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Il design del futuro

Per una tecnologia a misura d'uomo


Senza che ce ne rendiamo davvero conto, viviamo un paradosso: siamo circondati da macchine e dispositivi che sulla carta dovrebbero aiutarci a "vivere meglio", eppure riusciamo a sperimentare quasi quotidianamente un senso di impotenza, frustrazione e persino rabbia. La colpa sembra essere nostra, che non ci adattiamo di buon grado a questa tecnologia (sulla carta) amichevole e sempre pronta a fornirci aiuto.
Siamo davvero certi che la tecnologia del nostro navigatore satellitare, o della nostra autovettura, sia proprio quello di cui abbiamo bisogno? E se la colpa non fosse affatto nostra, ma di una progettazione superficiale e sbagliata? Vale a dire di un design pensato e realizzato più per soddisfare l'ego onnipotente di progettisti e aziende, invece che per andare incontro alle esigenze del singolo?

La risposta a queste, e altre domande, sono racchiuse, e degnamente argomentate, in questo libro di Donald A. Norman; dove il lettore troverà un ingrediente semplice e fragrante, che progettisti e maghi dell'hardware e software dimenticano spesso e volentieri: il buonsenso.

L'approccio sbagliato di certa tecnologia

La presenza della tecnologia cresce e crescerà sempre di più nella nostra vita quotidiana: è inevitabile. Quello che però assistiamo con una dose di diffidenza e impotenza, è il proliferare di una serie di dispositivi che si presentano a noi per aiutarci, e finiscono per lavorare contro di noi.
Il libro illustra una serie di esempi in cui le macchine, pur animate dalle migliori intenzioni, finiscono con il creare disagio o addirittura situazioni di pericolo per l'individuo. Il motivo?
Buona parte di chi progetta queste tecnologie tenta di sostituire il compito dell'uomo con il bruto lavoro della macchina. In fondo noi tutti abbiamo a che fare con computer, cioè macchine capaci di eseguire complesse operazioni ad una velocità che l'essere umano non possiede. Non solo: nell'industria le macchine hanno tolto all'uomo l'onere di certi lavori pesanti. Proseguire su questa strada dovrebbe condurci ad un mondo automatizzato certo, ma più sicuro e salutare.

Questo approccio, valido per certi ambiti, si rivela catastrofico se applicato in modo indiscriminato in altri contesti. Infatti, escludere completamente l'elemento umano dal flusso decisionale, per delegarlo alla macchina, produce una serie di gravi controindicazioni. In primo luogo, l'inappellabilità del giudizio della macchina (mentre con un essere umano si media e si discute); ma soprattutto la mancanza di un elemento che rende l'essere umano tale: la sua imprevedibilità.
Il risultato? In futuro, scrive Norman, esisteranno (speriamo di no!), cucine così intelligenti che se chiederete loro di cucinare uova si rifiuteranno di farlo, perché dopo aver dato un'occhiata al valore del colesterolo nella vostra cartella clinica, sentenzieranno che quell'alimento è da escludere dalla dieta. Peccato che voi lo vogliate cucinare per un amico...
Non è solo l'uomo ad essere imprevedibile: anche la realtà è colma di situazioni che capitano improvvisamente. Vero è che la macchina potrebbe garantire l'esecuzione rapida di una mossa per evitare il peggio. Ma l'altra faccia della medaglia recita qualcosa che dice, più o meno: una mossa priva di logica, anche se a fin di bene, può produrre una catastrofe...

Tecnologia amica

Come si esce da questa situazione sulla carta promettente (perché la tecnologia può davvero aiutarci a vivere meglio), in verità piena zeppa di incognite e problemi (pratici e teorici), di non facile soluzione? Per Norman una possibile soluzione è quella di lavorare e produrre dispositivi che non siano arroganti: capaci cioè di coinvolgere, e non escludere, l'elemento umano. La sfida (perché è di questo che si tratta), è concepire e produrre una tecnologia che non sia arrogante, ma capace al contrario di mettersi al servizio dell'uomo. I pregi della prima (rapidità di analisi ed esecuzione), con quelli del secondo (immaginazione, voglia di improvvisare, di sorprendere, o più semplicemente, di usare schemi inediti per affrontare e risolvere imprevisti). Dopo alcuni clamorosi fallimenti, le aziende si stanno infatti concentrando su ricerche che vadano in questa direzione: non macchine che dirigano, ma capaci di "dialogare" con l'essere umano, dotate di una flessibilità nel comprendere e nell'agire che si trova solo in natura. Per esempio nel rapporto intimo e trasparente che lega il cavaliere con il suo cavallo.

Il bivio della ricerca

Buona parte dei ricercatori si trova ad un bivio: la tecnologia migliore è quella che analizza il comportamento delle persone per comprenderne le intenzioni, oppure una tecnologia che lasci alle persone la decisione finale sul come e quando usarla?
Non si tratta di una questione da poco: oltre a esserci in gioco risorse (vale a dire soldi), e intelligenze, in ballo ci siamo proprio noi. Quale sarà l'evoluzione al momento non è dato sapere, ma di certo hanno entrambe dei limiti e delle qualità. Norman giustamente osserva come la via d'uscita da una tecnologia alienante o frustrante, sia quella di creare macchine con capacità complementari alle nostre, in grado di starci accanto, di offrici maggiori opportunità e scelte, dicendo un addio definitivo a rabbia e stress.

Il ruolo del rumore

C'è un aspetto nella tecnologia che si va perdendo, e crea disagio nell'individuo: la scomparsa del rumore. Che è sgradevole certo, ma che ha almeno un pregio: ci permette di capire se il dispositivo che usiamo funziona oppure no. Ma la tecnologia tende a proporre dispositivi confortevoli, asettici e silenziosi. Il risultato non è però quello che ci si aspetterebbe (maggiore comfort), ma appunto disorientamento: funziona? Sta lavorando l'apparecchio?
L'efficacia di un dispositivo, o meglio il suo funzionamento, ci viene comunicato proprio dal rumore; e questo non è un aspetto trascurabile, ci spiega Norman. Qualunque dispositivo (e a questo proposito viene citato l'Apple Newton come cattivo esempio), deve fornire all'utente una risposta (o feedback), comprensibile. Solo in questo modo si elimina lo stress della persona, e la si rende più ben disposta nei confronti della tecnologia. Agire in senso contrario rende la tecnologia ostile, e quindi inutile.

Il futuro

Norman non ha scritto questo libro per celebrare la tecnologia, ma per fare il punto della situazione: osservare cioè quale sia al momento la situazione tra uomo e macchina. E la strada da percorrere è ancora lunga. Occorre infatti progettare dispositivi che non mettano da parte l'uomo (molti invece agiscono così), ma che lo coinvolgano. Non devono solo essere efficaci (questo è il minimo sindacale!), ma comprensibili e trasparenti nel loro processo decisionale, affinché l'individuo sia consapevole di cosa sta succedendo (o sta per succedere), e possa prevederne le conseguenze. Il tutto evitando intrusione e stress. Una sfida non facile, i cui risultati si vedranno nei decenni futuri.

Il ruolo del design

Ma in tutto questo discorso sulla tecnologia, per quale motivo intitolare il libro "Il design del futuro"? Perché il design è destinato a modificare in modo radicale il proprio scopo e ruolo. Se adesso usiamo oggetti, presto (forse più presto di quanto si possa immaginare), collaboreremo con dispositivi il cui scopo sarà quello di aiutarci, migliorarci. In questa rivoluzione copernicana che ci attende, che anche ora si va formando, è il design l'ambito chiamato a offrire un contributo indispensabile. Sarà lui a ricreare e modellare l'ambiente (domestico, lavorativo...) che ci circonda per renderlo perfettamente corrispondente ai nostri bisogni e necessità.

Ci riguarda tutti

Chi legge questa recensione, potrebbe pensare di trovarsi di fronte ad un testo freddo e noioso; in realtà questo libro è godibile e scorrevole. Bravo scrittore, ottimo comunicatore (ex Apple Fellow, e cofondatore del Nielsen Norman Group), Norman riesce a rendere semplici concetti che gli addetti ai lavori (forse non a caso), conserverebbero gelosamente. Esempi presi anche dalla vita quotidiana, e dalla sua attività di conferenziere in giro per il mondo, e tanto buonsenso, ci consegnano un libro preciso nell'enunciazione dei concetti senza mai scivolare nei tecnicismi, e molto godibile, che fanno di "Il design del futuro" una lettura piacevole e scorrevole. Capace di dimostrarci come buona parte di stampa e televisione (e siti Web), presentino una tecnologia ridicola e folle. Ma questo libro per fortuna, ci viene in soccorso, e aiuta a farsi la giusta idea su come deve essere il mondo tecnologico di domani.


Titolo Il design del futuro
Autore Donald A. Norman
Editore Apogeo
Pagine 224
Prezzo 12,75 Euro
ISBN 9788850326341


Data di pubblicazione: 04-06-2008

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