo a loro. Non si deve commettere l'errore di credere che "Web Usability 2.0" riguardi i siti di commercio elettronico. Anche un'organizzazione no-profit ha tutto l'interesse a "vendere" bene la propria causa sul Web, e se lo fa rispettando l'usabilità, vedrà crescere il consenso attorno alla propria causa. Viceversa, andrà incontro a delusioni cocenti.

Una menzione particolare va alla casa editrice Apogeo, che ha curato in modo impeccabile questo libro. Il prezzo potrebbe scoraggiare alcuni, ma chi scrive si sente in dovere di consigliare l'acquisto di "Web Usability 2.0". Vero è che ogni tanto si trovano dei refusi tipografici, (per esempio "otttimo), che da una tale opera non ci si dovrebbe attendere. Ma si tratta di peccati veniali.

Titolo Web Usability 2.0
Collana Fuori Collana
Autore Jakob Nielsen
Editore Apogeo
Pagine 432
Prezzo 45,00 Euro
ISBN 88-503-2539-8

Data di pubblicazione: 16-02-2007

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