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MacBook Air

Un'occasione per riflettere su quello che ci circonda


L'idea da cui si parte quando viene deciso il lancio di un nuovo prodotto, si basa essenzialmente su due punti di forza.
Il primo: quali sono gli elementi di cui si può fare a meno.
Il secondo: quali sono, viceversa, quelli di cui non si può fare a meno.

Alcuni prodotti sconcertano per un motivo piuttosto banale, che non riusciamo a cogliere perché siamo stati abituati male. Cioé: siamo sommersi da apparecchi e soluzioni che ci offrono funzioni e caratteristiche in quantità industriali. Alla fine, risulta difficile districarsi, e non distinguiamo più quelli utili ed efficaci, da quelli superflui. Ecco allora che ci attardiamo a osservare ciò che un prodotto non permette di fare; mentre tralasciamo le possibilità che ci vengono offerte.

Eppure nessuno si sogna di giudicare un incontro sportivo parlando degli atleti assenti.
Qualcuno potrebbe chiedersi, a questo punto: ma vale anche per un computer?
La risposta è sì.

La scelta

Quando si decide di innovare (se si decide di farlo), occorre compiere delle scelte; il che presuppone un approccio "totalitario" all'oggetto del nostro lavoro.
Scegliere rappresenta quindi un compito ingrato e arduo, che pone l'azienda sotto una luce meno "benevola" rispetto a chi invece si limita ad aggiungere funzioni su funzioni.

Spesso i prodotti con cui abbiamo a che fare ogni giorno fanno della non-scelta il loro karma. Ecco uno dei motivi per cui ci troviamo circondati da prodotti di cui usiamo sì e no il 10% delle funzioni. Il restante 90% non lo usiamo, non lo sappiamo usare, se lo usiamo ci riusciamo dopo aver perso tempo prezioso (sottratto ad altro, magari ai nostri cari), e poco dopo lo abbandoniamo.
Eppure se arriva un nuovo prodotto guardiamo sempre e solo a quello che non offre.

Veniamo al MacBook Air. Due sono gli aspetti su cui si è puntato, perché sono stati considerati irrinunciabili.

Uno schermo grande (13,3" è ampio per la categoria che la macchina intende rappresentare).
Una tastiera usabile, perché di dimensioni regolari.

Attenzione: una volta che si è scelto cosa è irrinunciabile, occorre altro: è necessario ragionare per rendere quello che resta, seducente. O meglio: accogliente e quindi in grado di mettere a proprio agio l'utilizzatore. Infatti costui è disposto sì a rinunciare; ma il costo della rinuncia non deve mai essere eccessivo.
Esempio: i tasti sono retroilluminati.
Questo permette di lavorare anche in condizioni di scarsa luminosità, se ad esempio si viaggia spesso e gli ambienti in cui si è costretti a fermarsi magari hanno scarsa luminosità. Altro esempio: durante le conferenze vige la pessima abitudine (almeno secondo me), di tenere le luci abbassate (a volte addirittura la sala è avvolta nel buio). Se il computer è il mezzo per prendere appunti, apprezzerete la grande tastiera retroilluminata.

Altro esempio: uno schermo LED retroilluminato, widescreen, capace di offrire una risoluzione 1280x800. In poche parole, uno spettacolo per gli occhi. Se avete problemi di vista (come chi scrive), preferirete avere a che fare con una macchina che non affatichi i globi oculari, ma che li metta a proprio agio.

Il senso delle cose

Un buon parametro per giudicare gli oggetti è cercare di capire se le scelte effettuate dal produttore hanno indebolito o addirittura cancellato lo scopo dell'oggetto stesso.
Ad esempio, la qualità per Apple è un requisito su cui non si può negoziare, o scherzare. Ecco allora che il MacBook Air trasmette cura per i dettagli solo guardandolo nello spot presente sul sito.

Non basta ovviamente: ho scritto che l'oggetto deve conservare la sua natura, lo scopo per cui nasce. Le sue caratteristiche e qualità (non solo dei materiali stavolta), devono essere percepibili non solo al tatto, ma permettere all'utente di fidarsi della macchina, di affidarle il proprio lavoro sapendo che quello che manca (il lettore ottico, la RAM che non si può aumentare), non è un ostacolo alla propria produttività.

Lo scopo di questo articolo

Che ci si creda o no, questo articolo non è un'apologia di Apple, o dei suoi prodotti.

Piuttosto, vorrebbe dimostrare come a volte (a volte: quindi non sempre), il lancio di un prodotto sul mercato può essere l'occasione per riflettere serenamente su quello di cui abbiamo davvero bisogno. Sull'utilità degli aggeggi tecnologici che ci circondano. Ma occorre avere una mente libera da quello che pubblicità e mode ci impongono. Inoltre, vorrebbe spingere il lettore a ragionare con la propria testa, invece che rimasticare idee e concetti appresi da altri, senza aver mai riflettuto e concluso se fossero davvero giusti e pertinenti.

Data di pubblicazione: 28-05-2008

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