Partiamo dal 2000. Apple, come tutte le società del settore hi-tech,
comincia a subire un consistente calo dei profitti e un conseguente crollo delle
azioni. Il crollo si protrae per circa due anni e mezzo, ed è talmente
devastante che, a un certo punto, il 70-80% del valore delle azioni è
rappresentato dal denaro in cassa: indice di eccessiva sottovalutazione. Quando
nel 2003 i titoli valgono appena 6,5 $, un ipotetico take over
di Apple da parte uno scalatore ostile diventa ghiottissimo: un acquirente potrebbe
rilevare l’intera società pagando un prezzo pari a poco più
della somma di denaro in cassa: follia. Dato che i mercati finanziari, nel lungo periodo
sono razionali, nel frattempo (siamo a primavera 2003) il titolo frena la sua
discesa e comincia, silenziosamente a salire, fino a stabilizzarsi in un range
compreso tra i 10 e i 13 $: valori ai quali
rimarrà ancorato fino al marzo del 2004. Si tratta di un +50%
in pochi mesi, ma non fa notizia. Nella primavera 2004 è
l’inizio della svolta. I Mac vendono bene, ma gli iPod vanno via come
il pane ed Apple si aggiudica il 20% del mercato dei player digitali. Conti
rosa, senza considerare il vero e proprio boom dell’iTunes Music Store,
(nel 2004 ancora in perdita) che alimenta un circolo virtuoso da non sottovalutare:
il negozio di musica on line spinge all’acquisto degli iPod, prodotto
che a sua volta, in alcuni casi, spinge l’utente a passare da PC a Mac.
Il bilancio di Apple parla chiaro, ma passa ancora tempo prima chegli analisti,
accortisi della “faccenda” di cui sopra, comincino a consigliare
l’acquisto di azioni AAPL. Siamo in estate 2004 e il titolo, per la prima
volta dopo 4 anni, sfonda quota 20 $. In autunno arrivano
conti ancora positivi e superiori alle aspettative: i Mac continuano a vendere,
ma è iPod a sorprendere il mercato e a spingere alle stelle la notorietà
del marchio Apple. A fine 2004 siamo sopra quota 30 $: +360%
dai minimi di 2 anni prima. La stampa, dapprima finanziaria, in seguito anche
quella generalista, comincia a notare Apple: la prima per i conti, la seconda
per i prodotti.
Veniamo alla cronaca più recente. Al MacWorld di gennaio 2005,
iPod Shuffle e Mac mini sono i protagonisti del Jobs-Show, a cui fa seguito
la presentazione dei conti relativi agli ultimi tre mesi del 2004. Non solo
Apple rispetta le stime più rosee dei santoni di Wall Street, ma le batte
fortemente. Tra settembre e dicembre 2004, Cupertino ha realizzato profitti
per 295 milioni di dollari, contro previsioni di circa 200
milioni. Un dato senz'altro rilevante, che corona la trimestrale migliore di
sempre; ma il fatto più rilevante è che il binomio iPod-iTunes
Music Store arriva a pesare addirittura per il 40% del fatturato aziendale. A gennaio
del nuovo anno, questi dati spingono le società di investimento a prevedere
un prezzo obiettivo per le azioni pari a 50 $. Tempo stimato
per il raggiungimento del target price: 12 mesi. Ma il titolo ha fretta di salire
e, a fine febbraio, quasi in concomitanza con lo split 2 a 1, tocca quota 45,44
$: è il massimo storico assoluto, molto vicino ai valori stimati dagli
analisti. In ogni community, forum, newsgroup che riguardi il Mac, l’argomento
AAPL diviene molto dibattuto. La crescita esponenziale fa notizia e ogni Mac
user che si rispetti vuole il suo pacchetto di azioni. Le AAPL vengono considerate quasi alla stregua di macchine da soldi. Storicamente, nei mercati finanziari, quando
questo avviene, è da interpretare come un forte segnale di vicinanza
ai massimi.
A fine febbraio 2005 due sono le notizie negative per Apple. La prima è
che Napster, servizio antagonista all’iTunes Music Store,
comincia a contare un numero consistente di abbonati e, secondo alcuni, può
far retrocedere la quota di mercato di musica on line di Cupertino. La seconda:
Sony lancia sul mercato un lettore mp3 diretto a competere
con iPod Shuffle. I primi di marzo, MerrilLynch
rivede la stima delle vendite di iPod per l’intero 2005 a quota 15 milioni
di unità e afferma che né Napster né Sony saranno in grado
di procurare danni ai ricavi di Apple. Ma Wall Street comincia ad essere diffidente
e il titolo Apple inizia a calare. Non un crollo, si badi bene, ma un deciso
calo: -11% in pochi giorni. Nella giornata dell’8 marzo, in particolare,
il titolo cala di oltre il 5%, con volumi di scambio pari al doppio
della media: il che significa che a vendere non sono stati quattro gatti.
Vendere?
Le stime degli analisti sono da prendere assolutamente con le pinze. Sebbene
sinora ci abbiano puntualmente azzeccato e Apple abbia raggiunto ogni target price da essi
formulato, è razionale credere che la crescita non possa durare all’infinito.
Il calo di questi giorni può benissimo essere uno storno della durata di un paio di
settimane, prima di arrivare davvero a quota 50$. Ma può anche essere l’inizio
di una inversione di tendenza del titolo, almeno di medio periodo. E personalmente
propendo per questa ipotesi. Se fossi un azionista Apple (non lo sono più,
ho coerentemente venduto a 44 $ circa), liquiderei la posizione per valutare
un investimento a medio termine (12-18 mesi) alternativo.
Le motivazioni
Nell’arco degli ultimi 2 anni, l’indice Nasdaq
(listino hi-tech di cui fa parte anche Apple) è cresciuto del 50%
circa. Le nostre azioni, nello stesso arco di tempo, hanno brillato con una
performance pari a +540%. Se c’è
di vero che Jobs e i suoi dirigenti sono stati in grado di far crescere fatturato
e utili più di altre aziende del settore, dobbiamo valutare se questi
risultati non siano già incorporati dai prezzi. Ricordiamoci innanzitutto
che la Borsa sconta in anticipo scenari futuri e che, di conseguenza, l’andamento
reale delle aziende non è sincronicamente rispecchiato dai mercati. Pertanto,
chi si aspetta che risultati positivi riguardo le vendite di iPod Shuffle e
Mac mini spingeranno i valori azionari verso vette ancor più elevato,
stia attento perchè potrebbe restare scottato.
Analisi dei competitors
Apple attualmente ha un capitalizzazione di mercato (data dal numero di azioni
in circolazione per il loro prezzo) di circa 33 miliardi di dollari:
un valore pari a 65 volte gli utili annuali. Dell,
invece, vale 99 miliardi di dollari, appena 34
volte gli utili che ha macinato. Riferendoci al futuro e considerando il dato
sugli utili previsti a un anno dagli analisti, scopriamo che, ai prezzi attuali,
paghiamo Apple 33 volte gli utili stimati, mentre per Dell
il multiplo è pari solamente a 21. Ciò significa
che ogni azione AAPL incorpora un premio di quasi il 60%
rispetto al suo competitor. Il mercato riconosce alle società quotate
un premio in termini di prezzo più elevato, quando ha aspettative particolarmente
positive nei confronti di una determinata azienda, oppure quando quest’ultima
riesce ad imporsi come leader di un certo settore. È ragionevole credere
che, nel caso in discussione, il maggior valore di Apple sia imputabile alla
sua leadership nel campo della musica digitale, sia on line con iTMS, che off
line, grazie ad iPod. Una parte di questo valore è sicuramente riferibile
alla crescita della notorietà del marchio aziendale: secondo una recentissima
classifica stilata da BrandChannel, la mela mordicchiata è
il primo marchio al mondo per notorietà. Questo aumento di valore non
viene registrato a bilancio, ma si riflette nel medio-lungo periodo sulle vendite, ulteriore motivo per attribuire un premium price ai titoli.
Premio che, a mio avviso, è equamente espresso dalle quotazioni attuali.
Alla luce di tutto ciò, ritengo che, chi ha acquistato azion AAPL negli
ultimi mesi, vendendo ora, realizzi un buon affare. Ulteriori crescite future
dovranno essere supportate da una parallela crescita reale dell’economia
degli USA, del settore ICT e dell’indice Nasdaq.
Di seguito possiamo osservare il grafico delle azioni Apple, relativo
agli ultimi 2 anni. Il titolo, dopo aver toccato dei minimi (di medio periodo,
ma non di lungo) di circa 6.5$, con piccoli storni periodici è riuscito
ad arrivare a massimi storici assoluti di 45,44 $. Fonte: Yahoo! finance.