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Dalle parole ai fatti

Purtroppo

“Noi sappiamo l’importanza per lo sviluppo della condivisione della conoscenza, e delle nuove tecnologie”. Parole del Ministro Stanca, al margine del convegno sull’E-Government tenutosi a Palermo ad aprile. Il cui significato dovrebbe far ben sperare sul futuro dell’Open Source nel nostro Paese; perché non c’è nulla di più foriero di sviluppo dei sistemi il cui codice sorgente può venire migliorato dal programmatore. Che è al servizio non di un’azienda, ma di persone che come lui vedono nel computer un’occasione di crescita. Ma alle parole devono seguire i fatti; e i fatti hanno il nome Microsoft.

Oggi sposi

Il Governo ha scelto: sposa la piattaforma di Redmond, ignorando le alternative che ci sono. Nei prossimi anni, la Pubblica Amministrazione adotterà le nuove soluzioni sviluppate dalla Microsoft per quanto riguarda la firma digitale, e la gestione degli acquisti di servizi e beni in Rete. Non solo. Il piano che è stato presentato nelle settimane scorse (sotto il nome di e-Government.NET), offre una pletora di servizi e di iniziative che hanno come obiettivo (ovviamente secondario), di spazzare via (o di rendere irrilevante), qualunque tentativo di adottare software alternativo.

Gli altri divorziano

Concetti come libertà di scelta, o voglia di sperimentare strade diverse, richiederanno una dose di coraggio e tenacia che pochi avranno. Intanto, il Perù sta pensando di abbandonare Microsoft. In Germania il Bundestag (il parlamento tedesco) si aprirà a Linux. La regione Toscana cerca di fare qualcosa del genere. Ma che finisse così, era in fondo prevedibile.

IBM non docet

L’obiezione è semplice. Microsoft è lo standard, ed era ovvio che le scelte si dirigessero in quella direzione. Ciò che suscita perplessità è la decisione di evitare come la peste la sperimentazione di quanto c’è di alternativo. Nemmeno una possibilità; nessun dubbio. Linux, Apple: non esistono. Piccolo rilievo: il ministro Stanca arriva dall’IBM, un’azienda che verso l’Open Source mostra un interesse non di facciata.

Occasione sprecata

L’Italia produce cravatte e calzature che vende in tutto il mondo. Per fatturare, deve importare (cioè acquistare), software proprietario dall’estero (vale a dire U.S.A.). L’alfabetizzazione tecnologica richiede tempi lunghi, soprattutto quando si parte così in ritardo. Quindi, sono necessari rimedi drastici, di emergenza. Per renderla reale e il più estesa possibile, il Governo avrebbe potuto investire nell’Open Source in modo coraggioso. Il segnale sarebbe stato importante, e la comunità Open Source italiana (e non solo), avrebbe ottenuto un riconoscimento notevole. Senza contare le ricadute: costi praticamente zero, opportunità per tutti gli smanettoni in erba di mettere mano al codice sorgente di fior di applicazioni, e imparare. Questo produce progresso e annulla i ritardi del Paese.

Compra che ti passa

Ancora una volta, si sceglie la scorciatoia delle soluzioni “chiavi in mano”: pacchetti software dalla vita breve (perché è nell'interesse del fornitore agire così), con gli eventuali bachi risolvibili ovviamente aggiornando alla versione successiva (a pagamento), e con garanzie praticamente inesistenti. Perché per il Governo, il divario tecnologico si riduce acquistando software da Redmond in dosi sempre più massicce. Ma questo lo stiamo già facendo da anni, mi pare.



Data di pubblicazione: 09-06-2002
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