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Il Web semantico parla italiano

Intervista a Expert System


Qualche settimana fa avevamo segnalato la notizia del primo motore di ricerca semantico. Si chiama Powerset e il suo luogo di nascita sono (ovviamente), gli Stati Uniti.
Quello che ignoravamo completamente è che nel nostro bistrattato Paese (dal punto di vista tecnologico, certo!), esiste una realtà che da anni lavora proprio sui motori di ricerca semantici. Si chiama Expert System e ha la sede a Modena, ma uffici e centri di ricerca anche a Napoli e Roma.

Questa azienda da oltre 15 anni lavora allo sviluppo di Cogito®, un software che comprende il significato delle parole e analizza qualsiasi tipo di testo (che sia doc, pdf, pagina web, email, sms eccetera) impiegando proprio un approccio semantico.

Cosa significa lavorare da oltre 15 anni in un settore tanto di nicchia? Che proprio Cogito® viene impiegato anche da Askwiki, il motore di ricerca in linguaggio naturale di Wikipedia che permette agli utenti la possibilità di sperimentare l’intelligenza del sistema. Basta quindi porre una semplice domanda nel linguaggio di tutti i giorni per ottenere la giusta risposta. Al momento questo è possibile solo nella lingua inglese, e occorre inoltre segnalare che si tratta ancora di una beta.

Non solo: Expert System è l’unica azienda italiana ad annoverare tra i suoi clienti Microsoft. Al gigante di Redmond l’azienda modenese fornisce i software linguistici integrati nei suoi prodotti più celebri. Per averne conferma è sufficiente rivolgersi a Word (non importa se per Mac o Windows): negli Strumenti di riferimento (racchiusi nel menu Informazioni su Word), si trova citata proprio Expert System (come si può notare nell’immagine qui di seguito).

expertsystem


Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Luca Scagliarini, VP Strategy & Business Development di Expert System, che ha accettato di parlare con noi, per alzare il velo su di un argomento tanto “evocato”, ma poco conosciuto.

lucascagliarini


Vero è che si tratta di un argomento che esula dalla piattaforma Mac. D’altra parte l’occasione era troppo ghiotta, e l’argomento vasto, interessante e semisconosciuto.

Domanda

Per prima cosa, in quali ambiti Expert System svolge il proprio lavoro?

Luca Scagliarini: Cogito, la nostra tecnologia, aiuta a rendere più efficaci il Customer Care, la gestione della conoscenza e l’analisi delle informazioni strategiche (o Corporate Intelligence). Le aziende di ogni settore e gli enti governativi (compresi quelli delegati alla pubblica sicurezza) ogni giorno vedono aumentare considerevolmente il volume di informazioni da trattare. E all’interno di queste realtà ogni processo, dal Customer Care alle Vendite, dal Marketing alla Produzione, avverte la necessità di semplificare la ricerca e l’analisi di documenti, e-mail, articoli ecc. Cogito rappresenta un’efficace alternativa agli strumenti tradizionali perchè, grazie alla capacità di comprensione automatica dei significati delle parole, offre la possibilità di gestire con successo questa grande quantità di informazioni, rivelandosi cosi molto utile per ogni settore di mercato. Questo é dimostrato anche dalla varietà dei nostri clienti, tra cui Gruppo Eni, Pirelli, Finmeccanica, ANSA, Telecom Italia, Microsoft, Ing Direct, Ministero della Difesa e dell'Interno.

Domanda

Come siete arrivati a essere una realtà tanto importante a livello internazionale? E’ stata un’evoluzione naturale, oppure avete compreso che vi era una “nicchia” ancora scoperta, e quindi deciso di investirvi energie, risorse e passione?

LS: Diciamo che valgono entrambe le affermazioni. Expert System ha impiegato diversi anni per consolidare la propria presenza nel mercato italiano e il passo successivo, logico e naturale, era rappresentato dall’espansione verso nuovi mercati e nuovi Paesi, dove il problema della gestione delle informazioni è a uno stadio più maturo e impellente. Sebbene pressati con maggiore urgenza da questo problema, in questi Paesi non c’erano però tecnologie innovative e già mature come Cogito. Questa situazione, che è stata anche per noi una piacevole sorpresa, ci ha offerto un notevole vantaggio che stiamo tuttora cercando di sfruttare nei confronti dei concorrenti.

Domanda

Cerchiamo adesso di spiegare cosa sia il “Web semantico” a chi, come i nostri lettori, non ne sa nulla.

LS: Nel Web semantico - ne ha parlato per la prima volta nel 2001 Tim Berners-Lee, padre del World Wide Web (www) - ogni elemento all’interno di una pagina web deve essere corredato da informazioni precise che lo rendano “comprensibile in modo automatico” anche ai computer. Si parla quindi di metadata (dati su altri dati), informazioni che gli utenti inseriscono all’atto della creazione di ogni documento per descriverne il contenuto specifico tramite un linguaggio comprensibile al computer, l’XML. Si tratta in pratica di una sorta di taggatura evoluta e molto più completa, ma simile a quanto fanno i blogger per ogni post che pubblicano.

Domanda

Qualcuno potrebbe chiedersi: cos’ha il Web semantico di migliore rispetto al Web come siamo abituati a usarlo e considerarlo?

LS: Grazie all’inserimento dei metadata si propone di dare un senso al Web e si offre alla macchina l’opportunità di “ragionare” sui dati. Questo consente di ottenere risultati migliori, ricerche più precise ed efficaci, non più basate semplicemente sulle keyword, e una condivisione effettiva delle informazioni disponibili tra diverse applicazioni web. Sì, credo siano questi i vantaggi più evidenti offerti dal Web semantico che diventeranno visibili a tutti gli utenti nel momento in cui la nuova generazione di applicazioni web, che oggi sta ancora muovendo i primi passi, diventerà di utilizzo comune.

Domanda

Spesso però l’utente usa i motori di ricerca in modo molto basilare. Ad esempio: per tanti Google o Yahoo! sono il Web, e basta. Non esiste il rischio che una tale innovazione (anche se introdotta gradualmente), non venga compresa per il potenziale che racchiude, e rimanga in sostanza sottoutilizzata?

LS: Come già successo per altre innovazioni, credo che si attraverseranno diverse fasi prima che il Web semantico diventi un fenomeno di massa. Sarà necessario che, come spiegavo prima, le nuove applicazioni si dimostrino semplici da usare e utili a risolvere i problemi concreti sentiti dall’utente. Ad esempio, la qualità delle ricerche fatte tramite keyword in alcuni settori (penso soprattutto a turismo, offerte di lavoro, annunci immobiliari ecc.) non risponde in maniera completa e soddisfacente alle esigenze del cliente. Nel caso del turismo, quando cerco un posto per andare in vacanza vorrei poter inserire tutte le mie preferenze in una semplice frase (ad es. “Voglio andare in Sardegna a metà agosto in una casa indipendente non lontano dal mare, vicino a una scuola di sub e a una spiaggia libera”) e ricevere una lista di posti compatibili con la mia richiesta. Oggi questo è possibile in modo molto limitato. Oppure vorrei che la social network di cui faccio parte tenesse conto dei miei interessi in evoluzione e mi suggerisse contenuti o amici in linea con questi cambiamenti, invece di limitarsi a guardare solo al profilo da me inserito inizialmente. Ecco, queste sono due semplici applicazioni di Web semantico, ma ce ne sono molte altre, che possono favorire questa trasformazione delle abitudini degli utenti.

Domanda

E’ esatto affermare che con il Web semantico la ricerca dell’utente andrà più in profondità?

LS: Non solo andrà più in profondità ma sarà molto più efficace. Si potranno accedere a più informazioni con un livello di precisione molto più rilevante.

Domanda

Il Web semantico sembra rappresentare una svolta: da una gestione/elaborazione delle informazioni, ad una gestione/elaborazione della conoscenza. E’ esatto? Se sì, possiamo spiegare con un semplice esempio a chi ci legge cosa significa questa evoluzione?

LS: Se chiedo a un motore di ricerca a keyword “cerco ristoranti di pesce a riccione con posizione sulla spiaggia, atmosfera tranquilla e dove spendere poco” non troverò una risposta adatta. Il sistema potrà riconoscere al massimo ”ristoranti” e “riccione”, senza comprendere la relazione implicita tra queste due keyword (e cioè che il ristorante deve essere a Riccione) e praticamente non considererà le altre caratteristiche del tanto desiderato ristorante. La comprensione semantica dei documenti, alla base del Web semantico, aiuta a fornire una serie di informazioni aggiuntive, le relazioni tra concetti espressi, le sfumature di significato… Quindi, tornando all’esempio, anche l’atmosfera tranquilla e i prezzi bassi di un ristorante, anche se queste informazioni non sono all’interno dei dati strutturati relativi al ristorante ma sono comprese all’interno di testo libero aggiunto da utenti. Pertanto, col Web semantico vengono tralasciate tutte le pagine che parlano di ristoranti di pesce a Riccione ma che si trovano in centro storico e sono costosi, per trovare solo i contenuti che rispondono alle caratteristiche indicate nella query.

Domanda

Si parla anche di “agenti semantici”: di che cosa si tratta e quale sarà il loro ruolo all’interno del Web semantico?

LS: Gli agenti semantici sono programmi capaci di esplorare il contenuto delle pagine web, capire le informazioni e scambiare i risultati con altri software con cui interagiscono direttamente. Il loro ruolo sarà quello di collegare informazioni prelevandole da fonti diverse per fornire risposte il più possibile precise. Gli agenti semantici sono quindi utili per abilitare al Web semantico anche quei contenuti che originariamente vengono creati in modo tradizionale.

Domanda

Una delle ripercussioni (possibili), del Web semantico sarà il superamento del link ipertestuale. Di certo appare difficile immaginare una Rete “priva” di un elemento che l’ha caratterizzata in modo così netto...

LS: Non sono sicuro che questo sia un effetto del Web semantco. Anzi, credo sarà molto più probabile che i link aumentino perché la creazione di relazioni fra contenuti diversi verrà automatizzata. Un ottimo esempio è rappresentato da www.twine.com, un nostro cliente OEM, e forse la prima vera applicazione di Web semantico di massa. L’applicazione è ancora nella sua prima fase beta e avrà molte più funzionalità in futuro, ma oggi chi la usa può testimoniare quanto ho descritto sopra.

Domanda

Cosa manca al Web semantico per imporsi?

LS: Si fa un gran parlare degli standard (OWL, RDF, ecc.) come se solo la creazione di questi standard fosse sufficiente per attuare il Web semantico. Fondamentalmente mancano gli strumenti in grado, in tempi brevi, di rendere semantici tutti i contenuti presenti in Rete, o quanto meno una parte rilevante. Quanto tempo servirebbe per mappare di metadata dotati di senso tutte le pagine del Web, sempre più sovraccarico di informazioni?!? Eppure questa è una condizione necassaria per lo sviluppo di applicazioni di massa…
La nostra tecnologia può rappresentare una svolta concreta in questa direzione per la sua capacità di interpretare qualsiasi documento e, soprattutto, di popolare automaticamente i metadata, un’operazione che altrimenti spetterebbe agli utenti effettuare a mano. Grazie a Cogito, le macchine diventano in un certo senso capaci di comprendere il significato di un testo. Il Web semantico rischia altrimenti di rimanere una rappresentazione vuota se non viene supportata da strumenti, come Cogito, in grado di concretizzarla e di far emergere automaticamente contenuti e significati.

Domanda

Senza ovviamente entrare nello specifico: in quali ambiti Expert System sta lavorando con più energia? Quali gli sviluppi più promettenti a breve termine?

LS: L’ambito su cui stiamo investendo maggiormente è l’analisi strategica delle informazioni, per la Corporate Intelligence e l’ Homeland Security. I nostri software possono essere impiegati per la cosiddetta Open Source Intelligence, o analisi delle informazioni accessibili a tutti, affiancando analisti e knowledge worker nei processi decisionali. Riescono infatti a supportarli nelle attività volte a rintracciare ogni informazione, analizzare i testi, identificare i legami concettuali tra documenti, effettuare operazioni di comprensione semantica.

Domanda

Ma le grandi aziende (Microsoft, Google, Yahoo!), credono davvero a questa evoluzione, o sono più propense ad acquisire magari brevetti, e a stringere collaborazioni senza poi spingere davvero verso il Web semantico?

LS: Al momento tutte le grandi aziende sono in attesa, seguono con interesse il settore ma con una buona dose di realismo (e un po‘ di scetticismo). Credo comunque che, come in passato è già accaduto ad esempio con la nascita dei primi browser, spetterà alle piccole aziende innovative dimostrare che è possibile realizzare applicazioni di Web semantico di massa. E nel momento in cui il Web semantico sarà abbastanza maturo si muoveranno sicuramente anche i colossi dell’informatica.

Domanda

Lasciamo ora da parte il Web semantico, e parliamo di un argomento molto popolare.
Si parla molto di innovazione in questo Paese. Ma al di là di slogan e proclami, che cosa è necessario in termini di leggi e di accesso al credito ad esempio, per renderla davvero fondamentale per lo sviluppo?

LS: Questa è una battaglia essenziale per l’Italia anche se temo occorra molto più di una legge. E’ chiaro che sono necessari cambi strutturali al nostro sistema imprenditoriale (ad esempio più investimenti nei settori non tradizionali e protetti) e di accesso al capitale. Una cosa molto concreta riguarda lo sforzo che tutti noi possiamo fare per trasmettere alle nuove generazioni l’importanza degli studi scientifici e il valore, anche economico, del creare innovazione. Da questo punto di vista dare una maggiore visibilità alle storie di successo (individuale e aziendale) dovrebbe diventare una priorità, soprattutto per i media.

Domanda

Quali sono i vostri rapporti con il mondo dell’istruzione? Che cosa manca a scuole ed università per essere parti integranti nel processo dell’innovazione?

LS: Collaboriamo con alcune Università, in particolare per progetti di ricerca relativi allo sviluppo di Cogito in diverse lingue, ad esempio l’Università di Lingue Orientali di Napoli per l’arabo, e per progetti tecnologici e linguistici all’avanguardia, come con il DIT (Dipartimento di Informatica di Trento) e il CIMEC (Center for Mind/Brain Sciences). A livello internazionale lavoriamo con il Dartmouth College.
Penso che le scuole e le università dovrebbero, ma anche questa non è una novità, entrare in contatto più diretto con l’impresa e soprattutto premiare chi al loro interno parla il linguaggio dell’impresa e non dell’intellettuale/accademico. In questo senso le Università italiane e internazionali con cui collaboriamo sono un ottimo esempio…

Data di pubblicazione: 18-06-2008

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