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Rhem

Pane per le vostre meningi


Dimenticatevi dei dettagli grafici di "Unreal Tournament 2003". Scordatevi del motore grafico alla base di "Return to Castle Wolfenstein". Dite addio anche agli arsenali devastanti di "Soldier of Fortune II". E porgete il vostro benvenuto a "Rhem": dove ciò che conta è la vostra intelligenza.
Il gioco (in Italia distribuito da Games4Mac), arriva in una semplice custodia stile DVD, con il solito CD (sia per Mac che per Windows), e uno smilzo opuscoletto in bianco e nero di quattro pagine (in inglese), in cui sono racchiusi i requisiti di sistema e la procedura per l'installazione. Per quest'ultima, è sufficiente trascinare sul proprio disco rigido due cartelle: quella chiamata "RhemE_OSX" e quella denominata "Data". Quindi, si può lanciare il gioco e cominciare ...

Prima di cominciare

Premessa importante: se siete tra quelli che adorate gli effetti speciali e i colori ultravivaci, in grado di strapazzare allegramente cpu e schede grafiche, state lontani da questo gioco. Rhem è il frutto di quattro anni di lavoro di Knut Muller, un artista tedesco che si è affidato a programmi commerciali (quasi), per tutte le tasche per produrre questo gioco. Tutta sostanza e niente fronzoli insomma, sin dal filmato iniziale. Dove il giocatore, a bordo di un veicolo a rotaia, approda a Rhem; e lì inizia a guardarsi intorno, a esplorare, e pian piano comprende che da lì non sarà semplice uscire. In più, nel suo girovagare, incontrerà un individuo, anch'egli capitato lì e rimasto imprigionato in questo strano luogo. Costui, gli ruberà il veicolo su rotaia con cui è arrivato, lasciandolo completamente in mano a Rhem.

Alla ricerca della lettera perduta.

Per fortuna, esiste sempre una via d'uscita, anche dalle situazioni più intricate. Un messaggio, di un prigioniero di Rhem, ci viene in aiuto. Costui ci fornirà la possibilità di abbandonare questo luogo se lo aiuteremo a recuperare i frammenti di una lettera (da ricomporre), che egli aveva scritto al proprio fratello. Solo allora, avremo la possibilità di tornare liberi. Questo il semplice prologo del gioco, che darà poi il via all'esplorazione: lunga, non facile.

Non per tutti

Ci troviamo alle prese con un "punta e clicca" duro e puro, che non cerca di distrarre (o attrarre), il giocatore con diavolerie grafiche. Un gioco di esplorazione esteso insomma, dove la parte del leone non è svolta una volta tanto dal comparto grafico, ma dagli enigmi. Come al solito, per giocarvi non sono necessarie periferiche particolari. Il cursore, che si trasformerà in mano, ci indicherà le possibili direzioni verso cui ci si può muovere ("possibili", non significa "giuste", ovviamente). E' sempre grazie al cursore che sarà possibile interagire con i vari quadri di comando, oppure leve, disseminate per tutti i livelli del gioco. Ben presto vi renderete conto di quanto sia facile perdersi, in questa colossale prigione-labirinto a cielo aperto, piena di scale, passerelle, edifici, e porte che danno accesso a locali dove troverete pannelli con pulsanti. Premendoli in una determinata sequenza si otterranno simboli che è sempre bene ricordare; anzi, raccomandiamo di munirsi di carta e penna e di farne largo uso. A meno che non si voglia restare impantanati a lungo in Rhem.
Come nella migliore tradizione di questo genere di giochi, entrare in un edificio e azionare un certo meccanismo permetterà non solo di proseguire, ma di accedere a certe aree poco prima precluse. L'intero impianto su cui si basa il gioco, ci sembra ben congegnato; se al principio il giocatore più smaliziato riuscirà ad avere ragione dei primi enigmi, mano mano che si procederà aumenteranno di difficoltà. In una specie di "escalation" che finirà per intrigare (e inchiodare), anche il giocatore più navigato. La mancanza di commenti sonori di qualunque genere, e di altri personaggi, al principio potrebbe infastidire. Ma in verità non fanno che aumentarne il fascino; in Rhem suoni e rumori inducono quasi a pensare che l'ambiente in cui ci si muove lentamente, guardando ed esplorando, sia in qualche modo "vivo".

Per palati fini.

Costruire (da soli), un videogioco non è impresa da poco. Ma questo tipo di gioco richiede qualche sforzo in più: se certi titoli fanno volentieri a meno di uno straccio di canovaccio in cui inserire personaggi e le loro azioni (pensiamo a certi sparatutto in prima persona), non è il caso di Rhem. L'intera impalcatura del gioco infatti, si regge esclusivamente sull'atmosfera che riesce ad evocare, e soprattutto sui rompicapo. Knut Muller ha certamente molto amato la saga dei fratelli Miller, "Myst", e da essi ha imparato parecchio. Senza però cadere nella facile tentazione di scopiazzare, né di produrre qualcosa privo di quel mordente che è poi il segreto di questi giochi. Rhem lancia una sfida all'intelligenza del giocatore, lo provoca, con un fantasmagorico bouquet di enigmi come non se ne vedevano da tempo. Qualcuno lo ha definito superiore a "Riven" (la seconda puntata di "Myst"): forse è esagerazione, ma di certo il risultato è certamente notevole.

Questo o quello?

Un paragone si impone con l'ultima incarnazione di quello che è stato ed è il capostipite del genere, cioé "Myst". La terza puntata della saga (recensita da noi in questa pagina), è accurata e senz'altro affascinante: ma probabilmente i cultori di questa avventura saranno stati un po' delusi dalla magnificenza del gioco che ha annacquato la freschezza delle prime due puntate. Rhem al contrario, proprio per la sua ruvidezza e schiettezza, affascinerà chi vuole semplicemente mettere a dura prova la propria pazienza e intelligenza; e non bada all'estetica. Certo: l'effetto slide show delle dissolvenze che si susseguono tra una visuale e l'altra, potrebbe scontentare alcuni. Ma ben presto non solo ci si abitua, ma si deve anche riconoscere che il lavoro svolto dal creatore di questo gioco è stato paziente e certosino.

Omaggio e sfida

Come si è già detto, Rhem appartiene al "punta e clicca" migliore; e ne ripudia l'evoluzione di questi ultimi tempi. Sempre più spesso questo genere si lascia "contaminare", adottando soluzioni tecniche (come nell'ultimissima puntata della saga Myst, "Uru"), in cui compaiono motori grafici stile "Tomb Raider" e personaggi. Tutti aspetti che ai puristi (pochi ma buoni), probabilmente, non piacciono. Ed è anche una sfida (vinta, secondo noi), al fine di dimostrare come da soli, e con un investimento in fondo minimo, si possa realizzare un prodotto commerciale di buon livello. I software utilizzati sono QuickTime, GraphicConverter, Strata Vision 3D, Bryce 3D (purtroppo dismesso sulla nostra piattaforma), e Macromedia Director. Ma il risultato paga: tanto da essere infine pubblicato dalla "Epic Interactive".

Le immagini
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Scheda del prodotto
Descrizione Voto
Produttore Knut Muller
Categoria Giochi
Versione n.d.
Lingua Inglese
Distributore Games4Mac
Prezzo 30 Euro 10/10

n.d.=non disponibile

Requisiti hardware
Minimi Consigliati Voto
Sistema operativo OS 8.5.1 9.2/ X 10/10
Processore Power PC 200 MHz n.d. 10/10
RAM 32 MB n.d. 10/10
Spazio su Disco 25 MB n.d. 10/10
Altro QuickTime 4.0 o sup. n.d.
n.d.=non disponibile

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Giudizio finale

Di fronte alla "crisi" di questo genere, e insidiato da titoli che puntano sempre più alla spettacolarità e alla violenza, Rhem risponde proponendo un ritorno alle origini, con una storia priva di violenza, che finisce inevitabilmente con il rapire il giocatore. A qualcuno sembrerà sciocca nostalgia, o un esempio destinato a non trovare imitatori. Forse; ma a chi scrive il gioco è piaciuto. E il resto non ha molta importanza.


Velocità 10/10
Semplicità d'uso 10/10
Interfaccia 9/10
Stabilità 10/10
Voto 98/100
I pregi:

Minimi requisiti di sistema. Storia priva di violenza. Avventura avvincente. Caldamente consigliato agli amanti del genere.

I difetti:
Nulla di rilevante. Da evitare se non si ama questo tipo di gioco.

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Data di pubblicazione: 21-01-2004
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