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Internet: free diventerà fee?

Prima parte - Il futuro degli ISP

Da qualche mese a questa parte, sempre più aziende .com, quelle il cui business avviene in Rete, stanno cominciando a far pagare i loro servizi on-line. Questi, fino a poco tempo fa erano offerti gratis agli utenti, in cambio, in genere, di una registrazione con i dati personali. Gli utenti Internet, negli ultimi 3 anni, sono cresciuti in maniera esponenziale proprio grazie al fatto che i servizi "free" si sono moltiplicati: si è iniziato dai browser, Netscape Navigator e Microsoft Internet Explorer, poi le caselle di e-mail, in seguito, gli abbonamenti alla Rete. In Italia, il 1999 è stato l'anno della "freelosophy" cioè la filosofia del gratis, avviata da Tiscali, e seguita a ruota da ClubNet di Tin.it, Libero di Infostrada, Kataweb e tanti altri Internet Service Provider (ISP), che dal 2000 in poi sono spuntati letteramente come funghi. Tutto gratis. Queste aziende hanno sinora coperto i costi con i proventi pubblicitari, sotto forma di banner pubblicitari o di e-mail promozionali. Tuttavia sono in molti, sia tra gli amministratori delle aziende dot-com che tra gli utenti (malvolentieri!) a credere che i giorni di una Internet che si basa solo sui proventi della pubblicità siano contati. E le notizie dell'ultimo mese danno conferma di come le aziende si stiano muovendo proprio in questa direzione.

Negli USA la festa è già finita.

Per gli internauti statunitensi, l'era del free Internet, si è già conclusa, da circa un mese. I primi di gennaio infatti, anche Bluelight.com, l'ultima società che aveva continuato ad offrire accesso alla Rete illimitato gratuitamente, ha cambiato strategia, seguendo quella di altri providers come Juno On-line e NetZero: gli utenti che supereranno un certo numero di ore di collegamento mensili, dovranno pagare circa 10 $ al mese. Con la scusa del gratis, molti utenti abusavano del servizio, rimanendo collegati per ore ed ore, affollando i servers e rendendo le connessioni di scarsa qualità. Alcuni di questi internauti hanno sfruttato ancor di più la situazione, avviando attività di commercio on-line senza alcuna spesa di connessione. Ma la ragione che ha spinto gli amministratori di questi ISP, a rendere il servizio a pagamento, non è solo questa. Come ho detto, le entrate, in questo tipo di business, derivano soprattutto dalla pubblicità. Ma bastano pochi mesi di calo nel settore dell'advertising a mandare giù i bilanci aziendali. Con questa fee (cioè quota) mensile invece, si garantiscono degli introiti più stabili, da affiancare, naturalmente, a quelli dell'e-advertising. Anche se in molti si lamenteranno, la convenienza ci sarebbe per entrambe le parti, ISP ed utenti... I vantaggi per gli ISP li ho appena considerati. Vediamo cosa cambia per gli utenti USA. Pagando 10-15$ al mese, che è una cifra ragionevole, si assicurerebbero una qualità del servizio migliore, e avrebbero garantita una certa banda. Sarà poi premura dei singoli ISP fornire ai proprio utenti "paganti" particolari servizi sui portali. Considerando anche che negli Stati Uniti non si pagano gli scatti del telefono, gli internauti USA, rispetto a noi italiani, non hanno di che lamentarsi...

E in Italia...

Nel nostro Paese, almeno gli ISP free, sono destinati a prosperare ancora per tempo. É quanto pensa anche Renato Soru, amministratore delegato di Tiscali, "Internet gratis sul modello europeo non solo non è in crisi, ma funziona benissimo e ha ottime prospettive di sviluppo". Questo prima di tutto perché, in Italia le telefonate urbane si pagano, quindi il costo per l'internauta c'è già. Inoltre perché l'approccio degli utenti americani con la Rete è diverso da quello degli italiani: i navigatori degli USA tendono a rimanere connessi a Internet molto a lungo, e il pagamento di un abbonamento si rende necessario per coprire almeno in parte il costo delle infrastrutture di cui gli ISP devono disporre. Ma vediamo, in termini economici, i vantaggi degli ISP nostrani rispetto a quelli americani, e perché il loro modello di business è più solido. Prendiamo come esempio Tiscali. Dato che essa si appoggia alla rete di Telecom Italia, quest'ultima riconosce alla società di Soru circa 20 lire per ogni minuto di traffico generato dai navigatori. E questo naturalmente è valido per tutti gli altri ISP free nazionali. Quindi, questi introiti sono garantiti non appena l'utente si collega. A ciò si aggiungono, ovviamente, le entrate dell'e-advertising. Per questi motivi, possiamo arrivare alla conclusione che il modello di business degli Internet Provider italiani funziona e che non hanno urgente bisogno di fee mensili per andare avanti. Almeno per il momento.



Data di pubblicazione: 18-02-2001
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