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La guerra in IRAQ

Un punto di vista diverso

Pubblico qui la risposta data al mio articolo da un utente del sito. Ho molto apprezzato la sua controanalisi e la sua disponibilità a consentirci la pubblicazione. Eccovi il suo testo.
Per chiarezza i punti con rientro, rappresentano le mie parole ed il testo successivo il suo commento.

  • 1) Israele. Ha reiteratamente violato le risoluzioni dell'ONU, è in guerra con i palestinesi e sta uccidendo persone inermi. Non riconosce l'autorità di tribunali internazionali. Possiede armi di distruzione di massa in quantità e pericolosità notevolmente superiore a quelli dell'IRAQ e di ogni altro paese, tuttavia non vi è alcuna critica, aperta, dell'operato di Israele anche quando le sue azioni sono palesemente violente e contro la volontà delle Nazioni Unite.

1- Il fatto che qualcun altro, o noi stessi, sbagli o abbia sbagliato in passato, non è assolutamente una giustificazione per lasciar correre o continuare a sbagliare qui e ora.
2- Esiste una quantità spropositata di critiche all'operato di Israele, e mi chiedo dove tu abbia vissuto se non le vedi, sia da parte dei politici che da parte della stampa e dei mass media di tutto il mondo occidentale (e non parliamo di quello arabo naturalmente)
3- Tutte le risoluzioni che israele ha violato sono risoluzioni non "contro" israele  ma "circa la situazione israelo-palestinese", e fa una bella differenza il fatto che anche l'altra parte (i palestinesi e gli stati arabi confinanti) le abbiano sempre violate, a cominciare da quanto nel 1948 invece di riconoscere lo stato di israele lo attaccarno in massa.
4- Fra le risoluzioni circa la situazione israelo palestinese, non mi è noto che ne esista qualcuna che proibisca certe armi a Israele. Invece l'Iraq, a seguito della sua sconfitta nella guerra di aggressione contro il Kuwait, aveva avuto l'imposizione, come condizione di "cessate il fuoco" di distruggere tutta una serie di armamenti (che magari ha anche distrutto, visto che ancora non sono saltati fuori, ma di sicuro non ne ha mai dato prova, prova che spettava solo all'Iraq fornire, essendo impensabile l'idea spacciata dai franco-tedeschi che fossero poche decine di ispettori a dover battere palmo palmo un territorio enorme e desertico)
5- Le "persone inermi" uccise dagli israeliani sono in grande parte le famiglie dei kamikaze. Naturalmente non posso approvare una simile politica di rappresaglia, ma tu che faresti al posto del governo israeliano se sapessi, come tutti sanno, che i kamikaze vanno a suicidarsi sapendo che le loro famiglie saranno poi accuratamente ricompensate dalle organizzazioni terroristiche di cui loro fanno parte?

  • 2) USA. Gli Stati Uniti hanno loro stessi un enorme arsenale di armi di distruzione di massa che non hanno adeguatamente ridotto. I loro missili intelligenti hanno fatto molte vittime tra i civili, passate sotto quella triste etichetta di "effetti collaterali" neanche fossero numeri e non persone. Soprattutto sfruttando la paura e la fobia del terrorismo stanno praticando una vera e propria operazione di conquista e pulizia del mondo con pericolosi deliri di onnipotenza se sono arrivati a minacciare la Francia (per la ventilata possibilità di utilizzo del veto) e la Gran Bretagna, loro più grande alleato, affermando che avrebbero fatto a meno anche del loro aiuto.


    Questa è una tirata puramente ideologica non supportata da nessun fatto, perché:
    - non c'è nessuna risoluzione dell'Onu che proibisca agli Stati Uniti di avere armi di distruzione di massa, per l'iraq ce ne erano a bizzeffe (in conseguenza di una guerra di aggressione che l'Iraq aveva iniziato e perso)
    - gli Stati Uniti sono un paese democratico, l'Iraq non lo era (speriamo per il futuro...)
    - gli Stati Uniti hanno fatto tante porcate, ma non hanno mai fatto guerre di conquista (non il vietnam e nemmeno quella attuale nell'iraq giusto per prevenire due obiezioni, e tanto per prevenirne una terza, favorire golpe militari è una porcata [vedi sopra] ma non è uguale a fare una guerra di conquista) ai danni di altri paesi nella loro storia, l'Iraq le aveva fatte.
    - le "minacce" alla Francia sono del tipo "ci saranno conseguenze", grazie al cavolo, i francesi hanno fatto il diavolo a quattro sostenendo posizioni palesemente illogiche (che possono essere così riassunte: decine di risoluzioni Onu dicono "o l'Iraq collabora pienamente e senza condizioni oppure ci saranno serie conseguenze", gli ispettori riportano "l'Iraq collabora solo a metà" posizione francese "mandiamo avanti indefinitamente il lavoro degli ispettori, che funziona a metà solo grazie alla pressione militare pagata dai contribuenti inglesi e statunitensi") al solo scopo di portare avanti una sterile e irrealistica politica di potenza, mi pare logico, dal loro punto di vista, che gli Stati Uniti vogliano un attimo ridimensianarli. Presentare queste "minacce" con l'aria di alludere a intenti violenti, mi pare un po' eccessivo. Poi vogliamo dire che fra stati civili non si dovrebbero mai usare certi toni, giustissimo sono d'accordo, ma facciamolo con una certa equità (chi era quell'alto papavero francese che parlava di "cowboy ignoranti"?)
    - " se necessario agiremo anche da soli" non è una minaccia, né in italiano né in inglese.

    3) Pakistan, Iran, Turchia, India. Sono altri paesi che, in modi diversi hanno violato trattati , posseggono armi di distruzione di massa (india e pakistan anche l'atomica) hanno compiuto efferate violenze sui civili. Ma per ora il male è esclusivamente Saddam Hussein e gli altri sono tutti "amici" in attesa che, una volta sbrigata la pratica IRAQ ci si ricordi di qualche altro nemico

    - ci sono tanti altri paesi non democratici che violano risoluzioni dell'Onu, hanno armi di distruzione di massa, violano i diritti umani ecc ecc. Questo è vero. Ma dire velatamente "perché allora non fate la guerra a tutti" non è un argomento. Infatti, due cose sono molto chiare, in primo luogo che ogni situazione è diversa dalle altre, secondariamente che ogni atto politico responsabile deve porsi il problema di non causare danni maggiori di quelli che vuole risolvere, fare la terza guerra mondiale è un prezzo decisamente troppo alto per (quasi) qualsiasi fine si possa voler raggiungere. Quindi insinuare che i motivi legali-ideali di qualsiasi atto di guerra/uso della forza (perché non è solo in questo caso della guerra all'Iraq che simili argomenti sono stati usati) non sono abbastanza "puri" solo perché non viene tenuto un atteggiamento UGUALE in TUTTI i casi anche solo lontanamente analoghi, è un modo di argomentare privo di qualsiasi valore. In altre parole, non si può dire che l'attacco all'Iraq è ingiusto perché gli statunitensi non sono pronti ad aderire ad un motto del tipo "fiat iustitia pereat mundis".
    - attendiamo che ci si ricordi davvero di qualche altro nemico della democrazia, e che lo si elimini senza magari portare perciò il mondo alla distruzione (come si farebbe ad esempio attaccando la Cina, esempio spesso citato), questo sì...
  • E poi i veri motivi...."veri" mah...
  • L' IRAQ rappresenta uno dei più importanti produttori di petrolio al mondo, la sua posizione strategica e le sue riserve sono qualcosa che fa gola a tutte le economie mondiali. Avere un governo "amico" o meglio ancora "asservito" all'occidente rappresenterebbe una garanzia di prezzi del petrolio controllati, di forniture continue e senza problemi.Gli Stati Uniti attraversano una crisi economica molto forte e queste cose rendono qualunque presidente impopolare. Portare l'attenzione del paese sulla minaccia del terrorismo e sulla guerra all'IRAQ rende meno pressanti i problemi interni, contribuisce a far partire un'economia di guerra, trova una facile scusa per giustificare una serie di fallimenti di politica economica e per cercare di trovare una nuova congiuntura favorevole.

Se anche fosse vero che questo è uno dei motivi, il fatto che sia un motivo sbagliato cancellerebbe gli altri motivi giusti (che tu non hai efficacemente confutato)?
Stupisce che tra i "veri" motivi tu non consideri il fatto che gli stati uniti sono realmente stati oggetto del più grande attacco terroristico della storia; motivo che naturalmente non centra nulla con una passabile giustificazione della guerra all'Iraq, ma che per completezza e per capire un po' le motivazioni (a parte che non è un granché l'esercizio di concentrarsi solo sulle motivazioni delle scelte politiche) andrebbe almeno citato.
Peraltro c'è da notare che cospicue parti dell'occidente (fra cui le aziende petrolifere francesi) hanno fatto ottimi affari con l'Iraq nonostante fosse sottoposto ad un embargo imposto dall'Onu.

  • L'Italia tra tentazioni americanizzanti e equilibri europei.
    Il nostro paese si è mosso in questa situazione di ambiguità in modo abbastanza buono, forse per la nostra italica abitudine a barcamenarci. Oggi appare chiaro come sia divenuto necessario fermare assolutamente il piano di Bush e la sua voglia di usare come pupazzi paesi ed istituzioni democratiche, tuttavia il governo italiano dovrebbe avere più coraggio per osare e per proporre soluzioni che vadano al di là di quanto fatto dai nostri amici francesi e tedeschi.

Il nostro paese si è mosso malissimo, in pieno accordo con la malaugurata abitudine italiana a barcamenarci e a fare la figura dei cialtroni ("peracottari" si dice a Roma, con tutto il rispetto per i venditori di pere cotte). Prima della guerra, il nostro presidente del consiglio per settimane se ne è uscito ogni giorno con dichiarazioni sempre in contraddizione l'una con l'altra, ha promosso una politica di non belligeranza, presentandosi però come alleato (alleato sarebbe di più che co-belligerante) degli Stati Uniti. A guerra scoppiata il presidente del consiglio è letteralmente scomparso (prima volta nella sua storia politica che non è andato ogni minuto in tv per un periodo così lungo), per poi apparire alla fine a prendersi improbabili meriti. Ultimamente si scopre che il Sismi avrebbe collaborato in qualche modo con le operazioni in Iraq.
Una sorta di "voglio e non posso" portato fino all'estremo del ridicolo (del resto, che cosa ci si può aspettare da gente che quando va agli incontri diplomatici internazionali come maggior contributo porta statue di cartapesta e corna nelle foto di gruppo) questo è stata la posizione italiana nella vicenda.
Fa sorridere leggere "il governo italiano dovrebbe avere più coraggio per osare..." visto che se avesse avuto più coraggio (e coerenza) si sarebbe schierato molto più decisamente con gli Stati Uniti, e non certo contro di loro (ma conoscendo l'antica italica attitudine al tradimento non è detto che un domani non scopriremo, dopo il premier operaio, anche il premier antiamericano. Del resto fra Fini e Bossi ci sono tanti latenti motivi di antiamericanismo, non sarebbe quindi poi così strano).
Voler attribuire al governo italiano una qualche funzione di limitazione della dottrina Bush è abbastanza incongruo, sia perché il governo è molto vicino alle posizioni americane (si potrebbe parlare di "sudditanza" e di "servi sciocchi" senza esagerare di molto), sia perché totalmente incapace di assumere posizioni di qualche peso nella politica internazionale (l'ultimo vertice ad Atene ne è stata una penosa dimostrazione, nonostante certi giornalisti, che farebbero meglio a darsi all'ippica, abbiano cercato ad ogni costo di vendercelo come un successo).

  • La pace è un valore.
    Tutti vogliamo la pace, la guerra è l'unica vera sconfitta. Spero solo che in questo nostro paese ed in questo mondo così strano sia rimasto tanto buon senso da capirlo e da muoversi di conseguenza.

Un valore è qualcosa di assoluto, che sempre vale, in base al quale giudichiamo le altre cose, contingenti, con cui ci troviamo ad avere a che fare. La libertà è un valore, ad esempio, perché noi (insomma non proprio "tutti", ma ci siamo capiti) riconosciamo che sempre la libertà è qualcosa di positivo, sempre ci rammarichiamo quando non c'è, o non ce ne è abbastanza, sempre cerchiamo (se siamo coerenti) di promuoverla e difenderla. La pace, dunque, non è affatto un valore nel senso proprio del termine, in quanto esistono molti casi in cui alla pace è da preferirsi la guerra, proprio in base a certe cosette (come la libertà o la giustizia) che invece sono valori. Proprio domani è il 25 aprile, un giorno che giustamente celebra il momento in cui una grande scelta di guerra (guerra civile, cioè guerra tra le più infami e dolorose, guerra di resistenza, contro i nazisti, guerra combattuta a migliaia di km da casa, per americani e inglesi) è culminata con la vittoria contro un nemico che opprimeva e distruggeva la libertà e la giustizia fra gli uomini.
La pace è solo una situazione che, a parità delle altre condizioni, è migliore (incredibilmente migliore certo) della guerra, la vera sconfitta è lasciar cadere i veri valori in nome di una invincibile paura (più o meno consapevole, più o meno motivata filosoficamente) di ogni forma di conflitto.



Data di pubblicazione: 29-05-2003
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