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Cyber Crimes

Intervista all'esperto di crimini informatici


Le questioni legali relative all'uso improprio della Rete sono all'ordine del giorno da qualche tempo. A riguardo, ho avuto la possibilità di intervistare l'amico Federico Lera, patrocinatore legale che ha indirizzato la sua professione verso questioni quali la tutela dei dati personali, del diritto d'autore, ed i computer crimes. In questa intervista, il dottor Lera, spiega ai lettori di ilMac.net il fascino della sua professione, a metà tra la classicità umanistica del diritto ed il nuovo digital life style.



1) Caro Federico, innanzitutto grazie per aver accettato di rispondere a queste domande, che sicuramente susciteranno non poco interesse tra i nostri lettori. Andiamo subito al sodo: puoi darci una prima visione globale della tua professione?

"Oltre alla "comune" attività di ogni legale, mi dedico a studiare e svolgo la mia professione con particolare attenzione al mondo delle nuove tecnologie, dell'informatica e di Internet. Ciò significa assistere i clienti e rendere consulenze sulle norme che "regolano" i vari aspetti della "convivenza telematica", con particolare riguardo e specializzazione in materia di computer crimes, tutela del diritto d'autore in ambito informatico, tutela dei dati personali ed ogni ulteriore questione di "sicurezza informatica", commercio elettronico e contrattualistica collegata al campo informatico e telematico".


2) Quali sono, a tuo avviso, gli aspetti più interessanti della tua professione?

"Per un appassionato di computer e nuove tecnologie come me, è di grande stimolo la possibilità di studiare e operare sugli aspetti giuridici di queste realtà. Poter vedere dall'interno il progredire della normativa che deve regolare gli aspetti della "convivenza telematica" è assolutamente appassionante e gratificante. Operando in questo campo si possono seguire gli sviluppi che la legislazione italiana (e anche internazionale) compie per adeguarsi alle mutevoli realtà dei nuovi mezzi di comunicazione e delle nuove modalità di interazione sia tra privati che tra "imprese"."


3) Quella relativa al rapporto tra diritto ed informatica è, - passami il termine - una nuova branca del diritto. Cosa ti ha spinto ad indirizzarti professionalmente verso questo percorso?

"Passione. La voglia di mettere insieme due mondi che mi hanno sempre affascinato, il mondo della Legge e quello di Internet. Ancor prima di laurearmi iniziai a seguire corsi, conferenze e master pre-laurea in materia di diritto ed informatica; in seguito ho avuto la fortuna di poter lavorare fianco a fianco con una delle persone che reputo più competenti in ambito nazionale in materia di diritto delle nuove tecnologie, persona che devo assolutamente ringraziare per tutti gli insegnamenti che mi ha dato e per la passione che ha saputo trasmettermi. In questa materia è fondamentale continuare sempre a studiare per tenersi aggiornati su i nuovi sviluppi sia in campo giuridico che tecnico, così da avere la possibilità di far muovere di pari passo la propria competenza in campo "legale" e le proprie necessarie competenze in campo "tecnico". Non è possibile fare a meno di solide basi tecniche per poter poi approfondire le collegate tematiche giuridiche".


4) La legislazione in materia di crimini informatici è ancora in evoluzione, dato che questo genere di violazioni è di recente apparizione. Quali sono, secondo te, gli aspetti da affrontare con maggiore urgenza?

"Ci sono svariati argomenti che, a mio avviso, meriterebbero un certo occhio di riguardo da parte del Legislatore. Tema caldo delle discussioni in materia di crimini informatici è la necessità di trovare una risposta al problema della competenza degli uffici giudiziari per quanto riguarda gli illeciti commessi "attraverso" Internet. Ma vi sono altri temi che avrebbero bisogno di un pronto approfondimento: la ricerca di una soluzione il più possibile "definitiva" al problema del P2P (con necessità di salvaguardare la posizione degli utenti privati che non "lucrano" sui DL); la ricerca di specifiche forme di tutela per il cyber-consumatore che lo proteggano dalle truffe che purtroppo diventano sempre più abbondanti sulla Rete; una risposta forte al problema della diffusione di siti a contenuto pedo-pornografico; e, last but not least, la necessità di formazione specialistica per il personale degli uffici inquirenti (reparti specializzati delle Forze di Polizia ed affini) e giudicanti (magari creando specifiche sezioni dei vari Tribunali particolarmente competenti in materia di questioni collegate alle nuove tecnologie)".


5) Fermo restando che la violazione del diritto d'autore è un reato e come tale va perseguito, esiste una discussione in ambito legale che ne preveda una sua evoluzione?

"Certamente. Le più grosse discussioni sia a livello di "utente della Rete" che a livello di "professionisti del diritto" nascono proprio da questioni collegate alla tutela delle opere protette dal diritto d'autore. Si pensi al problema del file-sharing e alla necessità di trovare un giusto equilibrio fra la libertà dell'utente privato e i diritti dell'autore di un'opera (e i diritti di chi può sfruttare economicamente queste opere); oppure alle discussioni dottrinali per inquadrare le nuove modalità di espressione e comunicazione alla luce della normativa esistente (un tema "caldissimo" è la natura della pagina web: opera multi-mediale, banca-dati, codice di programma o una forma ibrida nata dalla commistione delle citate possibilità interpretative?). E' inevitabile che col progredire dei mezzi di comunicazione nasca anche la necessità di predisporre idonee forme di tutela per quelle tipologie di opere che, pur non previste od inquadrabili in base alla normativa vigente, meritano una difesa di pari livello a quella predisposta per le opere di tipo"classico" (cinema, musica, letteratura)."


6) Entriamo più nel dettaglio, toccando un argomento molto interessante... In sostanza, come ci si può difendere se si cade nella trappola dei dialer?

"Un dialer in sé stesso è senza dubbio lecito se i servizi e i costi ad esso collegati sono assolutamente "trasparenti"; il problema dei dialer nasce e si sviluppa in stretto collegamento con quello delle truffe operate attraverso la Rete. Con il proliferare di opportunità di mercato collegate al download di svariato materiale da Internet (canzoni, loghi e suonerie per cellulari, fotografie e quant'altro) si è cercato il modo di lucrare quanto più possibile sull'inesperienza e scarsa conoscenza degli strumenti informatici/telematici da parte degli utenti; ecco che il dialer viene mascherato, reso incomprensibile. Ad oggi c'è ancora il rischio di "cadere nella trappola" di qualche operatore disonesto che non pubblica le dovute avvertenze su contenuti e costi che devono, per Legge, accompagnare questi "programmini". In questo caso il navigatore può di certo rivolgersi alle competenti Autorità per denunciare la truffa subita, curandosi di corredare quest'ultima con tutta la documentazione necessaria (eventuale bolletta, ove possibile anche una stampata della pagina da cui si è "prelevato" il dialer e della finestra di installazione dello stesso). Un piccolo consiglio: rivolgetevi direttamente alla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni, il corpo specializzato in questo tipo di indagini".


7) Se un utente riceve un'e-mail con insulti, minacce, ricatti o quant'altro da un indirizzo sconosciuto, come può agire per difendersi? E soprattutto in che misura può rivolgersi alle Autorità?

"Un consiglio importantissimo: non basta la stampata del messaggio per effettuare le indagini su di una mail a contenuto minatorio. Non cancellate assolutamente nulla di quanto ricevuto nel vostro computer e rivolgetevi alla già ricordata Polizia Postale per denunciare l'accaduto. Unico limite a questo tipo di denunce è l'effettiva portata e carica offensiva del messaggio: non c'è differenza fra una minaccia/ricatto/insulto "verbale" ed una realizzata via mail; ciò comporta la necessità di ben interpretare il contenuto testuale del messaggio alla luce della normativa vigente, così da verificare a priori la possibilità di agire in giudizio per tutelare i propri diritti. Il ragionamento fatto per l'e-mail è assolutamente valido anche per le altre forme di comunicazione (siti web, forum, newsletter)".


8) Per concludere, nel caso il nostro numero di carta di credito venisse trafugato ed usato impropriamente sulla Rete da qualche pirata, come potremmo difenderci?

"Per prima cosa un suggerimento forse banale ma di sicura utilità: se siete abituati ad utilizzare la vostra carta di credito per fare acquisti o compiere svariate operazioni su Internet, controllate bene il vostro estratto conto a fine mese dato che moltissimi utilizzi indebiti di carte di credito consistono in addebiti di pochi euro, così da non insospettire lo sfortunato titolare di una carta clonata o di cui è stato utilizzato indebitamente il numero. Qualora vi rendeste conto di irregolarità, il mio primo consiglio è di contattare immediatamente la vostra banca e la compagnia della carta di credito per bloccare ogni successivo pagamento e comunicare gli addebiti da voi non effettuati. Il tutto accompagnato dalla necessaria denuncia alla Polizia Postale (sì, sempre lei!) in cui dovrete comunicare ogni dettaglio della vicenda (può essere d'aiuto sapere se avete effettuato acquisti o abbonamenti via Internet e su che siti avete effettuato questo tipo di operazioni). Il reato che verrà contestato ai responsabili sarà quello previsto dall'articolo 12 del decreto legge 3 maggio 1991, numero 143, con una possibile condanna alla reclusione da uno a cinque anni e alla multa da euro 309 a euro 1549".



Data di pubblicazione: 08-05-2004
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