FileMaker Pro approda alla versione 11. Come accade spesso, è necessario una recensione che non sia la solita occhiata veloce, ma piuttosto provare a vedere cosa c'è di nuovo, interessante e valido in questo passaggio dalla 10 appunto, alla 11. Per riuscire a spiegare a chi legge i vantaggi, i limiti, e le eventuali sbavature presenti.
Per questa ragione la recensione è divisa in più puntate. Un po' di pazienza quindi; d'altra parte mi pareva giusto cercare di offrire a chi legge tutti gli elementi per decidere se vale la pena aggiornare, o no.
Benvenuto in FileMaker Pro 11
Per prima cosa, come ci ha abituato da tempo, chiunque può scaricare una versione dimostrativa dell'applicazione, ma prima è necessario riempire un formulario. Se avete problemi con la lingua della perfida Albione, nessun problema: è in italiano.
I requisiti, mi raccomando. Su piattaforma Mac (ma FileMaker Pro 11 gira anche su Windows), richiede un processore PowerPC G4 (almeno 867 MHz), G5 ovviamente e ancora più ovviamente un chip Intel. Per la RAM, 1 GB ma se ne avete due sarà ancora meglio, e tra poco spiegherò il motivo.
Il sistema operativo adesso: la versione 11 pretende Mac OS X 10.6 o 10.5.7 . Tiger ovviamente (cioè Mac OS X 10.4), non è più supportato; visto che risale al 2005, un distacco dovuto.
L'installazione dell'applicazione è estremamente veloce e semplice; la solita serie di schermate che più o meno siamo abituati a conoscere, con qualche lieve modifica per mostrare che il tempo passa, e che le versione devono distinguersi anche per dettagli puramente estetici.

Ecco la prima schermata di installazione di FileMaker Pro 11
La licenza d'uso, certo.
Come al solito, Mac OS X richiede la password per perfezionare l'installazione di un software.
La procedura è veloce? Sì: la cartella di oltre 500 MB (contiene oltre al programma, la documentazione, delle esercitazioni, degli esempi...), viene installata in meno di un minuto.
Se lo si desidera, è poi possibile registrare l'applicazione, oppure rimandare questa operazione in un altro momento.
Le prime impressioni
Al principio di questa recensione ho parlato di memoria: secondo il produttore 1 GB è il minimo, 2 permetterebbero prestazioni ancora migliori.
A parte il fatto che ormai 1 GB non lo vuole più nessuno, occorre per prima cosa dichiarare che la versione 11 di FileMaker Pro è adesso in Cocoa. La prima impressione è quindi di un miglioramento nel lancio del programma, che si dimostra poi nell'uso quotidiano, come sempre affidabile, stabile e appunto, più reattivo.
Per il resto non ci sono significative evoluzioni per quanto riguarda ad esempio l'interfaccia. Se per caso siete rimasti imprigionati in un vuoto spazio-temporale, ricordo che la versione precedente di FileMaker aveva già visto questo importante elemento, corretto e modificato. Dopo tanti anni di immutabilità.
Cosa succede al primo lancio?
Come da tempo immemorabile, o quasi, abbiamo a che fare con la schermata di avvio (se infastidisce, basta togliere il segno di spunta dall'opzione in basso a sinistra). Qui sono raggruppate le risorse più diverse: i collegamenti al forum di FileMaker (in italiano), ai video, alle esercitazioni. Ma è soprattutto il ponte di comando per creare un database, utilizzare una soluzione già pronta o ancora convertire un database già esistente.
Qui è conservato l'elenco dei file usati di recente, i preferiti (con tanto di link che produce l'apertura di una nuova finestra, dove organizzarli al meglio, e anche un campo di ricerca.
Sempre nella schermata di avvio, è possibile optare per le soluzioni di database già pronte. Premendo il link la finestra che appare rimanda parecchio a quella che abbiamo già imparato a conoscere con iWork '09 ad esempio, e a Pages.

Dove ci siamo già visti? In Pages, se la memoria non mi inganna...
Tra le tante cose che non sono cambiate: anche nella versione 11 FileMaker il formato non cambia. Sempre .fp7, in modo che i file possano essere aperti con una delle versioni precedenti.
Continua!