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New York

Quasi un anno dopo

Tra qualche settimana, New York ospiterà la MacWorld Expo & Conference: il più grande evento per la nostra piattaforma a livello mondiale. Per l’utente mac medio (praticamente l’80% di noi), è come parlare del paese della cuccagna. Software e hardware a profusione, la possibilità di incontrare le migliori “menti” della Apple al mondo. E poi annusare il vento che tira, scambiarsi spunti, idee e opinioni. Ma quest’anno ci sarà qualcosa di diverso.

Non mi riferisco alle voci che alcuni siti hanno già messo in linea ad arte: nuove macchine, nuove configurazioni e magari “Lui” (il G5 per capirci, nome in codice “Apollo”). Questo fa parte del corollario trito e ritrito che precede ogni manifestazione Apple (e che generalmente viene smentito dai fatti). In quella città l’11 settembre è accaduto l’inimmaginabile. E come ogni catastrofe, ha aperto una porta su un mondo che scorre accanto al nostro, alimentato dall’odio e dalla voglia di distruggere.

Ram. Byte. MegaHertz. Se mai ce ne fosse stato bisogno, gli attentati alle Torri Gemelle e all’edificio del Pentagono hanno dimostrato la fondamentale inconsistenza di questi dibattiti. Troppo spesso, rappresentano discussioni sterili e senza sbocchi. O la tecnologia diventa una carta disponibile per tutti, per garantire sviluppo e benessere, oppure è una rincorsa senza senso verso la novità più nuova, la tecnologia più costosa ma superflua, eccetera eccetera.

Potrebbe essere inutile ricordare queste cose. Tutti i partecipanti all’Expo avranno nel cuore i morti, quelle immagini che dopo quasi un anno ognuno di noi fatica a credere che siano parte della realtà. Ma sono conficcate nella nostra Storia, e ce le porteremo appresso per sempre.

Quello che viene comunemente chiamato “Digital Divide”, non è solo un problema che si risolve comprando più software, o portando i computer in ogni casa. La sfida è più ardua e complessa che mai. L’arretratezza tecnologica, i deficit culturali si colmano e si azzerano soprattutto quando la tecnologia è alla portata di ciascuno, e rappresenta davvero un’opportunità per crescere e migliorare l’ambiente che ci circonda, invece di sognarne la distruzione. Filosofia spicciola? Non dico di no.

Ogni medaglia ha il suo dritto e il suo rovescio. Le cose di per sé non hanno nessuna tendenza omicida, o malvagia. Ogni sviluppo, in un senso o nell’altro, dipende esclusivamente dall’uomo, da come la sua crescita culturale è stata impostata, e via via migliorata.

Mi piace credere che l’11 settembre segni anche per tutte le imprese (spesso tronfie e arroganti), un nuovo modo di confrontarsi con la realtà: non più un’arena dove stritolare l’avversario. E in cui la riflessione sul loro ruolo nella vita quotidiana sia ridisegnato sulla base delle esigenze delle persone, e non dei bilanci. Se si riuscirà a fare questo, se nel modo di pensare e di agire si verificherà questo scarto, questa svolta, allora quelle vite stroncate saranno almeno servite a farci rallentare una corsa che non conduce da nessuna parte.

Torneremo presto, molto presto a parlare di macchine, MacOSX, bachi e programmi. Per stavolta, no.



Data di pubblicazione: 30-06-2002
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