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Internet: free diventerà fee?

Seconda parte - il futuro dei portali

Dopo aver parlato degli Internet Service Provider, continuiamo il nostro discorso sulla fine della Freelosophy, cioè la filosofia del gratis, analizzando e provando ad ipotizzare le strategie che adotteranno i portali per ripagarsi i sempre più numerosi servizi che per ora forniscono gratuitamente. I portali, come ben sapete, si propongono come porte d'ingresso nella vasta Rete, catalogano i migliori siti e "filtrano" le informazioni più importanti. Oltre ciò, forniscono sempre più servizi agli utenti: mailbox, invio di SMS, cards per gli auguri, piantine stradali, quotazioni di Borsa in tempo reale etc. Tutto rigorosamente gratis, per via di una spietata concorrenza. Lo scopo di questa strategia è quello di accaparrarsi il più alto numero di utenti registrati possibile ai quali saranno spedite e-mail promozionali targetizzate (per età, sesso, gusti etc.). Questa pubblicità via e-mail, insieme ai banner pubblicitari che riempiono (e spesso affollano!) le pagine dei portali, fino ad oggi ha rappresentato l'unica fonte di introiti per i portali. Ma il modello della free-Internet comincia a scricchiolare poiché un rallentamento ha colpito ciò che sta alla base di questo modello: la pubblicità. Secondo le ultime statistiche sulla crescita nel settore della pubblicitaria on-line, nel 2001, sarà pari al 25%, dal precedente 45% stimato. Il 2000 è stato caratterizzato da previsioni troppo ottimistiche riguardo i tassi di crescita della new economy, e le dot-com ne pagano ora le conseguenza, sia nei bilanci che nelle quotazioni di Borsa... Di sicuro speravano in ben altri risultati gli amministratori di Ciaoweb e di Kataweb. Il primo ha presentato conti in rosso per qualche decina di miliardi e qualche giorno fa delusioni sono arrivate anche dal portale de L'Espresso, i cui conti in rosso per oltre 180 miliardi di lire. Ma un altro punto negativo, nella definizione di questo scenario, è dato dalla non perfetta verifica dell'eguaglianza utente registrato=cliente. Per un lungo periodo di tempo si è ritenuto che, una volta che l'utente fosse stato fidelizzato a sufficienza, questi potesse divenire un acquirente di prodotti e servizi, oltre che un fruitore e, per questa via, assicurare nuove fonti di entrata alle sempre affamate casse dei portali. La realtà, al momento, si dimostra diversa: le persone fruiscono dei servizi loro offerti, ma non sembrano disposte a pagare o per lo meno a farlo in maniera adeguata, trasferendo una parte via via più consistente delle loro uscite, dal mondo "off-line" a quello "on-line".


I rimedi delle dot-com

Una tale battuta d'arresto nel settore dell'e-advertising risulterebbe naturalmente fatale per i conti dei portali, dato che basano la maggior parte delle loro entrate proprio sulla pubblicità on line. Così da gennaio Yahoo!, il portale generalista più visitato al mondo, per garantirsi comunque elevati tassi di crescita, ha optato per la fornitura di alcuni servizi a pagamento. Il primo è stato Yahoo! Auction, - servizio di aste on line  - : Yahoo! avrà diritto ad una percentuale di commissione su ogni transazione di oggetti che avviene su questo circuito. Ma ben più redditizia penso si rivelerà la più recente iniziativa: "Sponsored Sites", un servizio a
pagamento rivolto alle aziende con siti on-line. Vediamo di cosa si tratta. I siti di quelle aziende che saranno disposte a pagare una fee mensile, verranno visualizzati in testa ai risultati delle ricerche che
riguardano il contenuto di quelle pagine web. Ma Yahoo! non è l'unica dot-com ad aver escogitato una soluzione per garantirsi alti tassi di crescita nonostante la battuta d'arresto nel settore dell'e-advertising.
Amazon.com ha annunciato qualche giorno fa di essere disposta a segnalare libri via e-mail ai propri clienti in base ai gusti espressi da questi nei precedenti acquisti sul sito, chiedendo agli editori 10 mila dollari per segnalazione.


Quale futuro per le informazioni ed i servizi gratuiti?

Sicuramente i grandi portali generalisti, oltre che i grandi siti d'informazione, i quali possono contare su un vastissimo numero di visitatori continueranno a fornire una serie di servizi senza alcun corrispettivo diretto. Invece per i portali verticali, specializzati in alcuni argomenti, questa strategia non sarà applicabile, dato che un sito di consulenza finanziaria (ad esempio) non potrà di certo contare sullo stesso numero di utenti di un quotidiano on line. Pertanto questi siti sono quelli destinati a chiedere una fee in un futuro, anche non molto lontano. Va comunque detto che anche nel caso dei portali generalisti, la possibilità di offrire servizi gratuiti dovrà essere ripagata da altre fonti d'entrata generate dagli stessi fruitori, quindi, pubblicità più
precisa e sfruttamento più intenso delle informazioni ottenibili dall'analisi delle nostre navigazioni.


Servizi base ed avanzati, la strada del futuro?

Non bisogna pensare che tra un paio di anni per fare una ricerca in Rete sul "drago di Komodo" dovremo pagare i motori di ricerca. Il piano dei portali è infatti quello di mantenere free i servizi base come i gettonatissimi motori di ricerca e le notizie ANSA, ma far pagare i servizi "advanced", come appunto le aste o l'alto rank dei siti aziendali oppure la versione elettronica di un giornale a 1/3 del prezzo della versione cartacea. Servizi come questi sono infatti a valore aggiunto. Molti affermano di non essere disposti a pagare per avere servizi che oggi possono ricevere gratis e che, così facendo, la Rete si trasformerà in un mondo chiuso ai più. Queste paure sono certamente giuste e comprensibili, ma va anche dato il giusto peso a quella parola: VALORE AGGIUNTO, sulla quale si dovranno concentrare tutti. Sembra strano, ma ogni giorno, in tutte le attività che svolgiamo applichiamo inconsciamente questo ragionamento: il valore che mi
deriva da una scelta o da un'azione è maggiore del costo che sostengo? Se la risposta è affermativa svolgerò quella determinata azione. Spiegare più in dettaglio questo concetto richiederebbe molto spazio, ma spero che vi accontentiate di questa prima approssimazione. Dunque se il ragionamento è questo allora solo se un sito riuscirà ad offrire ai suoi utenti qualcosa per la quale essi sono disposti a sacrificare una somma almeno pari a quella richiesta avrà la possibilità di chiedere di essere fruito a pagamento. I servizi base rimaranno, per questo motivo, free; d'altronde un'alternativa valida all'auto e ai mezzi di trasporto pubblici sono
sempre le passeggiate, certo rinunciamo a qualcosa (tempo) dietro un risparmio. Sta a noi fare i nostri conti.


Utente = cliente? Forse......

In un primo momento le aziende della "New Economy" hanno puntato ad avere massicce sottoscrizioni ai propri servizi da parte di milioni di utenti, i quali hanno continuato a fruire dei servizi offerti dietro la clausola "l'offerta può variare in qualsiasi momento", poco conosciuta eppure presente in tutte le offerte.
Mi spiego meglio con un esempio. Supponiamo che un portale che abbia ottenuto dal suo lancio 500.000 utenti registrati decida di creare una sottosezione a pagamento dedicata alla finanza o ancora di permettere la consultazione dei suoi archivi di notizie solo dietro corresponsione di un compenso; se riesce a trasformare
il 5% dei suoi utenti in clienti, avrà ottenuto ben 25.000 clienti paganti. Questi saranno disposti a pagare il corrispettivo richiesto perché percepiscono in quest'offert un valore aggiunto. E cosa ne sarà gli altri 475.000? Beh alcuni continueranno a fruire dei servizi base, altri potranno aderire a diverse formule sempre dello stesso fornitore o di altri, acquistando servizi e prodotti diversi o da altre aziende. Lo stesso percorso evolutivo delineato per i portali potrà interessare i siti specializzati, soprattutto quelli di media dimensione.
Se questi sapranno fornire un servizio di ottimo livello ai propri utenti potranno chiedere anche la corresponsione di un corrispettivo che permetta al sito di mantenere la sua indipendenza e, nel contempo, di garantire la possibilità anche futura di fruire di certi tipi di servizi. Anche nel caso di siti specializzati non credo si assisterà alla sparizione delle offerte gratuite, tuttavia, compariranno sezioni riservate o altre idee pensate per aggiungere valore all'offerta e per spingere gli utenti ad "acquistare" il prodotto. L'informazione di qualità costa, tanto se fornita off-line che on-line. Certo Internet permette di aumentare la potenziale gamma di utenti e di ridurre il costo di fornitura della stessa, ma non può eliminare un costo fondamentale, quello di produzione dei contenuti. E' per questo e solo per questo che vi sarà necessità, in futuro, di pagare piccole somme per permettere a tante piccole realtà di continuare a vivere.


Data di pubblicazione: 03-03-2001

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