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La globalizzazione

Secondo loro

La notizia è passata inosservata; ma vale la pena tornarci su perché è interessante per quello che rappresenta. La Microsoft non vuole localizzare in ebraico alcuni software per la piattaforma Mac, come Office vX. Questione di costi. Apple Israele allora, dichiara di essere disposta a sostenere le spese per la localizzazione. Replica della Microsoft: no.

Redmond vs Cupertino?

La solita storia. Da una parte i buoni, con sede a Cupertino, dall’altra i cattivi, asserragliati a Redmond, e decisi a vender cara la pelle. Ma così non è. Mac OSX è uscito da più di un anno, e non ne esiste una versione in arabo, o in ebraico, in greco o in turco. Anche se pare che “Jaguar” dovrebbe offrire supporto proprio per l’ebraico e l’arabo.

Non ti sUpporto!

Software come OutLook, o Photoshop, non prevedono alcun supporto per le lingue che si scrivono da destra verso sinistra. Si dice che quei mercati non offrano margini di guadagni in grado di coprire le spese. Probabile. Ma stiamo parlando di una fascia di popolazione che dal Marocco, arriva all’Iran. E’ strano che aziende spericolate e senza scrupoli quando si tratta di giocare in borsa (coi soldi degli azionisti), diventino timide e piene di dubbi quando si parla di rendere il concetto di sviluppo meno aleatorio. Fornire un sistema operativo localizzato in arabo, significherebbe spalancare le porte a milioni di giovani potenzialmente capaci di creare benessere nel proprio Paese. Avvicinandoli al mondo dell’informatica, si potrebbe generare una spirale di benessere formidabile.

La scommessa

La Apple cresce in Egitto e nel Dubai. Ha un sistema operativo stabile e potente, con le carte in regole per imporsi là dove gli altri per miopia e superficialità, non osano. E’ l’unica realtà a livello mondiale (oltre a Linux), a proporre qualcosa di facile e differente dallo “standard ufficiale”. Cioé dalla Microsoft. Basta scommettere sulla voglia di imparare e crescere di tante persone che spesso, non hanno sufficienti opportunità. A volte, credo non sia necessario pensare differente per rendere concetti come sviluppo e benessere meno aleatori: basterebbe pensare, e basta.

C’era una volta...

E veniamo al nocciolo della questione. Quando qualche anno fa Internet cominciò a uscire dalle università e dai centri di ricerca, per imporsi ovunque, un po’ tutti affermavano che la forza di questo mezzo di comunicazione era la libertà di accesso garantita a chiunque. Poi, di quell’idea folle se ne sono rapidamente impossessate le grandi imprese. Cominciando a far pagare gli aggiornamenti dei propri software, e stabilendo leggi e regole che di fatto, tagliano fuori dalla Rete i tre quarti del mondo.

e domani?

Ormai è assodato che il Web, almeno così come noi lo abbiamo sviluppato negli ultimi tempi, si limita solo a sottolineare più ferocemente le differenze tra i Paesi ricchi, e quelli poveri. Nessuno parla più di tutte le cose buone che potrebbe produrre: per pudore o per questioni pratiche. Peccato: forse siamo riusciti a sprecare anche questa buona occasione per rendere il mondo migliore. Ne avremo un’altra?
Ci sentiamo a settembre.



Data di pubblicazione: 01-08-2002
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