Percorso: ilMac.net > Recensioni > Hardware > Alla scoperta dei dischi di rete


Alla scoperta dei dischi di rete

Una tecnologia poco conosciuta

Quando qualche tempo fa si incominciò a parlare di dischi di rete a prezzi accessibili, rivolti al marcato domestico o dei piccoli uffici, furono in tanti a dimostrare vivo interesse per questi prodotti.
L'impressione dei non informati era che ci si potesse affrancare facilmente dai problemi di modalità di formattazione del disco e di porte diverse a diverse velocità.
I dischi formattati Apple e quelli formattati Win mantengono una certa incompatibilità se non nel lento e limitato formato FAT32: i dischi HFS+ Mac sono invisibili a Windows e i dischi NTFS sono solo leggibili da Mac Os X.
Sui computer Windows la porta Firewire (o come si dovrebbe dire IEEE 1394) era ancora poco diffusa mentre tuttti Mac, anche se non dotati di porta USB 2.0, avevano performanti porte di rete.
In breve si generò l'equiovoco che essi fossero dischi "multipiattaforma", seppur costosi: teoricamente corretto ma sostanzialmente inesatto.

Come funzionano i dischi di rete?

Cerchiamo di fare chiarezza su questi prodotti: prima di tutto i dischi di rete non sono banali dischi esterni.
Non sono cioè periferiche da attaccare e staccare da un computer utilizzando le porte RJ45 (quelle della rete Ethernet) come normali porte dati seriali (USB) o parallele (IEEE 1394).
Il disco di rete è un vero e proprio dispositivo che viene connesso ad una rete TCP/IP: contiene al suo interno un sistema operativo con i necessari protocolli di rete e una interfaccia per la configuarazione.
Abbiamo avuto la possiblità di testarne un paio, nello specifico i modelli Iomega StorCenter Network Hard Drive 300 GB e LaCie D2 Ethernet Mini 400 GB.

Lacie: alluminio aereonautico

Il disco fisicamente si presenta come una qualsiasi unità D2 LaCie: ottimamente costruito, solido, ben fatto.
L'alluminio di cui è composto il case è particolare, una lega utilizzata con successo da anni, abbastanza resistente ai graffi e ottimizzato per la dissipazione del calore.
Caratteristica questa che lo pone da questo punto di vista leggermente in vantaggio rispetto alla unità Iomega in termini di rumorosità.
Sul retro la porte, una USB, una di rete e l'alimentazione, che passa naturalmente tramite un piccolo alimentatore esterno.

Iomega: monolite nero

L'aspetto esterno di questa unità, che si fregia della caratteristica di una porta di rete Gigabit, francamente inutile se si devono trasferire tanti piccoli files ma utile in caso di grossi dati, trasmette solidità e concretezza: è nero opaco con una finitura "metalizzata", veramente di bell'aspetto.
Rispetto ai normali dischi esterni, come l'analoga periferica LaCie, stupice per il peso. La miniaturizzazione fa stare tanti componenti in un normale case da 3,5" ma alle leggi della fisica non si sfugge.
Di conseguenza anche le necessità di dissipazione del calore portano ad avere una ventola piccola e rumurosa, anche se mai veramente fastidiosa.

L'installazione

Il luogo ideale di queste periferiche non è la scrivania vicina al monitor, meglio metterle in un armadio di rete o addirittura in una stanza o presso una postazione poco usata: dipende dalla configurazione della vostra rete. L'installazione è abbastanza semplice: le si collega fisicamente alla rete etherent e si lancia l'installer a corredo: direttamente collegando la porta USB al computer per il LaCie, tramite CD per lo Iomega.
Il disco viene riconosciuto e montato come una periferica TCP/IP e, grazie al protocollo Samba, pensa a tutto il DHCP.
Chiaramente è possibile configurare la periferica attribuendo il numero IP a mano, avendo un minimo di dimestichezza con le reti Ethernet.
Non diamo questo per scontato, in ambito Mac tali competenze non sono sempre alla portata di tutti: avere un sistema operativo che gestisce in automatico tutti i problemi di rete limita un poco la voglia di esplorare le possibilità ed i segreti di protocolli diffusi ma potenti come il TCP/IP.
Comunque il disco viene montato sulla scrivania come un volume esterno di rete.
E' indifferente che l'installazione in una rete mista avvenga da PC o da Mac: una volta configurato il disco si vedrà indiffirentemente da ogni tipo di piattaforma, salve le lentezze di cui riferiamo sotto.

L'uso

Qui iniziano le sorprese. Il disco di rete non è veloce. Ovvero, il transfer rate è più che buono ma l'accesso e la ricerca sul medesimo possono essere una esperienza frustrante.
Se si ha a che fare con tanti files, strutture di cartelle complesse o bisogna fare delle ricerche ci si accorge subito che un disco di rete non è un disco locale, nemmeno se esso è collegato esternamente.
La delusione deriva, come detto prima, da un equivoco "psicologico".
L'aspetto esterno simile alle più performanti soluzioni in circolazione, le già citate e ottime unità LaCie D2, i veloci dischi Iomega, dà la sensazione di avere davanti un fulmine di guerra, la realtà è che abbiamo di fronte un disco di rete, paragonabile concettualmente a un server di rete lento.
Se avete bisogno di soluzioni performanti dovrete ricorrere ad un server vero e proprio, o almeno ad un disco rete di generazione più recente, come quelle che Iomega e LaCie stanno commercializzando in questi giorni.
La differenza la fa fondamentalmente il processore, perché concettualmente il disco di rete non è altro che un piccolo server con un processore, della RAM, una scheda di rete e un sistema operativo che possa gestire il protocollo, sia esso Unix, Linux o Windows.
Naturalmente per questioni di licenza non esistono soluzioni che integrino in un disco di rete il sistema Apple.

Meglio su Win!

Questo spiega anche un altro problema: la relativa maggiore lentezza di questi sistemi se gestiti da Mac rispetto alla gestione via Windows.
Abbiamo provato entrambi i dischi in ambiente misto e si sono evidenziate le differenze nella velocità di gestione specie dei file piccoli e numerosi: è tutto ottimizzato per Windows, anche le prestazioni in una reta "pura" mac sono inferiori rispetto a quelle che si hanno con macchine Win.
Inoltre gli installer forniti da Iomega e LaCie confligono tra loro e "recuperare" su Mac il contollo della periferica "settata" da Windows in un'altra rete è lento e laborioso, non basta "formattare", anzi, non si formatta affatto: gli installer vanno bene se le periferiche sono vergini, mai configurate. L'installer Iomega ci ha creato notevoli difficoltà sotto Mac.

Una tecnologia in crescita

Abbiamo avuto a che fare con dischi che, seppur di prima generazione, hanno evidenziato le caratteristiche fondamentali che oggi offrono tali sistemi.
A parità di capacità esse sono soluzioni molto efficienti per chi deve gestire grossi volumi di dati "condivisi" o una soluzione semplice e intuitiva per il backup.
Le prestazioni di questo tipo di periferiche ha avuto un incremento notevole negli ultimi tempi, mutando anche il fattore di forma a causa della necessità di incorporare più dischi e di dissipare il maggior calore dei più potenti processori utilizzati.
Ciò ha portato a smascherare la vera natura di questa tecnologia: mini server pronti all'uso, da non confondere con banali dischi locali ma da utilizzare saggiamente nell'implementazione di soluzioni adatte a esigenze specifiche.
Infatti per i piccoli uffici che non se la sentono per motivi di spazio, di costi o altro di dotarsi di un primo o secondo server per la conservazione di dati essi sono la soluzione ideale, che può portare a ingenti risparmi ad esempio sul dimensionamento del "server principale" su cui far girare ad esempio una base dati.
Analogamente essi rappresentano una soluzione ideale per un sistema di backup centralizzato di diverse periferiche e volumi sparsi in una rete.
Piccola fisicamente, gestibile, comoda in caso di necessità di delocalizzazione: si stacca il disco e lo si porta via!

In conclusione

Insomma una soluzione in crescita che deve ancora scontare il pregiudizio di chi pensa che sia qualcosa di poco più di un disco esterno e con ancora qualche pecca di gioventù.
Ma una seria alternativa ad un server dedicato ideale in tante realtà che non hanno nelle prestazioni una priorità.


Data di pubblicazione: 15-12-2006
L'intero contenuto di questo sito è © dal 1998 del Team di ilMac.net, è vietata ogni riproduzione senza il consenso scritto da parte degli autori.