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Alla corte dei pirati

2 - Silicon Valley, tra tonfi e trionfi


Quando Jean Louis Gassée abbandona Apple, ha già in mente un ben preciso progetto. Proprio come Steve Jobs, desidera fondare una nuova azienda. Lo scopo (manco a dirlo), è creare un nuovo tipo di computer. Per realizzare ciò, porta con sé nella nuova avventura anche Steve Sakoman, che in Apple aveva lavorato al progetto Newton.

Un lungo lavoro

Per la fine del 1990 è terminato il primo prototipo di macchina; consiste in un processore, una porta seriale, e poco di più. Un anno dopo Sakoman, lavorando nel proprio garage realizza un secondo prototipo di macchina, più completa, riuscendone a costruire (a mano), circa una trentina di esemplari. Verso la fine del 1991 viene realizzato il logo dell'azienda e deciso anche il suo nome: Be Inc. La strategia dell'azienda prevede di produrre non solo macchine (BeBox), ma anche il sistema operativo per farle girare. Le caratteristiche del quale appaiono molto interessanti: multiprocessore, multitasking, per lanciare le applicazioni occorre però rivolgersi alla linea di comando. E' tuttavia evidente che così non va affatto: occorre un'interfaccia grafica degna del suo nome. Ci si guarda un po' attorno, e per un po' la scelta migliore appare quella della Sun e del suo NeWS Windowing System, basato sul PostScript. Ma alla fine si decide di costruire da zero l'interfaccia grafica per il Be OS. Ma il lavoro appare lungo, irto di insidie e problemi anche sul versante hardware. Il processore di queste macchine è l'Hobbit prodotto a AT&T (lo stesso su cui si basavano alcuni prototipi di Newton); nel 1994 la produzione di questo chip viene sospesa, e occorre cercare velocemente un'alternativa. Che si chiama PowerPC 603 (sì, gli stessi usati da Apple. Questo significa dover riscrivere da zero l'hardware delle macchine. E il tempo passa ...

La luce in fondo al tunnel

E' l'ottobre del 1995 quando (finalmente), viene presentata al pubblico la BeBox: l'accoglienza è buona, sono molti gli sviluppatori che si dichiarano ammirati e affascinati dalle macchine. Ma già appaiono i primi problemi finanziari che rendono zoppicante la società. Nel 1996 l'azienda riceve un finanziamento di 15 milioni di dollari che le permette di tirare il fiato. Le macchine, rilasciate col contagocce, ricominciano ad essere consegnate agli sviluppatori. Sempre in quell'anno, viene annunciata l'adozione del processore PowerPC 630e, che spinge le macchine alla velocità di 133 MHz.

Qui di seguito, un'immagine della BeBox


Ma è un colpo di coda: nel gennaio 1997 la Be Inc. guarda in faccia la realtà e annuncia la fine della produzione delle macchine. Meglio concentrarsi su quella di un sistema operativo: il BeOS appunto.

In anticipo su tutti

Occorreranno in tutto 10 anni di sviluppo perché BeOS (concepito da zero da Gasseé e soci), arrivi ad essere relativamente completo, anche se dalla sua non avrà mai l'appoggio delle software house. E non parliamo solo di Microsoft; perché neppure le altre mostrarono mai la minima intenzione di sviluppare applicativi per il BeOS. In parte per l'influenza di Redmond, si capisce; in parte perché una software house deve avere i piedi ben piantati per terra. E proprio non si poteva dare fiducia al BeOS: troppo di nicchia, in un periodo storico dove sembrava che i giochi fossero ormai chiusi. Tanto che lo stesso Steve Jobs (ancora a capo di NeXT), in una intervista arrivava a dichiarare: "Non c'è più competizione, Microsoft ha vinto".
Il BeOS portava con sé alcune caratteristiche decisamente all'avanguardia per l'epoca storica in cui nacque e si sviluppò; ma anche a guardarle oggi non si può fare a meno di ammirare il lavoro che portarono avanti Gasseé e soci. Qualche esempio.
Lo scopo ultimo degli ingegneri che vi lavoravano era confezionare un sistema che fosse estremamente semplice da usare, ma stabile, potente, e che incorporasse le migliori tecnologie in voga in quel momento. BeOS supportava in maniera nativa il protocollo TCP/IP, così come quello FTP; l'utente poteva condividere i propri files con sistemi Unix, Windows, Mac. Con sé portava in dote un browser (NetPositive), che supportava l'HTML 3.2, l'HTTP 1.0 e 1.1, l'FTP, l'SSL e altri formati. Ovviamente, era anche incluso un client per la gestione della posta elettronica (con supporto del formato POP3), e lo standard MIME era anch'esso supportato. Lo standard Telnet (per accedere al proprio computer da qualunque postazione), era integrato, così come era garantito il supporto alla stampa tramite AppleTalk. Il MIDI era integrato.

Parlava con tutti

Riguardo la compatibilità con altri sistemi, c'erano altre interessanti funzioni. Il file system del BeOS aveva alcuni add-ons che permettevano l'accesso a dischi o a partizioni di dischi di diversi sistemi operativi (Windows e Mac). Nel BeOS infatti, i dischi Mac o Windows venivano montati come semplici volumi, e riconosciuti quindi al volo. Si poteva accedere ai dischi condivisi Windows usando un software dedicato.
L'Unicode e i suoi font erano supportati.
L'interfaccia era basata ovviamente sulla metafora della scrivania (quindi icone, cartelle, ecc.). Ma era inoltre fornita una linea di comando in pieno stile Unix per la gestione più 'spinta' dell'intero sistema. Forniva il supporto della shell bash (la stessa di Linux). Con sé portava anche degli strumenti di sviluppo che includevano un IDE, un debugger, linkers, compilatori, e documentazione a volontà. Non solo: buona parte del codice sorgente del sistema operativo era incluso sul CD allegato. Ma le novità più interessanti erano altre.

Nel cuore del sistema

Il BeOS era un sistema multithreading dalla testa ai piedi, aveva cioé la capacità di eseguire differenti parti di un programma (che in gergo si chiamano appunto threads), in modo simultaneo. Questo permetteva di avere un sistema più veloce che offriva anche prestazioni superiori. Supportava uno, due, quattro o anche più processori e questo era possibile grazie alla sua architettura di multiprocessing simmetrico che permetteva di condividere il carico di lavoro tra più processori. Noi utenti Mac abbiamo dovuto attendere OS X per godere finalmente della memoria protetta; in pratica, se un programma si inchioda questo non porta mai al riavvio forzato della macchina. BeOS già aveva questa caratteristica. Mac OSX ora supporta il journaling, una funzione che tiene traccia delle modifiche all'interno del file system (che in BeOS era già a 64 bits), permettendone il recupero veloce in caso (ad esempio), di black- out elettrici. Il sistema di Gasseé già aveva con sé questa caratteristica. Ed era anche Multitasking preemptive, dove la macchina poteva eseguire più processi in maniera simultanea, permettendo l'apertura e l'esecuzione di più applicazioni senza che l'intero sistema battesse ciglio.
Un'azienda che vuole emergere nel campo dei computer con un proprio sistema operativo, ha di fronte a sé due possibilità. O prova ad imporre con le proprie macchine il proprio sistema (vedi Apple, che è l'unica azienda a produrre in proprio l'hardware e il software), oppure cerca di vendere il suo sistema ad una piattaforma che lo renda definitivamente consolidato. Quando Gassée decide di chiudere la divisione hardware, lo fa perché spera in qualche modo di imporre BeOS rendendolo semplicemente seducente. A malincuore, si deciderà anche di offrirne una versione per i processori Intel. Ma la grande occasione arriva ancora una volta dalla società di Cupertino, dai vecchi amici della mela mordicchiata, allegramente incartati alla ricerca di un sistema operativo all'altezza dei tempi.

La fine

Nel 1996 Apple cerca un nuovo sistema operativo: si guarda attorno, e dopo alcuni approcci con Windows, gli occhi vengono puntati sulla creatura di Jean Louis Gassée. I colloqui preliminari sembrano andare per il meglio tanto che Gil Amelio (allora a capo di Apple), dichiara che c'è la volontà di acquistare Be Inc. incorporando nell'azienda di Cupertino i suoi dipendenti. Ma Steve Jobs è in agguato: chiama Amelio, e parla con lui del futuro di Apple. E' il primo contatto, questo, che riporterà Jobs all'interno di Apple, con in dote quel sistema operativo che rispondeva al nome di NeXT, la base cioé di Mac OS X. Per Gassée e soci il colpo è duro: è proprio allora che si sviluppa una versione Intel del sistema operativo. Altre iniziative vengono tentate per salvare il salvabile. Nel 2000 viene rilasciata gratis la versione 5 (denominata Personal Edition), per PC, che di fatto andava a cannibalizzare quella commerciale, contribuendo a scavare nei bilanci un buco sempre più rovinoso. Sempre di più alla ricerca di una via d'uscita da una situazione sempre meno rosea, viene lanciata una versione 'minore' del BeOS, che doveva equipaggiare i dispositivi palmari. Mossa sbagliata, perché toglie ulteriori risorse al sistema operativo vero e proprio (e il buco nel bilancio intanto veleggia oltre i 50 milioni di dollari). Nel 2001 Palm perfeziona l'acquisto di Be Inc., ingloba al proprio interno di dipendenti dell'azienda di Gassée e afferma di non aver alcuna intenzione di resuscitare o 'spingere' il BeOS.

Il futuro (forse)

BeOS non esiste più, almeno ufficialmente. La società di Gassée ha citato Microsoft per pratiche che avrebbero di fatto tarpato le ali a BeOS, impedendo la nascita e lo sviluppo di applicazioni per questo sistema operativo. Il processo si è infine concluso con l'immancabile multa all'azienda di Redmond (regolarmente pagata), e il silenzio sul futuro del sistema. O quasi. Poco prima che BeOS fosse venduto a Palm, l'azienda tedesca YellowTAB era riuscita ad acquistare dalla stessa Be Inc. una versione embrionale della Release 6 di BeOS. Ora questa versione (ribattezzata Zeta), ha il grande compito di rilanciare BeOS, permettendogli almeno di proseguire la sua esistenza senza spegnersi lentamente. Vi sono poi altri progetti in giro per il mondo che si occupano di questo sistema, grazie alla collaborazione di migliaia di appassionati che, mossi da passione (e senza scopo di lucro), tengono accesa la fiaccola di BeOS. Crediamo che tutti costoro meritino rispetto, simpatia e attenzione. Lo hanno già ottenuto, almeno da parte nostra.

Il nuovo logo del BeOS:


Per quanto riguarda Jean Loius Gassée, dal 2003 ha messo a disposizione della "Allegis Capital" la sua esperienza nel campo delle tecnologie. La "Allegis" è una società di investimenti il cui scopo è fornire a giovani imprese investimenti per avviare la propria attività nel campo della tecnologia informatica.

Qui di seguito, alcune schermate del BeOS, riferite a differenti versioni di questo sfortunato (ma ancora interessante), sistema operativo.



Infine, una schermata di Zeta, la nuova versione del BeOS sviluppata dalla società tedesca YellowTAB:


L'Autore desidera ringraziare Giuseppe Gargaro, appassionato BeOS nonché creatore/gestore del sito Il tuo Sistema, per avergli permesso l'utilizzo delle immagini qui riprodotte.

Siti correlati

Il sito italiano su BeOS: Italian BeOS User Group
La rivista in italiano: Beyond Magazine
La nuova avventura di Jean Louis Gassée: Allegis Capital


Data di pubblicazione: 04-02-2005
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