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Virtual PC 7

Il PC dentro il Mac

Grazie a Microsoft Italia e a Imageware , ilMac.net è riuscito a mettere le mani sulla versione 7 di Virtual PC. Ma prima di descrivere come lavora, nonché le novità, facciamo un breve passo indietro.

Un po' di storia

Virtual PC è un'applicazione piuttosto conosciuta nel mondo Mac; per chi lo ignorasse, si tratta di un emulatore (o macchina virtuale), che permette di far girare su Mac applicazioni per Windows, facendo loro credere di avere a che fare non con un processore PowerPC, bensì con un Intel. Sino a qualche tempo fa l'applicazione era prodotta e distribuita dalla software house Connectix; una vecchia conoscenza di Apple. Nel laborioso passaggio dai 68K ai processori PowerPC (siamo negli anni '90), era stata proprio Connectix a garantire la compatibilità delle vecchie applicazioni coi nuovi chip, poiché in Mac OS era stato inserito proprio un emulatore. Poi, nel febbraio del 2003 la notizia bomba: Microsoft aveva acquistato proprio l'emulatore su Mac, integrando nella propria struttura un buon numero dei dipendenti della Connectix. L'azienda di Redmond promette un futuro roseo per l'applicazione; Apple stessa plaude all'acquisto. Nei mesi seguenti, nulla di rilevante su questo fronte: la versione 6 del programma non offre il supporto per i processori G5 di Apple, ma la società di Redmond promette che tutto verrà risolto con la versione 7.

La buccia di banana

Capita anche nelle migliori famiglie. La versione 7 era appena uscita che immediatamente viene segnalato un noioso baco: in pratica il programma non funzionava sui PowerMac G5 con più di 2GB di memoria ram installati. Dopo le verifiche del caso, la società di Redmond ammette la faccenda e si impegna a rilasciare quanto prima un aggiornamento. Ora disponibile sul sito di Microsoft.

L'attesa è finita

La confezione in cui è contenuto Virtual PC 7 è identica a quella di Office 2004. Qui troviamo una custodia che racchiude i 3 CD del programma, un breve opuscoletto che descrive come installare il programma, e un manuale di circa 80 pagine che scende maggiormente nel dettaglio nella procedura dell'installazione (entrambi in inglese naturalmente, come l'intero programma). La lettura di entrambi è consigliabile, ma non indispensabile.

L'installazione

Microsoft ha affermato che la procedura si è notevolmente semplificata; e con ragione. Si inserisce il primo CD, e compare una schermata contenente l'installer, il consueto 'Read Me', e una cartella al cui interno si trova una copia in PDF del manuale sopra menzionato, una guida al sistema operativo (nel nostro caso Windows XP Professional), e il disinstaller.

Un doppio click sulla prima icona fa apparire un'altra finestra, che introduce l'utente nella installazione vera e propria del programma. Che è suddivisa in tre distinte fasi: quella di Virtual PC 7, poi la sua personalizzazione, infine quella del sistema operativo Windows XP Professional (e anche qui potremo personalizzare il tutto).

La prima parte scivola via senza intoppi, e si conclude con la richiesta di riavvio della macchina. L'operazione successiva prevede l'impostazione dell'emulatore con l'introduzione del codice di attivazione. Al seguito di questo, si procede all'installazione del sistema operativo Windows. Sarà qui che il programma espellerà il primo CD richiedendo l'introduzione del secondo.

L'ultima fase prevede l'impostazione di Windows XP Professional, e il suo primo avvio. Sarà a questo punto che verrà richiesto l'inserimento del secondo codice di attivazione del programma.

L'intera operazione (a dispetto di quanto afferma la stessa Microsoft che avverte: "Può volerci tra 15 minuti e un'ora di tempo), non è affatto lunga, e in poco più di mezz'ora si conclude. Sulla nostra macchina troviamo così a farsi bella compagnia tre distinte interfacce grafice: Aqua, Virtual PC e Windows XP.

Prima di procedere, una breve avvertenza: quella che abbiamo illustrato è l'installazione tipica del programma: ma Virtual PC 7 (come tutti i suoi predecessori), è disponibile anche in versione stand alone (cioé, senza il sistema operativo). In questo caso è ovvio che la procedura diverge; la documentazione allegata è comunque sufficiente per venirne velocemente a capo.
Una volta che l'avvio si è completato, Windows XP si premura di avvisarci che il PC potrebbe essere a rischio, e che occorrerebbe installare un antivirus. Inoltre, ci informa che sarebbe bene verificare che non ci siano aggiornamenti, nel caso sarebbe bene installarli.

Primo contatto

In principio, l'utente Mac potrebbe sentirsi ovviamente spaesato: c'è da imparare a conoscere un ambiente di lavoro diverso dal nostro. L'installazione come si è visto, è effettivamente semplice e veloce. Ma questo non può bastare. Infatti l'attenzione di Redmond si è basata in massima parte nel rendere 'confortevole' sia il primo approccio, che anche il normale lavoro quotidiano di chi, volente o nolente, deve fare il pendolare tra le due piattaforme. Lo scopo di tutto questo è ovvio: rendere l'esperienza dell'emulazione (chiamiamola pure così), intuitiva, eliminando ogni complicazione, o banale contrattempo.
Nel Dock di Mac OS X fa bella mostra di sé il menu di avvio, che con un click consente di lanciare i programmi Windows in un attimo.

A tutto schermo

Si può scegliere con facilità in quale modo lavorare con Virtual PC 7: vale a dire, se muoverci tra la finestra del programma e la scrivania del Mac, oppure preferire la modalità 'schermo intero'. In questo caso basta rivolgersi al menu del programma e scegliere appunto la modalità schermo intero (attivabile anche con una scorciatoia da tastiera). Premendo il tasto 'Mela', riapparirà la barra superiore di Mac OS X che ci permetterà di tornare velocemente sui nostri passi.

Ti ritrovo dove ti ho lasciato

Uscire da Virtual PC è estremamente semplice e veloce: di più, una grande comodità. Basta chiuderne la finestra e l'emulatore corre a fare la nanna. Al successivo riavvio, il programma ripartirà da dove l'avevate lasciato, riproponendo la finestra che era attiva prima che lo spegneste. Un'altra novità che merita di essere mnzionata: ora Virtual PC condivide gli Appunti di Mac OS X. Questo significa che le operazioni di copia e incolla tra le due piattaforme sono rese estremamente semplici: tanto, da sembrare di lavorare su una sola piattaforma.

Appunti condivisi

Altra novità apprezzabile: ora Virtual PC 7 condivide gli appunti con Mac OS X. Cosa significa? Che è possibile copiare e incollare elementi, in modo indipendente dalla piattaforma su cui vengono eseguite.

Preferenze

Per prendere confidenza con un programma, cominciamo a muoverci tra le sue Preferenze. In fondo è qui, in questo pannello che spesso si 'nascondono' aspetti interessanti che aiutano a comprendere meglio un'applicazione, oppure a scoprirne dettagli che aiutano a lavorare meglio.

Cliccando a sinistra in basso, si apre un'altra finestra che permette ulteriori personalizzazioni. Da quelle più banali, come la scelta di quali icone mostrare nella Barra degli strumenti. A quale risoluzione video adottare, il suono, e poi l'impostazione del mouse e le combinazioni di tasti Mac per simulare quelli del PC. Ancora: l'impostazione delle porte COM1 e COM2 (utilizzate per il modem), per emulare le porte seriali del PC. Nel complesso quindi, il pannello Preferenze offre una gestione più attenta e completa del programma.

Lo scopo di Virtual PC

Una delle ragioni che spingono un utente Mac ad acquistare un programma come questo, è la disponibilità di software su Windows che magari non sono disponibili su Mac. Noi abbiamo così messo alla prova anche questo aspetto, per vedere come reagisce l'applicazione. Abbiamo perciò provato un paio di programmi, cioé PDF Creator 0.7.1 e Phoenix (quest'ultimo è una beta). Il primo crea una stampante virtuale che converte i propri documenti in PDF.


Il secondo, data l'allergia che ho per Outlook Express, è un programma di posta elettronica Open Source scritto in Delphi.

Inserito il CD, ci si sposta su menu Start, quindi Control Panel e si clicca su Add or Remove Programs. A questo punto si procede con l'installazione. Semplice e veloce.

Semmai è la disinstallazione dei programmi che può disorientare l'utente Mac. Su Mac OS X basta trascinare nel cestino il programma, quindi eliminare le eventuali Preferenze nella cartella omonima; su Windows XP Pro si ricevono inquietanti (per chi ha poca dimestichezza con questo mondo), messaggi di allerta che paventano futuri malfunzionamenti, qualora si voglia proseguire.

Questi due programmi hanno mostrato stabilità ed efficienza. Ci abbiamo preso gusto e installato anche ACDSee (una versione trial del 2003), usata per visualizzare immagini e creare album fotografici per il Web.

Purtroppo, il programma non si avvia. Va meglio con FotoCanvas Lite, un semplice programma in bundle con ACDSee: funziona bene, si dimostra affidabile e intuitivo nell'uso (anche grazie ad una guida in italiano).

Comunicare con il mondo

Come va con le periferiche? Una volta accesa la stampante (una vecchia Epson Stylus Color 740), questa viene riconosciuta al volo.

La stampa non potrebbe essere più semplice: un click e via, senza necessità di alcuna configurazione. Saranno usati gli stessi driver del Mac.

Idem per lo scanner, un Epson Perfection 1640SU (anch'esso con qualche primavera sulle spalle). E' riconosciuto all'istante. Connettersi al Web è anche in questo caso questione di pochi minuti.

Da rimarcare che in questo caso sono possibili due alternative: cioé creare un "Virtual Switch" che produrrà una connessione alla rete separata da quella per il Mac (ideale per applicazioni server, o server). Oppure la "Shared Networking" che permette la condivisione della connessione con il Mac (quindi la navigazione web, la condivisione di stampanti, di siti FTP, eccetera).

FireWire indigesta

Nella nostra prova abbiamo anche collegato un disco rigido esterno FireWire al nostro PC, per testarne la reazione. Ma Virtual PC 7, a differenza del Mac che immediatamente lo monta sulla propria scrivania, non lo riconosce. Abbiamo collegato quindi un vecchio masterizzatore, sempre FireWire, vecchiotto anch'esso, ma funzionante e come sempre riconosciuto dal Mac al volo. Si tratta di un QPS Que! Drive, che però lascia del tutto indifferente Virtual PC7: anche in questo caso non viene riconosciuto.

Chi manca all'appello

Comprendiamo bene come Apple si sia dichiarata entusiasta della mossa di Microsoft che ha condotto l'emulatore per Mac a divenire parte del gigante di Redmond. C'è una ma che merita di essere sottolineato. Finché Virtual PC era di proprietà della Connectix, veniva proposta in vendita anche una versione per emulare sulle macchine della mela mordicchiata Linux. Ora ovviamente, questa possibilità è scomparsa. Diciamo "ovviamente", perché tra la società di Bill Gates e il Pinguino non c'è mai stata alcuna simpatia.
Un altro che manca all'appello: sulla scrivania di Windows XP Professional fa bella mostra di sé Windows Media Player, come è naturale. Dov'è QuickTime, il secondo formato al mondo per la visione di contenuti multimediali? Non c'è: nulla di irreparabile, poiché basta andare sul sito di Apple e scaricarlo . Però essendo questa un'applicazione dedicata agli utenti Mac, sarebbe stato un atto di cortesia persino encomiabile fornirlo. Ma la cortesia non è di questo mondo (informatico). Si tratta di una piccola occasione persa per Microsoft. Ci sono fior di programmi (non solo shareware, ma anche commerciali), che dimostrano una ben diversa apertura e volontà di collaborazione.

Ma quanto mangi?

Una delle accuse rivolta più spesso a Virtual PC, è di essere esoso nelle richieste hardware. Vero: ma crediamo che non sia da considerare davvero un difetto, ma un prezzo da pagare. Emulare un sistema operativo non è una cosa semplice. E Virtual PC 7 ci riesce bene. D'altra parte, occorre ricordare che spesso una simile applicazione viene utilizzata da realtà che hanno necessità di utilizzare certi programmi presenti solo sulla piattaforma Windows, oppure da (per fare un esempio semplice), quei webmaster che non desiderano acquistare una postazione PC-Wintel, ma vogliono testare il loro lavoro anche sulla piattaforma di proprietà di Redmond. E in genere queste persone sono dotate di macchine "muscolose".

La conclusione

Virtual PC 7 da sempre rappresenta un ottimo investimento per chi non vuol spendere i soldi in una nuova macchina PC, ma deve usare applicazioni che si trovano solo su Windows. Ora che Apple ha di fatto trasformato l'iPod in un cavallo di Troia per convincere gli utenti PC a fare il gran salto, può legittimamente contare su un programma di qualità. Microsoft ha fatto un buon lavoro, consegnando agli utenti Mac un prodotto affidabile, robusto, con alcune novità che aiutano a lavorare meglio. Il fatto che abbia (finalmente), il supporto per i processori PowerPC G5 lo rende un acquisto consigliato per coloro che hanno tali macchine, o meditano di acquistarle nel prossimo futuro. E anche per gli utenti PC che stanno meditando di abbracciare il Mac, ma hanno applicazioni Windows che non desiderano abbandonare.

Pro

Installazione facilitata e veloce. Supporto per i processori G5. Conveniente. Affidabile.

Contro

E' scomparsa la versione dell'emulatore per Linux. Non vengono riconosciute le periferiche FireWire.


Scheda del prodotto
Descrizione Voto
Produttore Microsoft
Categoria Produttività
Versione 7.0
Lingua Inglese
Distributore Microsoft
Prezzo 299,99 Euro* 9/10

*Questo prezzo si riferisce alla versione da noi testata (cioé con Windows XP Professional). Microsoft offre diverse versioni dell'emulatore, con prezzi differenziati. Per saperne di più si consiglia di visitare la pagina apposita.

Requisiti hardware
Minimi Consigliati Voto
Sistema operativo Mac OSX 10.2.8 Mac OS X 10.3 9/10
Processore PowerPC G3 a 700MHz G4/G5 9/10
RAM 512 MB N.D. 8/10
Spazio su Disco 3GB N.D. 9/10
Altro* n.d.
n.d.=non disponibile

* Le macchine equipaggiate con schede acceleratrici non sono supportate dall'applicazione.




Data di pubblicazione: 02-12-2004
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