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Italiano addio?

Riflessioni sul linguaggio della Rete

La nostra società è caratterizzata dalla velocità di comunicazione. E a questa velocità nel far viaggiare le informazioni dai mass media alle persone, si sta affiancando la volontà di far diventare più veloce il modo di comporre messaggi, testi per comunicare. La lingua sta quindi cambiando. É probabile che nel giro di una decina d'anni, la Rete avrà il suo proprio linguaggio, un linguaggio universale basato essenzialmente sull'Inglese, con molti acronimi, abbreviazioni e poca punteggiatura. Questi cambiamenti stanno interessando tutte le lingue, quindi l'italiano tanto quanto l'inglese. Ogni lingua sta quindi avendo un suo corrispondente nel cyberspazio. In un altro articolo intitolato "Do u speak Internettish?" avevo analizzato questo fenomeno dal punto di vista dell'inglese. In questo articolo analizzerò come invece sta cambiando l'italiano e non solo il cyberitaliano, anche quella della realtà. Infatti, per la prima volta potremmo avere una rivoluzione che partendo dal simulmondo, rivoluzionerà anche il mondo reale. Partiamo dagli universali smiles, detti anche emoticon, di cui potete leggere un articolo più approfondito cliccando qui. Grazie ad esse, con 3 o 4 caratteri potete esprimere un grande numero di emozioni, e non è poco.
La lingua italiana si sta poi arricchendo di parole inglesi che vengono "italianizzate". Pensateci un attimo: quante volte, magari senza rendervene conto avete detto "dopo mi vado a downloadare l'ultima versione di QuickTime...". Molte volte scommetto.. ;-)

L'avvento della New Economy ha mescolato alla lingua italiana, un altro set di nuovi termini, qualche esempio:

* Business plan, ovvero "pianificazione dell'affare"

* IPO che sostituisce il "vecchio" termine OPV, ovvero "Offerta Pubblica di Vendita di titoli azionari"

* E-commerce per "commercio elettronico"

* TOL per intendere "Trader On Line", persona che compra e vende azioni via Internet

* B2B = Business To Business, che indica un business nel quale aziende vendono prodotti ad altre aziende non ai consumatori



In un futuro non troppo lontano, oltre all'italiano che viaggia sotto forma di bit nella Rete, potrebbe evolversi anche l'italiano scritto su carta. In che modo? Come tutti i processi di cambiamento di massa, esso non avverrà da un giorno all'altro, ma gradualmente, e vi assicuro che già sta avvenendo. Chi di noi, appena può, anche sulla carta , un banale "per" non lo scrive "x", "qualcuno" non lo abbrevia "qlc" e "comunque" non lo riduce a "cmq"? Quante volte poi abbiamo omesso i congiuntivi, abituati anche dalle TV che aiutano a distorcere le regole grammaticali? Molti slogan infatti dicono "...é il migliore che c'è!"...
Risulta quindi evidente che l'attuale società tende a dare molta più importanza al contenuto che non alla forma: capiamo quindi che la società del terzo millennio ha bisogno di una lingua il più snella possibile. Una proposta di italiano più snello è stata quella di Marcello Luchetti, docente di didattica all'Università di Roma. Grazie ad essa sarebbe possibile risparmiare circa il 3-4% di caratteri, vale a dire che ogni 10.000 caratteri di testo ne verrebbero risparmiati dai 300 ai 400. Ma vediamo alcune di queste proposte:

1. far scomparire le doppie, sostituendole da una sola lettera maiuscola. "tutto" diventerebbe "tuTo"

2. non scrivere mai i numeri in parola

3. eliminare il "ch" e sostituirlo con la lettera "k". "chiaro" diverrebbe "kiaro"

4. sostituire "vv" con la sola "w". "Ovvio" diventerebbe "owio"

5. sostituire "ss" con la sola "x". "spesso" diventerebbe "spexo"

6. far scomparire le "h" nel verbo avere. "Io ho" diventerebbe "io ò".

Naturalmente, gli accademici della Crusca (Istituto di ricerca sulla lingua italiana) si oppongono a questa riforma. E contro le conseguenze negative sulla lingua italiana si schiera anche lo scrittore e giornalista Giorgio Bocca, che si dichiara "molto infastidito" da quello che lui definisce "un assalto spaventoso per cui la lingua italiana non riuscirà a sopravvivere" e secondo il quale a volte si abusa del gergo anglosassone, perché lo si usa anche quando non è veramente necessario.
Quella di Luchetti è una proposta, ma bisogna tener presente che, riguardo alla lingua, nulla può essere imposto, perché essa cambia senza schemi fissi ed è impossibile controllarla.
La mia conclusione è che la lingua cambierà e si adatterà alla società. Se nel nostro vocabolario di termini in uso stanno entrando sempre più termini tecnici, significa che viviamo sempre di più a contatto con la tecnologia e che essa è largamente diffusa tra la popolazione. Una società Hi Tech deve avere la sua lingua. E questa, per forza di cose, non può essere uguale a quella del secolo scorso...

E voi cosa ne pensate? Vorreste una lingua più snella e più web-oriented oppure temete per la sopravvivenza dell'italiano? Vi invito a scrivermi le vostre opinioni. Mi piacerebbe aprire un dibattito sull'argomento.


Data di pubblicazione: 20-10-2001
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