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Google

Alla ricerca del valore

Ritorno di fiamma

È il simbolo di un revival della Net Economy. Di certo più moderato rispetto alle euforie del 2000, in cui non era raro scorrere un listino di Borsa e trovare titoli che in poche ore di contrattazione sul mercato, subivano oscillazioni del 20-30% all’insù. È Google, l’ormai celeberrimo leader dei motori di ricerca, su scala mondiale, che lo scorso agosto è sbarcato sul Nasdaq, la Borsa americana dedicata ai titoli hi-tech. È notizia dello scorso 28 settembre che gli analisti di Credit Suisse First Boston hanno iniziato la copertura sul titolo, formulando un giudizio di outperform: in sostanza si aspettano che, se il mercato azionario salirà, poniamo del 10%, il titolo di Mountain View, farà meglio. Non solo; i consulenti finanziari, prevedono anche un prezzo obiettivo di 150 dollari, entro 12 mesi. Se l’ipotesi dovesse rivelarsi corretta, significherebbe un apprezzamento del 10-15% a 12 mesi: briciole, rispetto ai quanto totalizzato dalla quotazione (il titolo, da agosto, è salito di oltre il 50%), ma pur sempre un discreto guadagno.

Perchè tanto ottimismo?

La società, che si è mossa bene, riuscendo ad imporsi come leader nel campo dei motori di ricerca, di recente è stata ostacolata dalla concorrenza. Yahoo! e Microsoft in primis: entrambe le società stanno compiendo acquisizioni o creando delle tecnologie interne per sfidare il colosso dei search engines. Da qui la necessità, per Google, di diversificare il proprio business. Per estendere i servizi offerti, Larry Page e Sergey Brin (fondatori e principali azionisti) sono partiti da Froogle, attualmente in versione beta: si tratta di un motore di ricerca appositamente creato per la ricerca di articoli in vendita, orientato quindi all’e-commerce. Un altro buon passo è stato fatto con Google News, un vero e proprio quotidiano on line privo di redazione. Sofisticati algoritmi scansionano più volte al giorno centinaia di siti di informazione: selezionano le notizie più interessanti, le riassumono e le pubblicano sulla home page. Ultima, l’acquisizione di Picasa, un motore specializzato nella ricerca di immagini.

Non solo ricerca

Un’altra grande sfida lanciata da Google sul web, è quella chiamata GMail, servizio che ha scosso il mercato delle webmail. Si tratta di una casella di posta elettronica da ben 1 GigaByte per la ricezione di e-mail: è gratuita, dotata di filtro antispam, accessibile mediante qualsiasi browser. Il guadagno per la società, nel proporre questo servizio, è generato dagli annunci pubblicitari sotto forma di testo, presenti nelle pagine di consultazione della casella. Per ogni clic su questo annuncio, gli sponsor riconoscono a Google un introito. Questa mossa ha spinto tanto Yahoo!, quanto la stessa Apple ad aumentare le dimensioni degli storage da esse forniti, rispettavamente Yahoo! Mail e .Mac. Grazie a questa serie di mosse strategiche, gli analisti si aspettano, nei prossimi 5 anni una crescita dei ricavi del 50% e un tasso di incremento degli utili del 30%. Per quanto riguarda il fatturato del 2004, la banca d’affari Jp Morgan stima una crescita di oltre l’80% rispetto al 2003, portandosi a 1,7 miliardi di dollari. 2005 altresì roseo, con entrate stimate a 2,5 miliardi di dollari. I numeri parlano di trend positivo, gli analisti ci scommettono, la convinzione di scenario roseo, spinge il titolo al rialzo e la “profezia” dei santoni di Wall Street si autoavvera. La situazione ricorda, in parte, quanto accadeva ai tempi del boom della Net Economy, anche se, a differenza di allora, stiamo parlando di una società che fa profitti reali e non si limita a prometterli sulla carta.

C’è da fidarsi?

Il titolo è stato collocato a meno di 90 dollari per azione a metà agosto. Da allora, è volato fino a 130 dollari, facendo raggiungere alla società una capitalizzazione di 36 miliardi di dollari. Ciò significa che la società è valutata dai mercati 180 volte gli utili che macina. Acquistare il titolo a questi prezzi significa scommettere in almeno un triennio di utili in continua salita: una crescita di utili infatti fa diminuire il rapporto tra prezzo e utili (tecnicamente P/E, Price/Earnings), rendendo il titolo economicamente più appetibile. Ma c’è da aggiungere che per le società dinamiche come quelle legate ai business della Rete, questo modello statico di valutazione, lascia il tempo che trova. Basti pensare al marchio, presente nella classifica annuale di Forbes dei brand più noti al mondo, che è stimato valere 2 miliardi di dollari e il cui valore è in continua crescita: il metodo basato sul P/E non ne tiene assolutamente conto. Resta quindi una certa difficoltà ad effettuare valutazioni economico-finanziarie per questo tipo di società: Credit Suisse First Boston è giunta ad un valore equo di 145 dollari per azione, utilizzando il modello DCF (i flussi di cassa futuri attualizzati). Tuttavia, applicando altri canoni di valutazione, con sorpresa, scopriremmo che la società, a seconda del metodo utilizzato, può valere tra 80 e 220 dollari...

Conclusioni

Siamo di sicuro di fronte ad uno dei più imponenti esempi di creazioni di valore mediante net-sourcing (il valore stesso di Google dipende direttamente dalla grandezza della Rete) degli ultimi anni. Da un progetto per una tesi universitaria di due ragazzi poco più che ventenni, nel 1998, il progetto Google è diventato un’icona della web, proiettando i due giovanissimi soci fondatori nel firmamento degli imprenditori più ricchi d’America. Per giungere a formulare target di prezzo per le azioni comunque, non è sufficiente ragionare sul fatturato e sugli utili attesi. Ad influenzare l’andamento dei titoli, occorrono sono anche trend del mercato (rialzista o ribassista), il sentiment e, non ultimo, l’andamento dell’economia mondiale. Se una non ripresa dell’economia a causa del petrolio alle stelle potrebbe frenare la salita dei listini o provocarne un arretramento, è anche vero che l’avverarsi di uno scenario di ripresa, e un consolidamento della spesa in pubblicità on line, affiancato da una buona politica del consiglio di amministrazione di Mountain View, potranno facilmente portare il titolo ai prezzi previsti. E oltre.



Data di pubblicazione: 09-10-2004
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