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Dietro il prezzo della XBox 360

Sony, Microsoft e Apple alla conquista dell'e-entertainment

Microsoft ha recentemente annunciato il prezzo della futura XBOX 360: 299 Euro la versione base, molto basso rispetto a un computer con la stessa potenza di calcolo. Perchè?

Costi e orizzonte temporale del prodotto

Il costo di una consolle non è paragonabile a quello di un computer normale: è un prodotto di grandissima serie, strutturalmente semplice e iper-ottimizzato, costruito comprando componentistica a volumi enormi e a prezzi speciali.
Non dovendo "aggiornare" costantemente il processore, il produttore gode massimamente del costante affinamento delle tecnologie costruttive: a parità di tecnologia produttiva il costo di una CPU dipende dalla percentuale di "pezzi che reggono il clock" per chip di silicio.
Affinando la tecnologia questa aumenta e il costo cala.
I vantaggi di questo fenomeno non sono così evidenti per chi, inseguendo il mito dei Mhz, deve "spremere" dalla tecnologia produttiva CPU sempre più veloci.
Inoltre il "costo" di una consolle non sta tanto nei costi di produzione quanto nella struttura degli utili in rapporto all'orizzonte temporale del prodotto: PS3 e XBOX 360 si venderanno tranquillamente inalterate per anni.
Si venderanno giochi e accessori.
Dopo una prima fase di commercializzazione in cui si lotterà sottoprezzo, per conquistare o mantenere la quota di mercato, arriveranno anche gli utili sulla vendita delle consolle in virtù della sopracitata riduzione dei costi.

A che gioco stanno giocando?

La vera chiave di lettura della competizione in atto che emerge da questi prezzi di vendita aggressivi (scomettiamo che la PS3 non costerà più di 399 euro?) è soprattutto nel tipo di lotta che stanno combattendo Sony e Microsoft.
E' lotta dura, il mercato non è solo quello dei videogiochi, è non è uno solo.
Microsoft vuole una fetta del mercato dell'home entertainment, mercato che in parte è già di Apple (di qui la recente offensiva di Seattle contro l'iPod) e che è da lungo tempo nella disponibilità di Sony.
I prodotti di Bill Gates non sfondano, se non per gioco, se sono attaccati a un televisore.
Sony si sente sul punto di fondere solidamente i settori di produzione, distribuzione e fruizione dello spettacolo: per questo è così infastidita dallo sbarco del iTunes Music Store in Giappone.
Inoltre le fortune di Windows non saranno eterne e Bill Gates starà pur pensando, da uomo prudente qual'è, cosa fare del "gozzilione" di dollari che ha: si tratta del futuro di Microsoft oltre i sistemi operativi.

Il futuro dell'intrattenimento digitale

Cinema, musica, star-system, brand: è una competizione a tutto campo in cui la battaglia si svolge a costi altissimi su un orizzonte temporale relativamente lungo. Solo chi potrà permettersi di spendere una enormità di soldi per tanto tempo, segnalando ben chiaro che intende farlo senza tirarsi indietro, ha possibilità di riuscita. Si tratta di rendere "plausibile" una strategia, si tratta di rendere credibile una deterrenza robusta in caso di prolungata guerra dei prezzi per la conquista di un mercato (in questo caso di più mercati).

Da questo punto di vista l'impegno nel settore delle consolle da gioco di Micorsoft è strategico, non tattico.
E' plausibile infatti che l'attuale xBox sia stata una voragine nei suoi conti: il messaggio rivolto a Sony è "sono la solita, Grande e Grossa Microsoft, non ho paura a buttare via tonnellate di soldi, voglio questo questo mercato, o lo dividiamo o saranno lacrime e sangue...".
Chiaramente Sony, forte di un business migliore nel settore, accetta la sfida abbassando i prezzi.
È l'enorme dimensione del mercato futuro che spiega tanta determinazione.
E se alla fine "ne resterà uno solo" saranno dolori per i consumatori: il vincitore si rifarà delle spese con gli interessi bloccando i prezzi e introducendo sistemi anti-copia efficaci (non crederete sul serio che sia impossibile fare una consolle non crackabile?).

Scelte dolorose ma necessarie

Vista sotto quest'ottica non solo è stata prudente la scelta di Steve Jobs di abbandonare la piattaforma PowerPC IBM a favore dei processori Intel ma è stata inevitabile.
Big Blue oggi non avrebbe avuto alcun interesse a perdere tempo nello sviluppare PPC per i volumi di Apple quando si trova a "vendere armi" a questi competitori: la sua attenzione è tutta rivolta alla riduzione dei costi di produzione e sulla ottimizzazione a fini ludici piuttosto che nel dare a Jobs i mitici "3 GHz" su processori che consumino e scaldino poco.
Non stupisce neanche il "riavvicinamento" tardivo di IBM alle esigenze di Apple dopo l'abbandono: neanche lei può permettersi di perdere il lustro di un cliente così associato alla qualità.
Perchè nel gioco di ruolo che è l'economia, l'efficacia di una mossa dipende anche dalla posizione che si avrà il turno successivo.

Una sorpresa dietro l'angolo?

Quando si trova tra i piedi di due colossi che litigano ai piccoli hobbit conviene farsi da parte, almeno per un pò.
E cercare di capire chi vincerà: non è detto che alla fine Apple non riesca a saltar fuori dalla sua nicchia di produttore di computer e che l'iPod sia il cavallo di Troia per entrare nel mercato per cui stanno lottando i Giganti: ricordiamoci che Steve Jobs ha dalla sua qualche premio Oscar con la Pixar...


Data di pubblicazione: 09-09-2005

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