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Il volto oscuro della Apple

OpenDoc, QuickDraw GX e 3D

OpenDoc fu un ambizioso progetto che Apple portò avanti tra il 1994 e l’inizio del 1997. Cupertino mirava a creare un modello di programmazione ad oggetti ed utilizzo delle applicazioni assolutamente innovativo. Con OpenDoc non valeva più la logica “il documento creato dall’applicazione A viene aperto dall’applicazione A”: i documenti creati erano oggetti modulari. Con pochi clic e qualche colpo di drag & drop si poteva avere davanti a sè un documento ibrido, contenente grafica, testo, animazione, foglio elettronico. Le applicazioni erano sostituite da una serie di moduli, ciascuno specializzato a compiere una determinata operazione ed assai leggero in termini di KB (eh sì, all’epoca, MacOS 7.5 era contenuto in pochi floppy disc...). Al centro del processo produttivo vi era il documento e non più l’applicazione. La metafora lavorativa era ribaltata.

Progettato da Apple, in alternativa ad OLE di Microsoft, fu in seguito promosso dal consorzio Component Integration Laboratories, costituito, oltre che da Cupertino, da IBM, Xerox, Oracle e Novell. Vide la luce, oltre che sotto MacOS 7.5, anche sotto Windows 95, OS/2 e Unix.

Il bello per l’utente era la possibilità di assemblare in tempo reale un’applicazione che rispondesse alle proprie esigenze: con una manciata di moduli e 8 MB di RAM si poteva avere la produttività di pacchetti enormi come Office. Al contempo, agli sviluppatori veniva offerto il vantaggio di potersi concentrare sulla progettazione dei moduli, senza doversi preoccupare delle implementazioni come la gestione delle finestre, dei bottoni e degli strumenti “copia”, “incolla” etc.

Un applicativo degno di nota, basato su OpenDoc, fu il mitico CyberDog, il primo web browser sviluppato a Cupertino per i nostri Mac. Simpatico nell’interfaccia, versatilissimo, e una scheggia nel rendering delle pagine html. Qui sotto potete ammirarne uno screenshot "dell'epoca" :)


OpenDoc costò ad Apple parecchi milioni di dollari in Ricerca & Sviluppo, ma putroppo non visse abbastanza a lungo per portare i suoi frutti. Fu una delle vittime degli storici tagli di inizio 1997, voluti dall’allora CEO Gil Amelio, per risollevare le sorti di un’azienda che era arrivata a perdere centinaia di milioni di dollari a trimestre. Molti furono, in quella sede, i gioielli tecnologici sui quali si smise di investire. Ma perchè fu scelto proprio OpenDoc che, date le premesse, sembrava una tecnologia davvero rivoluzionaria? Molto probabilmente perchè Amelio e Jobs (che allora siedeva in consiglio d’amministrazione) si resero conto che la Sun, con il suo JAVA, era già riuscita a concretizzare un progetto molto simile a quello di Cupertino, sempre cross-platform e net-oriented. Lo scontro tra le due tecnologie non sarebbe tardato ad arrivare e allora le priorità erano ben altre: gettare le basi per costruire un sistema operativo di nuova concezione: Mac OS X.




Quick Draw GX


QuickDraw GX era un motore grafico basato su un set di API (Application Programming Interface) che forniva agli sviluppatori funzionalità di grafica e colore per le applicazioni. Il tutto con poco sforzo, dato che le librerie grafiche erano già pronte. Le funzioni più utilizzate dai programmi di Desktop Publishing erano già lì nelle librerie e i programmatori non dovevano far altre che “richiamarle”: scalatura del testo, rotazione, prospettiva, sovrapposizione etc. Idem per la gestione del processo input/output del testo: dalla comparsa dei font e della grafica sullo schermo, fino alla stampa su carta. Il tutto indipendentemente dall’applicazione utilizzata.

Il motore grafico QuickDraw GX era integrato a livello di Sistema Operativo, a partire da MacOS 7.5 in poi. Fu un’altra vittima dei tagli del 1997. Tuttavia, con Mac OS X ha trovato un degno successore: Quartz Extreme.



QuickDraw 3D era la componente di sistema standard per la grafica 3D sviluppata nel 1995 da Apple ed abbandonata quattro anni dopo a favore di OpenGL, uno standard di più ampio respiro.

Si trattava, anche in questo caso, di un set di API pronte ad essere utilizzate dagli sviluppatori. Tra il 1996 e il 1999 trovò larga applicazione nello sviluppo di programmi di grafica 3D e di videogiochi. Chi non ricorda quei simpatici file con estensione .3DMF nella cartella extras? La palma, il peperoncino, il Big Ben, si potevano visualizzare nell’Archivio Appunti, potevano essere ruotati ed ingranditi in tempo reale, senza perdita di qualità. Erano perfettamente inutili, ma dimostravano la potenza della tecnologia.

La logica che stava alla base di QD3D era esattamente la stessa di QDGX: le funzioni per la gestione del rendering tridimensionale (texture mapping, riflessi, luci e ombre) venivano fornite a livello di sistema operativo, senza che gli sviluppatori dovessero scriverle da zero. Per la potenza di calcolo richiesta, fu sviluppato solo per processori PowerPC, ne erano esclusi quindi i Mac 680x0. Oltre a sfruttare appieno le potenzialità del processore RISC dei PowerMac, QD3D era in grado di trarre vantaggio dai chipset dedicati delle schede video ATI Rage (di serie su molti Mac dal 1997) per ottenere accelerazione hardware. Oltre che per Mac, fu sviluppato anche per Windows. Con un plug-in per Netscape era possibile visualizzare i file 3D anche all'interno del noto browser, proponendo già sette anni fa, in anticipo sui tempi, una tecnologia per il VRML (esplorazione virtuale di ambienti in 3D, via web). Troppo in anticipo.

Nonostante, l’introduzione di Mac OS X abbia visto un abbandono di QuickDraw 3D a favore di OpenGL, un gruppo di sviluppatori, qualche anno fa, ha realizzato una implementazione open-source del vecchio motore 3D di Apple. Quesa, il suo nome, fu sviluppato per Mac OS Classic, OS X, Windows e Linux.

Una GIF animata di un 3DMF, visualizzato con l'archivio appunti.
Fonte: http://okciweb.page.ne.jp/gomi_sample.gif




Data di pubblicazione: 26-02-2004
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