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Andrea Del Ponte

Don Tapscott (Wikinomics) a Milano
Lunedì, 24 Novembre 2008 (La Redazione)

Milano, 23 Novembre. Si è svolto oggi un incontro con Don Tapscott organizzato dalla Ruling Companies Association e dall'Osservatorio Beltel. Don Tapscott è l'autore del best seller Wikinomics, libro scritto nel 2006 nel quale parla degli impatti che la collaborazione di massa, resa possibile dal web 2.0, ha e avrà sull'economia e sul modo in cui le imprese si organizzeranno.

L'economia finanziaria è in piena crisi, quella reale ci sta entrando, ma on line c'è un dato di fatto: facebook cresce al ritmo di un milione di utenti al mese e nel mondo viene aperto un blog al secondo.

L'incontro si è incentrato sulla differenza tra web 1.0 e web 2.0, o web sociale. Nel primo, il contenuto era il re, si usava il linguaggio html e l'utente era sostanzialmente passivo. Il linguaggio principe del web 2.0 è invece l'XML, l'utente è molto più attivo e il computer non è il solo device per accedervi: dall'iPhone alle lavatrici, dal palmare alle smart card, siamo sempre più always-on. Ma soprattutto, è il tempo del web delle persone che creano contenuti e creano community e aggregano informazioni in modo intelligente. Nel web 1.0, di base,  erano i grandi editori e i grandi portali a fare informazione.


I ragazzi appartenenti alle nuove generazioni, quelli nati negli anni Novanta, non hanno alcun timore della tecnologia: per loro usare un cellulare o la Rete è come respirare. Se le persone nate durante il baby boom, tutt'ora, seguono la TV in media 24 ore alla settimana, gli adoloscenti di oggi attribuiscono al piccolo schermo una rilevanza secondaria: è uno strumento che viene lasciato in sottofondo mentre ci si dedica ad attività più sociali, stimolanti e interattive, la vera multimedialità. Dallo scrivere il proprio blog a condividere le foto del week end, fino a organizzare una partita di calcetto con facebook.

Si tratta di una generazione abituata a scegliere: se i loro genitori, negli anni Sessanta avevano a disposizione solo 3 canali televisivi, oggi tra Sat-TV e Internet la scelta è pressochè illimitata. C'è una  grande voglia, tra questi ragazzi, di "customizzare" ogni aspetto della loro vita.

E cambiano anche i valori. Se nell'America degli anni Ottanta, il mito era quello degli yuppies che ergevano Michael Milken a santone delle finanza e avevano il guadagno in cima alla lista delle priorità lavorative, oggi non è più così. Gli adolescenti americani mettono al primo posto, relativamente a una professione, la possibilità di imparare; al secondo, il trovarsi bene con colleghi e superiori, al terzo la piacevolezza del lavoro e, solo al quarto posto, la soddisfazione economica.

Una nota di grande rilievo: il quoziente intellettivo e i voti scolastici dei ragazzi americani, grazie all'espansione delle tecnologie informative, crescono anno dopo anno, da ormai 20 anni.


Come vince il 2.0

Flickr ha da tempo surclassato il servizio Kodak Easy share. Entrambi sono servizi di upload e condivisione di fotografie solo che il primo è un vero social network, mentre il secondo è un sito che segue ancora i dettami del web 1.0. Per la stessa ragione, relativamente ai video YouTube batte mtv.com e facebook vince su match.com. Accesso gratuito e condivisione non bastano: bisogna poter catalogare, organizzare e riorganizzare, commentare e interagire.


Auto-organizzazione

Parola chiave dell'incontro e, probabilmente, del concetto di wikiconomics, è la self-organization. La tecnologia rende oggi possibile alle persone, organizzarsi, incontrarsi o condividere un medesimo interesse in modo rapidissimo, senza la necessità di chissà quali strutture e, soprattutto, con un costo tendente allo zero.
La vittoria di Obama alle presidenziali ne è la dimostrazione concreta. Obama passerà alla storia come il primo Presidente dell'era Internet. Lui e il suo staff hanno strizzato l'occhio al web sin dall'inizio della campagna elettorale; i cittadini hanno apprezzato questa mossa e hanno supportato, in modo auto-organizzato, l'intera campagna sul web mediante blog, facebook, YouTube e molti altri siti dell'era 2.0.



4 driver per il cambiamento

Per concludere, ecco i quattro leitmotiv che Tapscott consiglia alle imprese che vogliano cambiare in meglio il proprio business model

1. La collaborazione di massa. Essa aumenta la creazione di valore, si contrappone alla gerarchia aziendale tradizionale e genera la cosiddetta "social production". Wikipedia e Linux ne sono l'emblema sicuramente, ma pensiamo anche a quelle imprese che hanno deciso di aprire un vero dialogo con i propri clienti mediante commenti sul corporate blog con i quali gli stessi clienti hanno contribuito a migliorare il prodotto.

2. Essere aperti. La trasparenza aziendale è fondamentale e rivoluzionerà il modo di fare business di molte aziende. A tal proposito Tapscott cita un altro suo libro: The Naked Corporation 

3. Condividere. Don Tapscott invita le imprese a non tenere tutto il know-how e i brevetti segregati, ma a condividerne una parte. La condivisione della conoscenza quasi sempre porta profitti maggiori.

4. Agire in modo globale. I progressi compiuti nell'ICT e nella produzione industriale permettono oggi di ridisegnare il concetto di impresa industriale. Oggi capita sempre più spesso che i prodotti realizzati da note case informatiche siano il risultato di un processo di lavorazione che coinvolge una decina di imprese diverse. La X3 della BMW oppure la X-Box di Microsoft sono due esempi di prodotti che in realtà sono realizzati da altre aziende e poi venduti sotto i due noti marchi.


Riferimenti: www.wikinomics.com

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