Percorso: ilMac.net > Recensioni > Hardware > iPack


iPack

Un UPS totalmente per MAC

Il gruppo di continuità, questo (dimenticato) sconosciuto.

Se non avete mai avuto un importante lavoro di diverse ore sul vostro computer cancellato da una improvvisa interruzione di corrente o se un fulmine non vi ha mai bruciato la scheda madre del Mac forse non avete mai pensato seriamente alla necessità di dotarlo di un gruppo di continuità.
I gruppi di continuità sono gli angeli custodi dei dispositivi elettronici: li proteggono da blackuot, brownout, cali di corrente o sovratensioni e altre "schifezze" elettriche.
Forse pensate che "capita sempre agli altri" o, magari, se il cielo si rannuvola siete semplicemente di quelli che, a scanso di fulmini temporaleschi, semplicemente spegnete tutto e staccate la spina di alimentazione.
Premesso che non sempre si può essere lavoratori (o studenti, o gamers) metereopatici forse è giunto il momento di pensare meglio al gruppo di continuità.

Un'occhiata, un amore

scatola

Confessiamo che il primo motivo d'interesse per iPack è stata l'estetica. Un affascinante oggetto dalla sezione orizzontale identica a quella di un MacMini.
Simili al "piccolo" di casa anche le dimensioni ed i materiali (in effetti è identico come ingombri a 3 MacMini impilati l'uno sull'altro).
Ci siamo chiesti: bello è bello, sarà anche utile? Sarà "Mac" dentro quanto lo è fuori?
Avendo fatto recentemente la "spesona" per un MacPro 8-core ci siamo fatti trascinare e ce lo siamo portati a casa, per proteggere il "nosssstro tessssoro".
Almeno smetteremo di "staccare la spina" quando diventa nuvoloso...

Pensate mai al carburante che mettete nella vostra auto?

Ora però serve un approccio più "tecnico", per capire cos'è e come funziona un gruppo di continuità e per poter per fare test serio del prodotto.
Consentiteci una divagazione automobilistica
Una volta nemmeno si pensava al “numero di ottani” della benzina; i vecchi Diesel “digerivano” kerosene, olio alimentare, olio cotto, addirittura si poteva “aggiungere benzina” per evitare il congelamento della nafta.
Oggi basta un poco d’acqua o di sporco nel pieno per distruggere completamente un motore turbodiesel di ultima generazione.
Infatti per essere più sofisticati, compatti, silenziosi e potenti, per aver minor consumo e maggiore durata richiedono una alimentazione migliore.

Allo stesso modo l’alimentazione è molto importante per il nostro computer.

fronte

Il gruppo di continuità o UPS (acronimo inglese che sta per “fornitore di alimentazione continua) è il dispositivo elettronico che si occupa di far avere ai nostri computer l’alimentazione giusta, a prescindere da quello che ci arriva dalla rete elettrica.
Un UPS deve avere le caratteristiche "giuste" e "adatte" all'alimentatore che protegge per intervenire in caso di interruzione di corrente, per proteggere da sbalzi e picchi di tensione e, più che altro, per fornire costantemente energia “pulita”, con caratteristiche precise per ottenere e mantenere nel tempo l’ottimale funzionamento del calcolatore.

Mac e Windows sono uguali? (ovvero chi è il "turbodiesel"?)

Per un computer con sistema operativo Windows è talmente difficile stabilire quale sia il gruppo di continuità più adatto (specifiche degli alimentatori espresse in maniera disomogenea, scarse informazioni sui componenti degli assemblati, caratteristiche tecniche e livelli qualitativi tra i più disparati) che molti rinunciano ad averlo o semplicemente scelgono solo in base alla potenza (spesso sovradimensionando inutilmente) senza neanche sapere che “tipo” di alimentatore monti il loro PC. E la gran parte dei PC monta alimentatori molto "potenti" e "rozzi", se ci passate il termine.
D'altro canto tutti i Mac sono dotati di alimentatori compatti ed efficienti, studiati al meglio per alimentare le raffinate architetture di queste macchine uniche.

La differenza nell’onda

retro

Gli alimentatori montati sui computer Apple hanno quindi alte prestazioni ma richiedono una tensione della corrente elettrica alternata rappresentabile con una forma d’onda perfettamente sinusoidale (cioè costante, regolare e “dolce”).
Molti gruppi di continuità “simulano” questa caratteristica ottenendo una curva “pseudo-sinusoidale”, che potremmo definire “rozza” e piena di “asperità”.
Per “digerire” questo tipo di alimentazione “economica” l’alimentatore è costretto ad un superlavoro che ne aumenta il consumo, la temperatura d’esercizio e l’usura.

Questo tipo di alimentazione può anche portare a “interferenze” elettriche nei delicati cicli di calcolo dei processori e delle memorie che sono costretti per così dire a “rifare i conti” più volte, rallentando e diminuendo le prestazioni.
Inoltre le interferenze elettriche di una alimentazione di bassa qualità possono confondere la comunicazione all’interno di una rete (fisica o wireless) e disturbare il segnale ADSL della nostra connessione Internet, rallentandoli.
Infine tutti questi stress possono danneggiare nel tempo non solo l’alimentatore ma tutti i componenti del computer, portandolo a “morte prematura”, anche senza una causa evidente come un fulmine o un corto circuito.

Allora vale la pena di cercare l'UPS adatto?

Sì: i vantaggi di un buon UPS adatto al Mac che protegge sono:
- la maggiore durata della macchina che subisce nel tempo stress elettrici minori;
- la maggiore efficienza (l'alimentatore “scalda” meno);
- minori disturbi dovuti al “rumore” elettrico (che a volte è facilmente percepibile come ronzio di fondo “hum” nelle apparecchiature audio);
- la più regolare e silenziosa velocità di rotazione dei motori elettrici (ad esempio le ventole di raffreddamento).

iPack: profilo tecnico

Vediamo allora le caratteristiche del nostro iPack.
La casa produttrice, iDowell, sostiene di produrre UPS di qualità superiore che offrono le caratteristiche tecniche dei prodotti di fascia alta senza il loro ingombro, rumorosità e consumo; inoltre garantiscono essere appositamente studiati per i prodotti Apple che si avvantaggiano più di altri di una alimentazione di alta qualità.
Vediamo se le caratteristiche tecniche, almeno sulla carta, sono quelle giuste.
Tecnicamente tutti i gruppi iDowell sono del tipo line-interactive (la batteria entra in azione quando serve ma la corrente è costantemente filtrata dal gruppo) con stabilzzazione automatica della tensione (AVR): da quanto abbiamo capito ideali per gli alimentatori a PFC attivo (quelli usati dai Mac e dai PC professionali) in quanto erogano una tensione elettrica dalla forma d'onda perfettamente sinusoidale.
La velocità d’intervento in caso di interruzione di corrente deve essere adeguata alle caratteristiche dell’alimentatore: quelli dei Mac sono costruiti per sopportare tranquillamente interruzioni di tensione fino a 10 ms: per questo non sono necessari UPS "rapidissimi" (quelli a "doppia conversione" che trasformano continuamente la corrente da alternata a continua, la buttano in batteria e poi la ri-trasformano da continua ad alternata) ma che hanno un rendimento molto basso (anche dieci volte inferiore a quelli line-interactive).
Per quanto riguarda la “pulizia” della corrente in uscita l'iPack è dotato di un filtro multistadio, posto all' ingresso del gruppo, che protegge il carico dai picchi improvvisi della rete e da disturbi sulla linea elettrica.
La stabilizzazione automatica della tensione (AVR) consente sempre di mantenere una tensione di uscita al valore nominale di 230V con un range di escursione massimo del 10%, quindi sempre all'interno della gamma di tensioni ammesse dagli alimentatori Apple senza dover usare costantemente le batterie come nei sistemi a doppia conversione.
Sembra che vada benone.

Un investimento "importante", ma efficiente ed ecologico

cavi

Secondo iDowell la tecnologia line-interactive, unita a una particolare cura nella scelta dei componenti elettronici interni (alimentatori switching, caricabatterie intelligenti...) porta ad una drastica riduzione dei consumi che può arrivare anche al 70% in meno rispetto ad un UPS di pari potenza. Questo sistema denominato "eco-efficiency" può portare i loro UPS a ripagarsi da sè in cinque anni di utilizzo rispetto agli UPS della concorrenza.
Ci fidiamo e speriamo: costa più di quello che pensavamo di spendere per un gruppo di continuità, oltre 400 Euro più iva. In effetti costa meno dei prodotti della concorrenza con pari caratteristiche tecniche (ma tanto più brutti!).
Di certo non scalda mai e questo qualcosa significa!
Le tecnologie “efficenti” utilizzate infatti hanno consentito di realizzare un prodotto compatto e silenzioso: iPack non ha nemmeno bisogno di griglie di raffreddamento passivo. Fine della polvere e dello stress!
iDowell afferma di aver seguito le recenti indicazioni materia di limitazione all’uso delle sostanze pericolose (RoHS) e sul trattamento dei rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) con largo anticipo sulla loro entrata in vigore. A parte il pacco batterie, per cui vengono applicate le più restrittive norme specifiche per il riciclaggio o lo smaltimento, sono stati eliminati materiali pericolosi o tossici: metalli pesanti e ritardanti di combustione (bromurati). Il packaging ha ridotto al minimo o eliminato completamente schiume o cloruro di polivinile, si fa uso di cartone riciclato e non vengono usati inchiostri contenenti cadmio, cromo, mercurio, nichel o piombo.
Un gruppo di continuità che fornisca corrente alternata “pulita”, cioè con una onda di uscita perfettamente sinusoidale, e che al contempo sia energeticamente efficiente e ecologicamente compatibile, è molto "Mac", non c'è che dire!

Apriamo la scatola

manuali

Cominciamo dall'inizio. La prima cosa che si nota della confezione è che è ben curata, molto "mac": la conserveremo con le stesse cautele con cui conserviamo le confezioni di tutti i nostri mac.
La seconda cosa è che è pesante. Non siamo abituati a pensare che una confezione così carina possa essere così pesante ma, diamine, stiamo sempre parlando di batterie e di piombo.
All'apertura troviamo ordinatamente riposte in una apposita scatola secondaria, come nei mac, le istruzioni (in tutte le lingue principali, naturalmente italiano compreso) un relativamente inutile CD e un completo set di cavi e adattatori. Non manca nulla, c'è tutto quello che serve per collegare l'UPS al Mac: dal cavo USB per il controllo remoto del gruppo, ai cavi con presa "americana" (quelli con le tre barrette verticali che "entrano" nel Mac, per capirci) e, addirittura, l'adattatore per l'alimentatore esterno dei MacMini.

Estraiamo il "coso".

Viene difficile assimilarlo all'immaginario che avevamo fino ad ora di "gruppo di continuità". L'oggetto è molto bello, veramente fa la sua figura.
Dimenticate tutti gli altri UPS, grigi, plasticosi e da nascondere sotto il tavolo.
Le lavorazioni superficiali sono di prima qualità sembra un MacMini più alto, in tutto e per tutto, materiali compresi (alluminio e metacrilato bianco opalescente).
Non ha ventole e non ha griglie. Non scalda. Mai.
Durante la prova di alimentazione fatta simulando una interruzione di corrente è diventato appena tiepido e solo sulla parte superiore in metacrilato.
Per dare un'idea come la parte superiore di un MacBook al lavoro, molto meno della sua parte inferiore.
Stupisce ancora il peso: manca l'abitudine alla "pesantezza" di un dispositivo così apparentemente di lusso.

Collegamento e via.

riconoscimento

Attacchiamo il gruppo al nostro MacPro. una presa per il computer e una per il monitor, inseriamo l'USB e accendiamo il gruppo.
Con nostra sorpresa si accende una lucina bianca normalmente invisibile esattamente come quando si accende un MacMini: qui la cura dell'Apple-look è veramente una chicca.
Accendiamo il Mac e...
Basta. Fatto. Non serve altro.

Il gruppo è individuato e riconosciuto dal sistema operativo. Il nostro iPack viene stranamente "visto" dal sistema come un iBox (il "piccolo" della gamma iDowell): segnaliamo preoccupati la cosa al servizio tecnico e ci viene spiegato che è solo un ininfluente errore nella scrittura del nome nelle eprom dei primi modelli (come pare sia il nostro) e si offrono di correggere gratuitamente il dettaglio presso il loro centro d'assitenza. Ci penseremo: non sappiamo se siamo in grado sopravvire a tale imprecisione!
Aprendo le preferenze di sistema sul controllo energia possiamo settare le preferenze come se stessimo lavorando con un portatile e la sua batteria interna: spegnimento automatico, visualizzazione dello stato di carica etc.

E se manca la luce?

pannello

Come premesso abbiamo preso il gruppo per proteggere il computer, a proteggere il nostro lavoro ci pensa sufficientemente bene la solidità di Mac OS X e le funzioni di salvataggio automatico dei dati in esso insite. Certo che se usassimo il Mac per lavoro (già un MacPro solo per diletto, cosa ci volete fare...) magari penseremmo diversamente. Ma questo non è un buon motivo per non metterlo alla prova!
Ed eccoci quindi a staccare la spina!
E... Niente.
Il Mac non dà segni di nulla, a parte l'indicatore di stato che, come su un portatile, conferma che l'alimentazione sta avvenendo via batteria e indica pure l'autonomia residua.
Non si accendono ventole (non ci sono) non ci sono allarmi da fine-del-mondo come su altri gruppi (che a nostro parere danneggiano le coronarie molto più di qualsiasi ansia da black-out) e solo la piccola, discreta lucina dell'iPack comincia a pulsare, accompagnata da un flebile e discreto segnale d'attenzione proveniente dal gruppo.
E la durata della batteria? Più che buona: con monitor da 20" e un bel rendering grafico in corso l'autonomia del gruppo è di oltre trenta minuti!
Infine per la ricarica completa (con il computer alimentato) bastano 8 ore. E anche questa avviene senza scaldare minimamente.

E come ciliegina sulla torta, forse la sorpresa più bella!

Un ottimo prodotto, non a buon mercato ma dal giusto prezzo: appartiene ad un'altra categoria rispetto ai comuni UPS, come i Mac rispetto ai PC.
Totalmente Mac, bello, efficace e ... MADE IN ITALY!!!
Già, perché la prima sorpresa è stata scoprire che si tratta di un prodotto italiano, prodotto in Italia, a Pradamano, vicino a Udine e distribuito in Italia da ADL
Per gli amanti del Mac e del "made in Italy" un piacevole valore aggiunto!

Post Scritto

pannello ...come sospettavamo non siamo riusciti a resistere all'idea di avere un iPack che si spaccia per un iBox!
Quindi abbiamo pretestuosamente riportato in iDowell il prodotto per verificare se avessero davvero intenzione di mantenre quanto promesso: l'aggiornamento delle eprom per far "uscire" il nome giusto del prodotto.
Raggiunta in auto la sede-stabilimento della ditta vicino a Udine (non facile da raggiungere, veramente, ma eravamo decisamente "in gita" e ci siamo divertiti a "perderci" nella zona industriale di Pradamano) con nostra sorpresa l'operazione è stata svolta subito.

Italians do it better

pannello Siamo stati accolti dall'ingegnere responsabile della progettazione dell'iPack, alquanto incuriosito dal fatto che qualcuno si fosse accorto della minuscola imprecisione.
E ci ha premurosamente chiesto come ci trovavamo con il prodotto, quasi come un genitore che volesse sapere come andava il suo bambino a scuola!!!
Dopo aver dato istruzioni per il lavoro (pochi minuti) ci è stato offerto un caffè e ci hanno fatto vedere come nasce un iPack: l'assemblaggio accurato, le procedure rigorose, l'attenzione per i dettagli: ogni pezzo è messo sotto carica e testato 24 ore (ogni pezzo, non a campione!).

Francamente non ce lo aspettavamo: un prodotti italiano, disegnato e progettato da italiani e costruito qui da noi, con passione e ingegno d'altri tempi (fantastico il modo in cui in assistenza "aprono" l'iPack: diciamo solo che fa "POP"!).

Una conferma che i primi a "pensare diversamente" non sono stati gli americani o i cinesi"!


Data di pubblicazione: 30-04-2008
L'intero contenuto di questo sito è © dal 1998 del Team di ilMac.net, è vietata ogni riproduzione senza il consenso scritto da parte degli autori. - Pantarei srl - P.IVA 02162920645