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Il Web alla riscossa?

Ovvero come una crisi può essere salutare

Oggi

Si avvicina la fine del 2001, ed é tempo di bilanci. Il primo anno del Terzo Millennio é coinciso con la crisi di un certo tipo di Internet. Nel giro di pochi mesi parecchi siti sono stati travolti da una grave crisi di liquidità che li ha portati o alla chiusura, o a un ridimensionamento delle loro attività. Le aziende della “Vecchia Economia” che si erano convertite a tutto ciò che sapeva di .Net, ora tagliano qualunque investimento abbia a che fare con la “Nuova Economia”. Però questa crisi ha un vantaggio: ha fatto piazza pulita di “nani e ballerine” che sono sbarcati nella Rete credendo che investimenti miliardari e un nome di dominio originale fossero la ricetta giusta per un successo garantito.


Ieri

Internet ( nelle sue premesse originarie), é qualcosa di diverso da questo, e perciò il suo potenziale di crescita é intatto. Ma l’approccio é stato sbagliato. Il Web nasce come luogo di scambio di conoscenze tra centri di ricerca e università. Per quei pionieri, la rete era l’Uovo di Colombo: con un semplice click si accede ad un mare di informazioni, restando seduti nel salotto di casa. La vera rivoluzione (si pensava allora): rendere accessibile, quindi democratico, il sapere, la conoscenza. Il fanatismo e l’ignoranza avrebbero avuto i giorni contati. E invece?

I sogni muoiono all’alba?


C’era parecchia ingenuità in quelle certezze. Per esempio, non aver tenuto conto della naturale propensione umana, anche davanti alle cose più belle, a chiedersi: “ Interessante, ma cosa se ne può ricavare?”. Così il link (é questo che ha reso il Web reale e “popolare”) é diventato rapidamente adulto, ha preso un aspetto luccicante, lampeggiante, con una scritta che recita “Offerta Speciale!”. La Ferrari si é ridotta ad un triciclo, senza che nessuno si azzardi a capire la potenza che racchiude sotto il cofano. Una considerazione: quelli che ora affermano la sostanziale incapacità della Rete a produrre benessere, sono coloro che sino a ieri invitavano a crederci ciecamente, e a investirci selvaggiamente.

E domani?

Il domani é dei folli, ed io modestamente ne faccio parte (dei folli, non del domani). Dove voglio arrivare con questo discorso? Solo ciò che é gratis ha futuro sulla Rete? No: quelli che così hanno pensato, non sono andati lontani. Molti siti che al contrario vendono prodotti o servizi, chiuderanno l’anno coi conti in ordine. La conclusione?
Non é sufficiente avere una buona idea per trionfare sulla Rete (e nella vita di tutti i giorni). Occorre possedere le capacità per adattarla al contesto in cui si vuole agire. Per esempio: i grafici hanno dovuto riconvertire le loro conoscenze per creare lavori brillanti. Quello che funziona in un determinato ambito, non é detto che funzioni altrove. Il Web richiede un approccio che tenga conto delle sue peculiarità uniche. Prima fra tutte: i navigatori arrivano da altri siti Web, e sono pronti ad abbandonare velocemente il sito su cui sono approdati se non trovano ciò che cercano. Per molti invece, la Rete é uguale alla televisione, e ne deve rispecchiare la mediocrità. Largo quindi alla superficialità, ai dilettanti, ai progetti strampalati purché supportati da un uso diffuso di tecnologia "Flash". Ma forse (forse) questi tempi stanno terminando. Questo nuovo, formidabile media può davvero aiutare la crescita della società. E rendere il sogno dei “pionieri” più reale.


Data di pubblicazione: 18-11-2001
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