Un ennesimo trimestre all’insegna delle aspettative di mercato battute,
che dimostra come la strategia di Cupertino sia azzeccata e vincente.
Analizziamo nel dettaglio i conti presentati ieri dal direttore
finanziario Peter Oppenheimer. Nel trimestre compreso tra aprile e giugno, Apple
ha venduto 1,18 milioni di Mac, tra fissi e portatili, facendo segnare una crescita
del 35% in termini di unità vendute, rispetto allo stesso trimestre del
2004. Il dato, preso da solo può significare molto, come può non
dire nulla. A meno che non si abbia un termine di paragone. Ma il CFO, durante
la conference call con gli analisti, ha sottolineato come questa crescita sia
stata tripla rispetto ai concorrenti produttori di hardware: l’aumento
di vendite di questi ultimi è stato, infatti, di appena un 10%. Apple
ha quindi continuato a crescere a ritmi superiori a quelli della media del mercato.
Indagando su quali modelli di Mac abbiano trainato le vendite, scopriamo che
sono stati i desktop i modelli più richiesti dal mercato. Buona quindi
la mossa di rinnovare l’iMac, dotandolo di processore G5. E idem per il
lancio del Mac mini, il Mac low cost che Steve Jobs ha voluto, per fare in modo
che fosse il secondo passo per lo switcher che si avvicina al mondo Apple. Il
primo passo, si intende, resta l’iPod.
Musica a go go
Innegabile che il lettore mp3 preferito dai Mac user abbia stupito. Gli analisti
che scommettevano su un calo delle vendite (circa 5 milioni di unità
previste) sono stati ancora una volta smentiti: Apple ha soddisfatto una domanda
pari a oltre 6 milioni di lettori, tra iPod, iPod mini e iPod shuffle. Una richiesta
di mercato salita di oltre il 600% rispetto a un anno fa.
Scorrendo i dati del bilancio infrannuale giungiamo alla voce “Altri prodotti
musicali”: qui troviamo 240 milioni di dollari di ricavi. Sono chiaramente
gli introiti dovuti all’iTunes Music Store, che vede il numero di canzoni
vendute più che triplicare rispetto al trimestre dello scorso anno. A
livello di utili, il negozio di musica non è una macchina da soldi: è
poco più che in pareggio, ma per Apple è un tassello fondamentale
nell’ambito della propria strategia commerciale. Innanzitutto completa
l’esperienza musicale dell’utente che, una volta acquistato un iPod,
ha modo di continuare ad aggiornare il proprio catalogo sonoro con un paio di
clic a buon mercato (0,99 € per brano). Secondo, ma non meno importante:
l’iTunes Music Store si è rivelato una killer application con la
quale l’azienda di Jobs ha conquistato l’80% del mercato della musica
on line, surclassando ogni più rosea aspettativa e facendo annegare quanti
hanno provato a inserirsi nello stesso mercato con una formula basata su abbonamento,
piuttosto che con restrizioni riguardo la possibilità di riprodurre i
brani scaricati.
Aggregando i ricavi di iPod e di iTMS, troviamo la rilevantissima cifra di 1,3
miliardi di dollari. La divisione di Apple dedicata alla musica ha quindi inciso
molto sull’intero fatturato: quasi il 40% delle vendite è stato
generato da servizi o prodotti musicali. La diversificazione voluta dai manager
quindi, continua e paga in termini di aumento di Mac venduti. Tim Cook, responsabile
delle vendite ha precisato come la strategia sia impostata. iPod raggiunge i
canali di vendita più svariati, quelli con distribuzione capillare, come
la catena Wal-Mart. Ciò consente di raggiungere un mercato vastissimo
e, unito a una forte strategia di marketing, ha un impatto rilevante sulle vendite.
Da una recente analisi di mercato, risulta che almeno il 7% degli utenti PC
che hanno acquistato un iPod hanno serie intenzioni di passare a Mac nel prossimo
futuro. Se la potenza dovesse trasformarsi in atto, bastano pochi semplici calcoli
per capire che la quota di mercato di Apple potrebbe crescere di almeno il 50%
nel medio periodo.
Tiger e software
Il software, sul bilancio Apple, ha un peso piuttosto marginale: meno del 9%.
Tuttavia si tratta di cifre che, in valore assoluto, non sono trascurabili: 345
milioni di dollari. Di questi, circa un terzo sono imputabili alla vendita di
Mac OS X 10.4 Tiger, che si è rivelato il prodotto software più
venduto in tutta la storia dell’azienda. Anche nel caso del software (pacchetti
come iLife e iWorks) lo scopo è quello di fungere da killer application,
creando una motivazione all’acquisto del Mac. I profitti di Apple sui prodotti
intangibili sono bassissimi, ma sono inseriti nell’ambito di una strategia
di più ampio respiro.La vendita di hardware genera flussi di cassa e margine
abbondante: il margine lordo, nello scorso trimestre ha rasentato il 30%. Il maggior
valore creato sull’hardware, permette agli uomini di Apple di investire
molto in Ricerca & Sviluppo, consentendo loro di creare i migliori OS e applicativi
sul mercato, i quali a loro volta alimentano le vendite di Mac, innescando così
un circolo virtuoso.
E il crollo di vendite per via del Mac-Intel?
Dopo il 6 giugno, data dello storico annuncio del passaggio ai processori Intel,
gli scettici hanno fatto a gara per lanciare le ipotesi più pessimistiche
riguardo il futuro di Apple. Si aspettavano un crollo delle vendite ragionando
sul fatto che i professionisti non avrebbero acquistato un computer con un processore
che di qui a due anni sarebbe stato obsoleto. Smentiti anche loro. E se i dati
che abbiamo in mano riflettono solo tre settimane di vendite dopo l’annuncio,
lo stesso non vale per le previsioni fornite da Oppenheimer, relative ai ricavi
del prossimo trimestre. Con tutta probabilità il forecasting è
stato calcolato basandosi sulle ultime settimane di vendita (quindi con l’annuncio
“Mac Intel” già scontato). Nonostante ciò, e nonostante
la prudenza, Apple si attende un nuovo trimestre con ricavi stabili.
L’ennesima vittoria di Jobs. L’ennesima conferma che Apple non soddisfa
un bisogno, ma crea un desiderio.
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