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NExT

L'avventura di Jobs lontano da Apple

Il 1985 è un anno cruciale per Apple. Steve ‘Woz’ Wozniak abbandona la società perché secondo lui, ormai ha perso la bussola. Jobs sopporta a fatica la presidenza di John Sculley, e medita di estrometterlo durante un suo viaggio di lavoro in Cina. Ma qualcuno avverte Sculley, che annulla il viaggio; affronta allora Jobs, e infine si rivolge al consiglio di amministrazione della società. Che decide di allontanare Jobs dalla direzione della società da lui stesso fondata. Costui, rimane in Apple sino al settembre di quell’anno. Quindi si dimette.

Una nuova avventura

In realtà Steve Jobs ha già le idee ben chiare su cosa fare. Vuole reinventare l’informatica un’altra volta, rivoluzionare ancora il personal computer, dopo essere già stato l’artefice con Wozniak e Apple della rivoluzione che ha fatto dei calcolatori, uno strumento per tutti. Vuole creare la macchina più potente, elegante e facile da usare di sempre. A questo proposito fonda la NeXT Inc. (più tardi NeXT Computer Inc.), il cui logo è disegnato da Paul Rand, autore di quello di IBM. Non è solo, ovviamente: alcuni collaboratori della prima ora di Apple decidono di seguirlo. Tra gli altri ricordiamo: Rich Page (ingegnere), George Crow (ex direttore Apple), e Susan Barnes, responsabile delle vendite. Saranno anche queste ‘presenze’ accanto a Jobs che indurranno Schulley a intentare una causa contro Jobs per “detenzione di informazioni confidenziali”. Un paio di anni dopo, tra le due società vi sarà un accordo amichevole.

Alla caccia di un OS

All’inizio, per creare la sua nuova società, Jobs vende quasi tutte le proprie azioni Apple (tranne una, dicono le cronache), ricavando 7 milioni di dollari. Ma non basta, ovviamente. Soprattutto perché un computer ha bisogno di un sistema operativo per girare: cosa scegliere, allora? Di Mac OS nemmeno a parlarne, e tanto meno di MS-DOS o Windows. Nel suo peregrinare attraverso alcune università statunitensi, Jobs approda alla Carnagie Mellon University, e lì incontra un giovane studente che lavora al kernel Mach 3.0. Jobs ne è positivamente colpito, e decide di assumere quel giovane pieno di talento con la qualifica di vice responsabile del software di NexT. Il suo nome è Avie Tevanian, e probabilmente vi dice qualcosa: attualmente è il vice responsabile dello sviluppo del sistema operativo alla Apple.
Ci si mette ben presto al lavoro: su NextStep (il nome del nuovo sistema operativo), con la collaborazione anche di Adobe; e Nextcube, il computer. Ma occorrono ovviamente altri soldi. Arriveranno da un eccentrico miliardario che decide di investire 20 milioni di dollari nell’impresa di Jobs. Il suo nome è Ross Perot; sì, è lo stesso signore che alle ultime elezioni statunitensi ha tentato, inutilmente, di scalare la presidenza degli Stati Uniti. Jobs vi aggiunge altri 5 milioni di dollari. Intanto si procede alla costruzione della fabbrica di Next a Redwood City, da cui dovrebbero uscire ogni anno (una volta a regime), 150.000 macchine. Ma ciò non accadrà mai.

Il ragazzaccio di ritorno

Il 12 ottobre 1988 a San Francisco, Steve Jobs organizza un incontro pubblico per presentare il frutto del suo nuovo lavoro. Di fronte ad una folla entusiasta esordisce con un: “E’ grandioso essere di ritorno!”, quindi illustra e presenta per 45 minuti il Nextcube e il sistema operativo integrato, il NextSTEP (versione 08). La versione 1.0 sarà disponibile per gli sviluppatori un anno dopo, e solo negli U.S.A. L’accoglienza è trionfale. Il Nextcube è davvero una bella macchina, potente e facile da usare. Monta un processore Motorola 68030 (poi sostituito da quello 68040), a 25 Mhz (i Mac all’epoca viaggiavano a 20 Mhz). Lo schermo in principio è in bianco e nero, ma è possibile collegarvi un monitor a colori grazie alla scheda Nextdimension, equipaggiata di un processore RISC. Tra le sue caratteristiche: una ventilazione molto silenziosa, Ethernet e accesso al TCP/IP standard, schermo e stampa gestiti direttamente dal linguaggio PostScript (di Adobe appunto). Ha 8MB di ram (estensibile sino a 16), una risoluzione dello schermo (monitor monocromatico a 17" con microfono e altoparlanti integrati), di 1120x832 dpi. L’alimentazione della macchina si adatta al voltaggio di tutti i paesi del mondo. Il disco rigido (SCSI, da 330 o 660 MB) e il lettore di Cd sono opzionali. Per immagazzinare i propri dati c'è un drive magneto-ottico da 256 MB, riscrivibile.
Ma il bello non è solo fuori, è anche dentro. Cioé un sistema operativo decisamente all'avanguardia. E' un derivato di Unix, e porta con sé alcune caratteristiche che ora gli utenti Mac conoscono a menadito. E' multiutente, multitasking, e multiprocessore (ma quest'ultima è un'opzione). E' capace riconoscere i floppy-disk sia in formato Mac che PC. L'interfaccia grafica che mostra non ha eguali, non solo rispetto alla concorrenza PC, ma anche rispetto al Mac. Compare il Dock (che ora conosciamo tutti, perché parte di Mac OS X), e la gestione delle cartelle e applicazioni è affidata al Workspace Manager. I menu delle applicazioni sono verticali, per occupare meno spazio. Qualora un'applicazione non risponda è possibile chiuderla forzandone l'uscita. Ma già è chiaro il tallone d'Achille che alla fine farà tramontare questa avventura: è decisamente caro: costa sui 6500$. L'azienda tuttavia pare avere il vento in poppa; anche IBM investe 60 milioni di dollari in Next, in cambio di un’opzione per montare il sistema operativo di Jobs sulle proprie macchine. Nel 1990 è la volta di Canon, che mette 100 milioni di dollari per avere il diritto di distribuire Next in Asia. Peccato che in quell'anno proprio IBM si ritiri da Next. Forse è (anche), per questo che si decide di creare un macchina più economica oltre che di presentare la versione 2.0 del sistema operativo. Sarà ancora San Francisco il palco prescelto per il lancio delle nuove macchine: ancora un Nextcube, mentre la novità è rappresentata da Nextstation. Questo nuovo computer monta un processore Motorola 68040 a 25 MHz (33Mhz per la versione 'Color'). Monta 8 MB di ram (espandibile sino a 128), un disco rigido da 105 MB (o 400), floppy disk, una porta SCSI-2, una Ethernet, 2 porte seriali RS423. E' quello l'anno in cui si lancia l'azienda al di fuori degli Stati Uniti. Una filiale di Next viene infatti creata a Londra, e prima della fine dell'anno un'altra viene fondata a Parigi. E sempre in quell'anno al CERN di Ginevra Tim Berners-Lee sviluppa il primo server e il client Web proprio su NeXTstep

Addii e partenze

Nel 1991 Susan Barnes (una delle prime persone di Apple a raggiungere Jobs in NeXT), lascia l'azienda. Il miliardario Ross Perot fa la stessa cosa, di lì a poco. Canon, assieme a Jobs, aggiunge 10 milioni di dollari. Nell'aprile di quell'anno è Parigi la città scelta per lanciare la versione 2.1 del sistema operativo, e le nuove macchine. Lo sviluppo procede spedito; il 1992 vede l'arrivo della versione 3.0, mentre Canon investe ancora 55 milioni di dollari nell'azienda, e Jobs ne aggiunge altri 10. Nel 1993 esce Nextstep 3.1, una versione del sistema operativo che gira anche su processori Intel. Anche Rich Page intanto abbandona Jobs. Il quale a questo punto decide di ristrutturare l'azienda. Le macchine non si vendono; sulla loro qualità non si discute, ma sembra decisamente una follia continuare a produrre computer con quei prezzi, quando il mercato PC è pieno di calcolatori dai prezzi sempre più aggressivi. Si decide perciò di vendere a Canon il settore hardware, per concentrarsi solo su quello software. Se non si riesce a rivoluzionare il mercato hardaware un'altra volta, sembra pensare Jobs, proviamo a rivoluzionare quello software. L'azienda cambia quindi denominazione e diventa NeXT Software Inc.

Gli ultimi sussulti

Verso la fine del 1993 NeXT annuncia il porting del proprio sistema operativo sui computer Sparc di Sun. Per questa ragione Sun investe 10 milioni di dollari nell'azienda di Jobs. In seguito a questo accordo viene creato OpenStep (cioé la versione 4.0 di NeXTStep). La differenza fondamentale è che viene sviluppato da NeXT con delle API aperte. Il 1994 coincide con un altro accordo strategico; viene infatti pubblicata (in collaborazione con HP), un'architettura software denominata Portable Distributed Object, in grado di girare su HP-UX, l'Unix di HP. L'accordo con Sun vedrà la luce nel 1995, con la pubblicazione della versione 3.3 di Nextstep. I computer Sun supportati appartengono alla famiglia MicroSPARC II e SuperSPARC+ monoprocessore.

A Cupertino intanto...

La Apple è alla ricerca di un nuovo sistema operativo precisamente dal 1987. Di idee ce ne sono, il problema è che sono troppe, non portano da nessuna parte e inoltre, fanno perdere alla società soldi, quote di mercato, utenti e tempo. Tramontato definitivamente il progetto Copland, alla Apple cercano l'idea per uscire finalmente dall'impasse. Si parla di Solaris della Sun, di Windows, finché gli occhi non vengono puntati su BeOS. Questo sistema operativo era prodotto da una società fondata da Jean Louis Gassée, fondatore di Apple Francia e in seguito esponente di spicco della società della mela mordicchiata, dopo la cacciata di Jobs. Da Cupertino Gassée se ne va nel 1990 e fonda appunto la BeOS. Contattato da Amelio, mostra alcune possibilità su come implemetare il suo sistema operativo sui computer Apple, e tutto sembra procedere per il verso giusto. Lo stesso Amelio confermerà l'intenzione di acquistare in toto la società, provvedendo all'integrazione completa dei suoi dipendenti in seno a Apple. Si rifà vivo Jobs, che chiama proprio Amelio e assieme parlano delle future prospettive di Apple. Jobs consiglia vivamente di lasciare perdere il BeOS, e in fondo non ha tutti i torti. Poche applicazioni importanti vi giravano, e ci sarebbero voluti ancora degli anni per svilupparlo. Nel novembre del 1996 iniziano le trattative che porteranno all'acquisto di Next (per la cifra di oltre 400 milioni di dollari), e che coinciderà con il ritorno di Jobs nell'azienda da lui fondata. Ma questa è un'altra storia, in parte già nota.
Qui di seguito, alcune immagini delle macchine NeXT; il Cube, antenato del Cubo di Apple:


La NeXTStation, presentata nel 1990 ancora a San Francisco:


Infine, non poteva mancare una schermata del sistema operativo NeXTStep:


In basso, come si può notare, il Dock, un elemento ormai di casa anche in ambiente Mac. Le immagini sono tratte dai seguenti siti:
http://www120.pair.com/mccarthy/nextstep/intro.htmld
http://perso.wanadoo.fr/fabrice.montupet/nextzone.htm


Data di pubblicazione: 17-10-2004
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