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Perché l'iMac non è espandibile

Tra Storia e bisogni reali dell'utente


Una delle critiche che al sottoscritto capita (ancora), di sentire, è vecchia quanto il mondo (dei computer, certo).
E cioè: l'iMac è troppo chiuso, non è espandibile. La libertà che garantisce all'utente è poca, molto poca; meglio a questo punto rivolgersi ad altro (ad un comune PC).

Buona parte dei computer da scrivania che Apple ha prodotto attraverso gli anni, sono infatti caratterizzati da una ingegnerizzazione "spinta" che ha permesso di creare autentici capolavori di design (chi non ricorda il Cubo, o l'iMac G4, quello stile "lampada" per intenderci). Ma di fatto ha impedito all'utente di espanderlo come desiderava.

Aggiornare la RAM, o il disco rigido spesso richiede un'abilità, una capacità a volte al di sopra della norma; ma è comunque alla portata se non di tutti, di tanti.
Le critiche si concentrano invece sugli altri componenti del computer: la scheda grafica. Per quest'ultima non c'è proprio nulla da fare. Aggiornare il processore? Peggio che mai.

Senza voler sindacare le decisioni di politica commerciale (e design), di Apple, possiamo tentare di riflettere su questo argomento sia interrogando la storia della casa di Cupertino (California, la sede della mela mordicchiata), che riflettendo sulle reali esigenze dell'utente. Lo faccio senza alcuna pretesa, limitandomi a considerare i fatti, e soprattutto di che cosa ha davvero bisogno l'utente.
Nel primo caso, partiremo andando indietro nel tempo...

Apple II contro il Macintosh

Anni 80. Il Macintosh sta per arrivare, ci si sta lavorando. L'idea di un computer facile da usare, e relativamente economico, è di Jef Raskin, che infatti tra il 1979 e il 1980 produce un corposo documento ad uso interno di Apple, dove vengono indicate le linee guida, e le qualità che un tale computer deve avere.
Il progetto non viene considerato vitale per Apple, ancora concentrata sull'Apple II: è questa la macchina che ha dato il via all'avventura della mela, e il suo geniale ideatore, Steve Wozniak (detto "Woz"), crede con forza che debba essere espandibile. L'Apple II ha infatti 6 slot di espansione.
Raskin, riguardo il Macintosh, ha le idee chiare: non deve essere espandibile. Il motivo: una questione di costi e di maggiore complessità.

Se infatti l'obiettivo della nuova macchina è un costo abbordabile e facilità d'uso, l'espandibilità non è affatto una priorità o una caratteristica che il nuovo computer deve possedere.

Steve Jobs, che ha con Raskin un rapporto conflittuale (tanto che quest'ultimo abbandonerà Apple nel 1982, ben due anni prima della presentazione al mondo del Macintosh), la pensa allo stesso modo. Per entrambi l'espandibilità non è affatto una qualità da implementare assolutamente. Piuttosto un ostacolo.
E il Macintosh quando arriverà nel 1984 farà parlare di sé, certo. Anche per il fatto di non essere espandibile.

Certo: allora l'espandibilità riguardava altri aspetti rispetto a quello che intendiamo oggi. Ma il Macintosh sin dal principio aveva certe caratteristiche che nel corso degli anni ha in parte perso (i Quadra, i Centris, i Performa possedevano diversi slot di espansione), per poi recuperarle con forza proprio con l'iMac.

L'iMac ai nostri giorni

Il tempo è passato, l'informatica si è trasformata da settore per pochi iniziati a fenomeno di massa (grazie ad Apple e Microsoft). Una cosa probabilmente è rimasta più o meno identica a quegli anni distanti. Il Macintosh (divenuto poi iMac), resta ancora adesso chiuso. In parte questa è una scelta precisa di Apple: i computer sfornati da Cupertino sono belli, non solo fuori. Anche al loro interno si può spesso trovare una cura per i dettagli, e una fantasia nel proporre soluzioni ingegneristiche, che sorprende. Ma dal momento che non tutti hanno (giustamente), il coraggio di smontare l'iMac Aluminium per curiosare sotto la carrozzeria, proviamo a spostare la nostra attenzione dal computer, all'utente.

Con una battuta: non è l'iMac a dover essere espandibile, ma l'intelligenza dell'utente. Che con l'iMac avrà a sua disposizione una macchina in grado di rendere migliore sia lo svago, che la sua vita lavorativa.

Quello che spesso si fa fatica a distinguere sono i bisogni reali, da quelli indotti: da pubblicità, amici, conoscenti, moda.

I bisogni dell'utente

Quelli reali: avere una macchina che, una volta fuori dalla scatola, sia in grado di far navigare in Internet dopo 10 minuti il suo proprietario.
Garantire a quest'ultimo solidità (niente crash di sistema), e facilità d'uso.
Un insieme di applicazioni in grado di consentire al singolo di navigare in Internet, chattare o scaricare la posta. Lo stesso dicasi se si desidera catalogare foto o realizzare filmati in modo rapido e veloce.

Quelli indotti: la scheda grafica (o il processore), devono essere aggiornabili.

Buona parte delle persone ripete questo tipo di concetti non perché ci creda, o all'atto pratico sia davvero in grado di eseguire questo tipo di operazioni. Lo ha sentito dire. Ha visto il tale (smanettone da una vita), prendere il cassone PC e trasformarlo "per pochi Euro" (appostandosi su eBay a caccia dei pezzi di cui aveva bisogno), in una macchina sbalorditiva.
Questo è possibile con un PC: ma richiede tempo, soldi (anche se relativamente pochi sono indispensabili), e competenze.
A meno che non si desideri comprare un computer a poco prezzo, e farlo trasformare in una macchina decente dall'amico smanettone (che comunque non lo farà gratis, a meno che non consideri il proprio tempo e danaro qualcosa da regalare). E poi, siamo davvero certi che alla fine tutto funzionerà a dovere?

Questa è un tipo di condotta che molti adottano: acquistano il computer più economico e finiscono per spendere sino al doppio del suo prezzo di acquisto per renderlo una macchina degna di lavorare.
Ma non sarebbe meglio puntare sin da subito non dico al top della gamma, ma a qualcosa di mediamente buono? Il fatto è che l'acquisto di un computer deve essere fatto con prudenza e un minimo di buonsenso. Ascoltate pure i giudizi e i consigli di amici, conoscenti e negozianti; e poi chiedetevi sempre la ragione delle cose.

Il processore dell'iMac non è aggiornabile. Quindi?
Chiedetevi quali sono le vostre esigenze: le vostre ho scritto.
Nel 90% dei casi navigare, scaricare la posta elettronica e montare i filmini delle vacanze sono tutto quello che desideriamo. Sono tutte cose per cui basta un processore di tre/quattro anni fa. Se pensate diversamente, è perché credete troppo alla pubblicità.

Avere una macchina a cui poter cambiare il processore non ci renderà migliori o particolarmente geniali. Non è in quello che sapremo fare al computer che renderà noi indispensabili: piuttosto sarà ciò che riusciremo a realizzare con il computer che ci renderà differenti.

L'iMac non offre una scheda grafica aggiornabile, quindi certi giochi girano così così. Vero: ma se per voi un gioco (o una serie di giochi), sono l'unico metro di giudizio riguardo un computer, probabilmente avete le idee confuse. Di più: per voi è solo una moda, non uno strumento per lavorare o migliorarsi.
Probabilmente non ne avete davvero bisogno. Forse si tratta di un altro bisogno indotto.

La conclusione

Qui nessuno vuol dire che Apple è il Bene Assoluto e quello che risiede al di fuori è il Male Assoluto. L'iMac, e in genere i prodotti sfornati dalla mela mordicchiata, hanno limiti come tutte le cose umane. Ma è necessario giudicare e quindi agire, non spinti dalla pigrizia, dalla semplificazione, dai "Si dice" o "Me lo ha detto uno che conosco". Piuttosto, è buona regola chiedersi la ragione delle cose, e provare ad indagare per proprio conto.
Certo, richiede impegno: ma alla fine le soddisfazioni sono maggiori.


Data di pubblicazione: 05-11-2008
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