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Milano, 23 Novembre. Si è svolto oggi un incontro con Don Tapscott
organizzato dalla Ruling Companies Association
e dall'Osservatorio Beltel.
Don Tapscott è l'autore del best seller Wikinomics, libro
scritto nel 2006 nel quale parla degli impatti che la collaborazione di
massa, resa possibile dal web 2.0, ha e avrà sull'economia e
sul modo in cui le imprese si organizzeranno.
L'economia finanziaria è in piena crisi, quella reale ci sta
entrando, ma on line c'è un dato di fatto: facebook
cresce al ritmo di un milione di utenti al mese e nel mondo viene
aperto un blog al secondo.
L'incontro si è incentrato sulla differenza tra web 1.0 e web 2.0, o web
sociale. Nel primo, il contenuto era il re, si usava il linguaggio html
e l'utente era sostanzialmente passivo. Il linguaggio principe del web
2.0 è invece l'XML, l'utente è molto
più attivo e il computer non è il solo device per
accedervi: dall'iPhone alle lavatrici, dal palmare alle smart card,
siamo sempre più always-on. Ma soprattutto, è il
tempo del web delle persone che creano contenuti e creano community e
aggregano informazioni in modo intelligente. Nel web 1.0, di
base, erano i grandi editori e i grandi portali a fare
informazione.
I ragazzi appartenenti alle nuove generazioni, quelli nati negli anni
Novanta, non hanno alcun timore della tecnologia: per loro usare un
cellulare o la Rete è come respirare. Se le persone nate
durante il baby boom, tutt'ora, seguono la TV in media 24 ore alla
settimana, gli adoloscenti di oggi attribuiscono al piccolo schermo una
rilevanza secondaria: è uno strumento che viene lasciato in
sottofondo mentre ci si dedica ad attività più
sociali, stimolanti e interattive, la vera multimedialità.
Dallo scrivere il proprio blog a condividere le foto del week end, fino
a organizzare una partita di calcetto con facebook.
Si tratta di una generazione abituata a scegliere: se i loro genitori,
negli anni Sessanta avevano a disposizione solo 3 canali televisivi,
oggi tra Sat-TV e Internet la scelta è pressochè
illimitata. C'è una grande voglia, tra questi
ragazzi, di "customizzare" ogni aspetto della loro vita.
E cambiano anche i valori. Se nell'America degli anni Ottanta, il mito
era quello degli yuppies che ergevano Michael Milken a santone delle
finanza e avevano il guadagno in cima alla lista delle
priorità lavorative, oggi non è più
così. Gli adolescenti americani mettono al primo posto,
relativamente a una professione, la possibilità di imparare;
al secondo, il trovarsi bene con colleghi e superiori, al terzo la
piacevolezza del lavoro e, solo al quarto posto, la soddisfazione
economica.
Una nota di grande rilievo: il quoziente intellettivo e i voti
scolastici dei ragazzi americani, grazie all'espansione delle
tecnologie informative, crescono anno dopo anno, da ormai 20 anni.
Come vince il 2.0
Flickr
ha da tempo surclassato il servizio Kodak Easy share. Entrambi sono
servizi di upload e condivisione di fotografie solo che il primo
è un vero social network, mentre il secondo è un
sito che segue ancora i dettami del web 1.0. Per la stessa ragione,
relativamente ai video YouTube
batte mtv.com
e facebook
vince su match.com. Accesso gratuito e condivisione non bastano:
bisogna poter catalogare, organizzare e riorganizzare, commentare e
interagire.
Auto-organizzazione
Parola chiave dell'incontro e, probabilmente, del concetto di
wikiconomics, è la self-organization. La tecnologia rende
oggi possibile alle persone, organizzarsi, incontrarsi o condividere un
medesimo interesse in modo rapidissimo, senza la necessità
di chissà quali strutture e, soprattutto, con un costo
tendente allo zero.
La vittoria di Obama alle presidenziali ne è la
dimostrazione concreta. Obama passerà alla storia come il
primo Presidente dell'era Internet. Lui e il suo staff hanno strizzato
l'occhio al web sin dall'inizio della campagna elettorale; i cittadini
hanno apprezzato questa mossa e hanno supportato, in modo
auto-organizzato, l'intera campagna sul web mediante blog, facebook,
YouTube e molti altri siti dell'era 2.0.
4 driver per il
cambiamento
Per concludere, ecco i quattro leitmotiv che Tapscott consiglia alle
imprese che vogliano cambiare in meglio il proprio business model
1. La collaborazione di
massa. Essa aumenta la creazione di valore, si
contrappone alla gerarchia aziendale tradizionale e genera la
cosiddetta "social production". Wikipedia e Linux ne sono l'emblema
sicuramente, ma pensiamo anche a quelle imprese che hanno deciso di
aprire un vero dialogo con i propri clienti mediante commenti sul
corporate blog con i quali gli stessi clienti hanno contribuito a
migliorare il prodotto.
2. Essere aperti.
La trasparenza aziendale è fondamentale e
rivoluzionerà il modo di fare business di molte aziende. A
tal proposito Tapscott cita un altro suo libro: The Naked
Corporation
3. Condividere.
Don Tapscott invita le imprese a non tenere tutto il know-how e i
brevetti segregati, ma a condividerne una parte. La condivisione della
conoscenza quasi sempre porta profitti maggiori.
4. Agire in modo globale.
I progressi compiuti nell'ICT e nella produzione industriale permettono
oggi di ridisegnare il concetto di impresa industriale. Oggi capita
sempre più spesso che i prodotti realizzati da note case
informatiche siano il risultato di un processo di lavorazione che
coinvolge una decina di imprese diverse. La X3 della BMW oppure la
X-Box di Microsoft sono due esempi di prodotti che in realtà
sono realizzati da altre aziende e poi venduti sotto i due noti marchi.