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iPhone: la terza rivoluzione di Apple

Non di prodotto ma di mercato

Alla fine Apple ha sfornato il telefonino, sogno tecnologico dei più fanatici tra i fanatici appassionati Apple.
Il gadget definitivo, ideale per il nomade informatico e al centro del nostro mondo digitale, come ben pronosticato quattro mesi fa dai nostri Andrea Gressani e Antonio Capaldo.
iPhone è uno splendido prodotto, dalle caratteristiche innovative e accattivanti, ma la complessa rivoluzione di mercato che esso implica ha le sue basi nelle passate strategie di Apple e da quanto detto, più o meno tra le righe, durante il keynote.

Il prodotto

iPhone integra al suo interno un iPod con video da 3,5" ad alta risoluzione, 4 o 8 Giga di memoria, un telefono di 3 Generazione (Edge per ora ma l'UMTS è stato promesso) quadriband, con connesioni wi-fi e bluetooth di seconda generazione, videocamera da due megapixel.
A livello hardware notevoli sono lo splendido monitor che occupa tutta la parte forntale del dispositivo, interamente sensibile al tocco, e la estrema miniaturizzazione dei componenti che ha consentito di avere un bel dispositivo spesso appena 11,6 millimetri.
L'interfaccia che utilizza lo schermo sensibile al tocco è totalmente innovativa e consente di usare in maniera semplice e funzionale tutti i programmi di posta elettronica, navigazione interntet e gestione dei contenuti multimediali.
Grazie all'uso di Mac Os X come cuore del sistema Apple ha inserito nel suo telefono delle vere applicazioni di classe "desktop": per navigare si usa Safari, naturalmente HTML e non WAP, abbiamo una applicazione di posta completa che supporta anche i protocolli IMAP e POP, per la gestione dei contenuti fotografici quella che Jobs ha definito il "miglior programma" del genere, meglio di iPhoto, Widgets e così via.
Tutto si comanda con tocchi delle dita sullo schermo, scrollando, facendo click e doppio click, con uno o due dita, sul modello di quanto è possibile fare con le trackpad degli ultimi portatili Apple.

E cosa ci sarebbe di rivoluzionario?

L'esperienza utente è la vera rivoluzione, o meglio, ciò che scatena la rivoluzione.
In tanti hanno notato che al di là della innovativa interfaccia l'iPhone in fondo non presenta nulla di nuovo come dispositivo, anzi, hanno addirittura sottolineato la grave (?) mancanza del protocollo UMTS.
E' lo stesso tipo di critiche rivolte a suo tempo al Macintosh e all'iPod.
"Bello il mouse e l'interfaccia del Mac ma in fondo è solo un computer come gli altri, gli manca il floppy da 5" e 1/2, è solo moda, non durerà...", dicevano; "bella la click wheel e l'interfaccia dell'iPod ma in fondo è solo un player come gli altri, non legge i WMA, è solo moda, non durerà..."
Quello che sfugge e sfuggiva a questo tipo di critici è che l'interfaccia grafica cambia talmente l'esperienza dell'utente da creare un nuovo prodotto ed un nuovo mercato.
L'interfaccia grafica e iTunes hanno talmente tanto semplificato la vita di chi usava il computer o di chi comprava CD da cambiare radicalmente il modo di fruizione dell'informatica personale e della musica.
Chiaramente chi conosceva alla perfezione le istruzioni a riga di comando di un Apple II, di un PC o di un mainframe Unix non percepiva come impellente la necessità di tale innovazione, tanto meno chi comprava CD sotto casa o scaricava MP3 pirata dalla rete, ma il mercato è fatto, in maggioranza, di gente che vuole stare tranquilla, usare il computer facilmente e non rubare musica se non è indispensabile.

Creare il mercato

La scommessa di Apple, la rivoluzione promessa, è quindi quella di "creare", grazie alla facilità d'uso, un mercato per l'iPhone come è stato creato per il PC con interfaccia grafica e per la musica digitale.
Creare un mercato nell'epoca del digitale è una operazione complicata e rischiosa.
Da sempre è bastato che ci fosse una necessità per offrire un prodotto.
Con il consumismo di massa siamo arrivati a inventare prima il prodotto e quindi a creare la necessità, classico caso l'industria automobilistica: Ford che "crea" l'automobile a basso costo in un paese deve non c'era ancora la mobilità di massa.
Con i beni complessi consentiti dalla moderna tecnologia, sempre più legati ad un "ecosistema" di prodotti e servizi, questo ha comportato investimenti sempre maggiori e scommesse sempre più azzardarte (sempre Ford che ha speso follie per realizzare "l'aereoplano di massa" ma in assenza di "aereoporti domestici" e a costi d'uso troppo elevati).
Le telecomunicazioni e l'informatica, con la loro specifica elevata dipendenza dagli standard industriali, hanno esasperato il concetto crescendo spesso solo grazie all'intervento esterno di commesse militari o statali.
In questo contesto Apple ha innovato "forzando" l'accumulo della massa critica di utenti necessari per l'affermazione di uno standard grazie alla facilità d'uso rivoluzionaria dei suoi dispositivi.
Macinotsh e iPod sono state scommesse vinte grazie a tanta perseveranza, lunghi anni di investimenti improduttivi e in virtù del fatto che quando la gente trova a prezzi accessibili una tecnologia facile da usare incomincia a usarla.

Che mercato per l'iPhone?

E questo ci porta alla domanda iniziale: perchè sarebbe così innovativo il nuovo dispositivo di Apple?
Che mercato si verrebbe a creare con lui?
Il mercato è quello della fruizione "portatile" di massa di dati tramite servizi di banda larga senza fili.
Questo mercato oggi esiste come esisteva quello dei PC prima del Mac o dei negozi di musica digitale prima di iTunes.
Un mercato piccolo, in cui sono stati spesi tanti soldi da parte di tante grandi imprese con una percezione sbagliata del tipo di utente, del tipo di prodotto e del modo di fare utili.
Oggi i clienti di questi servizi sono pochi velleitari (massima stima per chi si diverte con le novità: veri pionieri generosi della tecnologia) e persone che per lavoro hanno la vera necessità di tali risorse e sono disposte a pagarle cifre spropositate.
Sono clienti "premium": pochi che pagano tanto ma non arrivano neanche a ricoprire i costi delle infrastrutture. Chi ha lo "smartphone" in tasca lo può usare solo perchè ci sono, ad esempio, tanti innamorati che si telefonano o tanti uffici che si mandano antiquati ed efficaci fax...
Il mercato di internet via cellulare non decolla ma le aziende di telecomunicazioni e dispositivi telefonici non possono fare altro che cercare di stare sul mercato in attesa che qualcuno dia la direzione per fare utili.
E anche questa volta la direzione l'ha data Apple.

L'importanza della reputazione di Apple

Con il ritorno di Steve Job in Apple nel 1997 l'azienda di Cupertino ha imparato a muovere più pedine contemporaneamente, muovendosi strategicamente su più mercati e creandosi una reputazione di abilità, serietà e affidabilità che le ha consetito di "prendere tra le mani" il tesoro dei grandi produttori di contenuti digitali: majors discografiche e cinematografiche.
Chi ha seguito il keynote fino alla fine ha visto Stan Sigman, amministratore delegato della più grossa azienda telefonica americana, Cingular, impacciato e tutt'altro che informale (era in abito blu e si aveva la netta impressione che gli avessero "stappato" la cravatta dal collo pochi secondi prima...) dire che aveva stretto un accordo in esclusiva senza aver MAI visto il prodotto oggetto di tale accordo nei due anni e mezzo precedenti. Analogamente i dirigenti di Google e Yahoo! hanno avuto la stessa "fiducia".
Tutte queste imprese hanno modificato i loro servizi per fornire di caratteristiche esclusive l'iPhone.
Stan Sigman in particolare ha fatto notare che il business di tutte le aziande coinvolte nel progetto si basano sostanzialmente sulla "gestione" di enormi base dati: elenchi telefonici, archivi internet, musica, video, informazioni digitali in genere.
Un prodotto veramente facile da usare, la sinergia tra le grosse società che gestiscono tali dati e un abbassamento dei costi possono avvicinare il grande pubblico a questi archivi generando i volumi necessari alla profittabilità e sostenibilità del mercato.
E' la stategia di Apple per iTunes, caparbiamente difesa anche quando, per diversi miopi motivi, le case discografiche spingevano per il rialzo dei prezzi dei brani musicali.
Il catalizzatore di questa operazione, per non solo la sua indubbia e indispensabile capacità tecnologica, ma anche per la fiducia che ha saputo conquistarsi tra gli operatori del mercato, è stata Apple; Steve Jobs in particolare.
Per essere chiari Microsoft sono anni che sta cercando di fare la stessa operazione ma, troppo attenta a difendere il suo mercato principale, quello del software, non è riuscita a fare a meno di tendere regolari trabocchetti ai vari partner di turno "bruciando" la fiducia che un colosso del genere avrebbe dovuto inspirare.

Cosa aspettarsi per il futuro?

E' difficile avere un quadro preciso delle prossime mosse di Apple: l'ottimismo per l'iPhone potrebbe raffreddarsi se non sarà possibile acquistarlo e semplicemente inserirgli la propria Sim Card per poterlo usare.
E' probabile infatti che anche lo sbarco in Europa, dopo l'estate, seguirà le modalità americane fornendo il prodotto solo abbinato ad un operatore telefonico che fornisca certi servizi.
Inoltre il prodotto è estermamente complesso dal punto di vista tecnico, molto più miniaturizzato di un computer e dotato di tecnologie relativamente nuove per Apple: non si possono escludere qualche difettosità iniziale, problemi e lentezze produttive.
Da non dimenticare anche le difficoltà legate al nome "iPhone" per la tutela del quale, possedendo il marchio già dal 1996, Cisco ha querelato Apple.
Ma è chiara la direzione per gli operatori telefonici ormai: se si vuole sbloccare un enorme mercato fermo da anni quella di Apple è ancora una volta la strada da seguire e, per quanto riguarda il prodotto e la conoscenza del modello di mercato, Apple ha almeno 5 anni di vantaggio sulla concorrenza.
Alla fine ci guadagneranno i consumatori e gli utenti Apple potranno ancora una volta dire di avere dato una mano a fare la storia dell'informatica!


Data di pubblicazione: 17-01-2007
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