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MacOS X la "vecchia"novità

Il nemico dentro

E' una bella giornata per iniziare a scrivere, non trovate?
Molti di voi già mi conoscono per i "lavori" che presento giornalmente su Tevac, e non sentono certamente il bisogno di ulteriori spiegazioni.
Per tutti gli altri, che mi incontrano per la prima volta, soltanto un consiglio: se volete sapere qualcosa di più, non dovete fare altro che vistare le rubriche di cui mi occupo, sempre su Tevac, e di continuare a leggere questi miei brevi (e tutt'altro che impegnati) interventi...
Lasciatemi soltanto ringraziare gli amici de "IlMac" per questo angolino che mi hanno trovato!
Ora, bando alle ciance e cominciamo.

Si aprono le danze.

Fra pochissimi giorni, la nostra piattaforma conoscerà una delle trasformazioni più profonde che memoria di Evangelista possa mai ricordare.
Mi riferisco ad un evento tanto "estremo" da far apparire la transizione dei processori impegnati sulle nostre macchine (quella che si è verificata all'inizio degli anni 90 e che ha portato i nuovi PowerPC a sostituire i vetusti 680x0) una sciocchezza.
Entreremo nel grande mondo di Unix.

Sto parlando del sistema operativo che viene considerato come il "principe" del mondo dell'informatica; di un sistema capace di tagliare il traguardo dei trent'anni senza mostrare segni di cedimento, di un programma (perché anche i sistemi operativi sono, in fondo, dei "Programmi") che stupisce per la sua affidabilità e stabilità.
Se avete bisogno di utilizzare una macchina per un lavoro critico, per operazioni dove la continuità e l'affidabilità siano valori assoluti, dove il sistema non deve assolutamente mostrare segni di cedimento, come nel caso di siti dedicati all'e-commerce oppure gruppi di macchine aggregate per macinare grandi quantità di numeri, allora Unix rappresenta l'unica vera alternativa ai sistemi che attualmente vanno per la maggiore.

La nuova versione di MacOS è pronta a sposare gli aspetti migliori di questo sistema operativo(affidabilità, altissime performance, stabilità e così via), portando in dote qualcosa di unico, la nostra interfaccia.

E, si, perché Unix presenta un difetto non da poco, almeno per gli utenti che potremmo definire, ai giorni nostri, "poco evoluti" ("poco evoluti" non è un insulto, badate bene! Indica soltanto un utente che non passa il tempo con la testa sotto il cofano del proprio sistema e che non ha necessità simili a quelle di un piccolo laboratorio di ricerca...).
Unix non possiede una moderna interfaccia grafica.

Ciò significa che i suoi utenti utilizzano da sempre la riga di comando per inserire i dati e le istruzioni all'interno delle proprie macchine, sotto forma di stringhe alfanumeriche (lettere e numeri), e che la stessa risposta viene fornita sotto forma di stringhe alfanumeriche. Niente icone, niente cartelle, niente finestre di dialogo.

Per chi è abituato a questi elementi grafici la cosa si fa piuttosto difficile.
Non vi spaventate. Unix presenta anche delle virtù impagabili come il piping dei comandi, che permette agli utenti di elaborare i propri i dati attraverso concatenazioni successive di comandi (le informazioni che escono elaborate attraverso un primo comando vengono reindirizzate in ingresso ad un secondo, e così via per n-comandi), oppure la fortissima aderenza agli standard della Rete (non vi sorprenderà certo il sapere che Unix rappresenta le solide fondamenta su cui, negli anni sessanta, è stato realizzato il primo embrione che ha poi dato vita ad Internet).

Purtroppo non fa uso di icone e cartelle. I suoi utenti non ne hanno mai sentito il bisogno o quasi.
Un primo tentativo di realizzare una GUI sotto Unix (XWindow, pur rappresentando un'architettura estremamente potente e flessibile, si è rivelato un tentativo molto rozzo a livello visivo per la costruzione di una interfaccia grafica.
E solo negli ultimi anni, con l'arrivo della sua versione Open Source, Gnu/Linux, si è iniziato lo sviluppo di una vera e propria interfaccia grafica che ne rendesse più facile l'utilizzo.
MacOS X si propone molto di più. Vuole applicare una versione migliorata della propria interfaccia ad una delle versioni più note di Unix, con l'intenzione di dare vita ad un nuovo sistema operativo capace di fondere la rocciosa potenza e stabilità del secondo, con la grazia e l'amichevolezza del primo. Unire la stabilità di Unix con la fantasia di MacOS, insomma...E qui cominciano i problemi.

Al di là dei sogni.

Apple rischia con MacOS X di fare un errore estremamente grave: inserire una interfaccia vecchia di 15 anni sulle fondamenta di un sistema operativo antico, per farli operare insieme ad alta velocità.
Eresia? Forse.
Ma vorrei che seguiste il ragionamento che prendo in prestito da alcuni dei più noti specialisti delle interfacce (purtroppo ben più esperti del sottoscritto in questo campo e concordi nel rilasciare le loro affermazioni), che hanno analizzato MacOS X fin dalla sua prima apparizione come beta dedicata agli sviluppatori.
Il nuovo MacOS X possiede sicuramente alcune caratteristiche intriganti; è splendido da vedere, tanto che potremmo definirlo una vera e propria gioia per gli occhi; viene dotato di tutte quelle caratteristiche che dovrebbe contenere un sistema moderno, quali multitasking reale e memoria protetta.
Il problema è che la sua interfaccia non è assolutamente innovativa. Punto.
Si tratta sempre della solita struttura a finestre, che fa uso delle solite icone e che viene controllata dal solito mouse (ad un pulsante...).
Tutto questo era già a nostra disposizione con il MacOS 1.0 nel lontano 1984. E la metà delle cosiddette novità sono state prese di peso da NextStep e trasportate nel nostro sistema.
Mi piacerebbe porre una domanda a chi ha sviluppato il prossimo MacOS: "Lasciamo da parte i pulsanti gommosi e le finestre tridimensionali. Ora ditemi con chiarezza quali sono i motivi precisi che possono spingere un utente a scegliere di lavorare con MacOS X piuttosto che con Windows..."
Se non ve ne siete accorti, il lavoro di noi Evangelisti è propri questo, spiegare alla gente perché X è (o, piuttosto, "sarà") "meglio" e perché dovrebbero sceglierlo ed utilizzarlo, al posto di Windows 2000.
E non soltanto per sterile campanilismo, o perché William (Bill) Gates III ci sta cordialmente sui ...

Quali sono le richieste della gente, dell'utente comune alla Apple, che X riuscirà a soddisfare nelle attività di ogni giorno? Quale saranno le caratteristiche del nuovo sistema a fare realmente la differenza?

Doccia scozzese.

La Apple condivide con Microsoft un elemento fondamentale e cioè il pieno controllo sull'interfaccia dei suoi prodotti, ma possiede anche un ulteriore vantaggio che la casa di Redmond non possiede e non possiederà mai. Il pieno controllo anche sull'hardware che andrà ad utilizzare questa interfaccia.

Purtroppo la casa di Cupertino sembra avere dimenticato questa differenza fondamentale.
Differenza che le consente di realizzare sistemi strettamente integrati (una possibilità non da poco!) e quindi molto più performanti; una differenza che le consente di inventare e di innovare le strutture della sua interfaccia.
I teorici dicono che la migliore tra le interfacce possibili è quella che "scompare" agli occhi dell'utente; purtroppo MacOS X sembra avere imboccato una strada completamente diversa. Non verso la ricerca di una nuova "identità", ma di una sterile emulazione delle caratteristiche principali del sistema operativo rivale. Continua a sentire molto difficile il potere considerare il nuovo Dock come la versione riveduta e corretta della Barra delle Applicazioni di Windows...
Dove sono finite le ricerche sul riconoscimento vocale e sulla voce sintetica? Qualche mese fa si era parlato della rivoluzionaria tecnologia di riconoscimento della scrittura (nome in codice "Stele di Rosetta") sviluppata dalla Apple. Ma l'azienda non era avanti di anni nell'implementazione di tecnologie come questa?

Se la Apple voleva realizzare un vero e proprio colpo di frusta, una frattura fra il vecchio ed il nuovo, perché non iniziare ad implementare una interfaccia che sia realmente "diversa" per le nostre macchine, capace di entusiasmare e di attirare gli sviluppatori prima e gli utenti poi?
Ancora, che fine hanno fatto i nuovi oggetti da implementare nelle interfacce? Gli Stack di elementi, gli Album ed i Taccuini (Scrapbook e Notebook), i Progetti e ed i Documenti Attivi, gli elementi modellati intorno ai vari collaboratori che specialisti del calibro di Bruce Tognazzini hanno battezzato "People", dove sono finiti?
MacOS X dovrebbe segnare l'introduzione di nuovi elementi nella nostra interfaccia, di nuovi strumenti per veicolare l'informazione. Di nuovi oggetti capaci di sfruttare al meglio la filosofia che da 10 anni tiene banco sulla nostra piattaforma.
Mancare questo obiettivo potrebbe significare un brusco risveglio per molti di noi, che avevano visto in X il concretizzarsi dei sogni e delle promesse che la comunità della mela attendeva fin dall'annuncio di Copland (ricordate il primo progetto della Apple per un sistema operativo veramente moderno?).
Una doccia fredda che molti vorrebbero evitare.

Mi piacerebbe potere pubblicare le vostre opinioni e discuterne con voi. Cosa vorreste trovare nella scatola di MacOS X, il prossimo 24 Marzo, e cosa proprio non vi va giù della nuova interfaccia?

I miei indirizzi:
volpi@tor.it
volpino@tevac.com

Bao!



Data di pubblicazione: 03-03-2001
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