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Il mondo sotterraneo

Dove nasce la fortuna di un sistema operativo

L’oggetto delle nostre discussioni attorno alla Apple si concentra spesso su ciò che appare. Su ciò che designer ed esperti di marketing decidono di lanciare sul mercato al termine di accurate indagini dei bisogni delle persone. Dai prodotti che la casa di Cupertino lancia, sia siti che riviste cartacee ricavano materia di discussione e di commento. Le plastiche trasparenti del vecchio iMac, la foggia di quello nuovo, l’iPod. Il mondo della ribalta, o se preferite, quello della superficie.

Lontano dai lustrini

Accanto a questo c’è un altro mondo, che non attira i commenti e i pareri degli utenti; ma anche gli addetti ai lavori ci vanno cauti. Perché ostico, oppure perché ha la fama di esserlo (ed è la stessa cosa). Il mondo sotterraneo. Quanti forum ci sono su Java? E del tanto celebrato (giustamente) RealBasic? Di CodeWarrior? Pochi: eppure senza i linguaggi di programmazione non saremmo qui. A scrivere, a navigare. Non è una cosa da poco. Perché è proprio qui che si gioca il successo o meno di un'applicazione o di un sistema operativo.

Cosa c’è in palio

Il nuovo sistema operativo della Apple si basa su Darwin, un sistema Open Source che ha come fondamento Unix (o meglio, un suo "dialetto, il BSD). Questa mossa ha come scopo quello di attirare sulla nostra piattaforma quei programmatori che amano le sfide. Per contribuire così a migliorare un sistema operativo potente senza rinunciare alla sua facilità d’uso. A lungo andare, per permettere a noi di vivere e lavorare meglio. Più questo affascinante mondo “sotterraneo” allarga i suoi confini, e attira talenti, più grandi saranno i vantaggi per ognuno di noi.

Giganti e formichine

Oltre ai giganti come Adobe o Microsoft, esistono piccole realtà che fanno della passione il loro unico carburante per vivere. Spesso sono queste software house da quattro soldi che fanno la fortuna di un sistema operativo. Non solo azzeccando l’applicazione giusta, quella che magari ci solleva da una scocciatura, rendono la programmazione più popolare. Ma il loro lavoro, teso a cogliere le necessità degli utenti, spesso è più preciso e stabile di applicazioni potenti e blasonate. Eppure questo lavoro spesso viene, né più né meno, rubato.

Chi ci rimette

Tutto il mondo del software subisce l’attacco della pirateria: ma in maniera differente. La Microsoft infatti, ha uffici legali potentissimi, e riesce a difendersi e a prosperare. Chi è piccolo sopravvive, stringe i denti, infine chiude. Il danno è enorme: dal punto di vista finanziario, certo. Perché chi sviluppa in proprio non è più stimolato a continuare. Ma anche per tutti noi, e non è un paradosso. Anzi, soprattutto per noi. Una realtà marginale come la Apple rischia di rimanere confinata in un angolino quasi per sempre. Un’azienda diventa più forte quando la sua comunità di programmatori ha la possibilità, ad esempio, di stravolgere o migliorare l’interfaccia del sistema operativo. Di sviluppare software per terze parti. Se il tornaconto economico manca, tutto langue e niente migliora. Dov’è il vantaggio del piratare?

La morale?

Alla fine non c’è una morale da spiegare: perché tutto è estremamente chiaro. Qualunque attività umana migliora se alla base c’è il rispetto del lavoro altrui (spesso oscuro). Altrimenti perdiamo l’occasione di crescere. Tutti insieme.



Data di pubblicazione: 22-04-2002
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