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Millennium Bug

Mille e non più mille

In questo articolo vi presentiamo una lettera speditaci da un nostro amico in cui si analizza il problema del millennium bug evitando tutti gli inutili tecnicismi e facendo delle considerazioni pratiche su quello che potrebbe accadere:


Caro Direttore,

“esperto di informatica” sarà sua sorella. Io sono solo un urologo che smanetta un po'col computer e legge qualche rivista. L’idea di prevedere il futuro mi fa un po'impressione, ma non c’è niente di divinatorio nel prospettare quello che potrà succedere a tutti noi a partire dal 1/1/2000 (l’ho scritto, e il computer che sto usando non è andato in tilt, visto?).
Il fatto è che sono andati sulla luna usando una cosa poco più grande di una cabina telefonica che andava con un computer con la potenza di quelle agendine elettroniche tascabili che oggi ti regalano se ti abboni alle riviste. Dice che non ci crede? Ci creda, ci creda: la spiegazione del cinema che si scatenerà (che si è già scatenato) sta tutta qui.

Infatti non ci dovremo aspettare che compaiano schermi azzurri con frasi incomprensibili sui monitor dei nostri computer da tavolo, neanche di quelli tra il vecchiotto e l’ancestrale che usiamo nei reparti dove lavoriamo. Quelli bene o male vanno in bomba ogni giorno, non sarà una bomba in più o in meno che ci cambierà la vita. Ti viene già da spaccarli col martello due volte la settimana, figuriamoci…
Il fatto è che ENEL, Telecom, Italgas, metropolitane, impianti semaforici e via elencando oggi funzionano tutti perché sono controllati da computer che non hanno niente a che vedere con “quelli di tutti i giorni”. Sono bestioni che stanno invecchiando a vista d’occhio (l’ultimo Macintosh che venderanno nei negozi per Natale avrà una potenza di calcolo analoga a quelli lì), che funzionano con un sistema operativo (quello che fa uscire le finestrelle quando avvii, per capirci) che sono in grado di usare in pochi, ma che soprattutto funzionano con dei programmi che sono stati scritti ad hoc per ogni singola (o quasi) azienda, ditta, comune eccetera.

Qui casca l’asino. Secondo una delle imperiture Leggi di Murphy “se i costruttori costruissero come i programmatori programmano, il primo picchio che passa butterebbe giù il grattacielo”. Queste anime pie, per risparmiare, ai tempi in cui la RAM (ci sono cascato, ho usato un termine tecnico) costava un occhio, hanno pensato bene di codificare le date con gli anni a due cifre. Per questo un mio amico non è riuscito a prelevare i soldi col bancomat nella Cassa Rurale di un paesetto vicino a casa mia: quello scadeva il 9/02, che ovviamente è prima del 10/99, no?, e allora cosa mi chiedi i soldi se ti è scaduta la carta? Fate scorta di liquidi a fine dicembre, potreste non riuscire a usare il bancomat (o peggio la carta di credito) nel supermercato sotto casa.

Ma cosa c’entra la luce? Forse niente: è difficile che il computer venga a casa mia a sigillare il contatore, ma non dubito che qualche solerte burocrate manderà fuori squadre e squadre di tecnici a chiudere forniture “scadute” perché qualche programmatore ha risparmiato. Però c’è il problema che i maledetti computer parlano una lingua incomprensibile se non a un manipolo di geni che conoscono il temibilissimo “linguaggio macchina”, nel quale può bastare una parentesi graffa al posto di una quadra per mandare in tilt per una settimana il sistema telefonico del Midwest americano: è successo qualche anno fa, ed è costato miliardi. Chissà cosa saranno capaci di fare i “mainframe” dell’ENEL quando si accorgeranno di essere entrati in funzione in una data successiva a oggi, 1/1/00. Forse si suicideranno? Certo si arrabbieranno a morte, smettendo di funzionare, magari in una sperduta centrale della val Venosta, da cui partirà un cinematografo che probabilmente arriverà fino a Messina. Spero che quelli del SuperPhenix vicino a Ginevra abbiano testato perbene il loro sistema, perché altrimenti Chernobyl sembrerà una barzelletta.

Facciamola breve. Quelli che pensano che siano tutte esagerazioni farebbero bene a immaginare come si può stare in una casa di città senza elettricità (o gas, o acqua, o col cesso intasato, o…) in pieno inverno. Per quanto mi riguarda, comprerò una bombola di propano, che potrà servire poi per farci la griglia l’estate prossima, e un bel po’ di pasta e pelati che comunque non vanno mai buttati. Se credete che io sia eccessivo, leggetevi “Y2K” di Jason Kelly, Urania Mondadori, 24/10/1999 (l’anno con quattro cifre, mi raccomando): a pagina 74 c’è una interessante lista di cose che vi potranno tornare utili. Esagerato, ma inquietante.

Per concludere, mi sbilancerò dicendo che credo che il 2 gennaio io andrò comunque a lavorare, ma non è detto che non lo faccia in bicicletta (in fondo sono solo una ventina di minuti di strada). Certo, se avessi una di quelle macchine col computer dentro col GPS e la caffettiera estraibile direi che andrò sicuramente in bicicletta.
Là troverò il CUP (Centro Unico Prenotazioni) completamente in panne (è una novità?) e scriverò le consulenze a mano sui foglietti gialli di carta chimica che si usavano dieci anni fa: ne abbiamo ancora, “per le emergenze”…
Di sicuro andrò a lavorare: non mi beccheranno in vacanza da nessuna parte, specie in aereo: sai mai cosa sono stati capaci di fare i programmatori del centro di controllo del traffico aereo dell’Uzbekistan, dove certamente non hanno avuto i soldi per testare a fondo i loro vecchissimi catenacci.
Compri una bella coperta di piumino, Direttore, ne vendono a poco prezzo all’Ikea…

Saluti



Data di pubblicazione: 20-11-1999
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