Percorso: ilMac.net > Macopinioni > eBook > Alla corte dei pirati


Alla corte dei pirati

1 - Silicon Valley, tra tonfi e trionfi

Non sono molti gli europei sbarcati alla corte di Apple, questa azienda così americana, tanto americana da essere nata e avere la sede in quella 'Terra Promessa' che risponde (ancora?), al nome di California. Ricordiamo Michael Spindler, dimenticato Ceo della società di Cupertino, e più di recente Jonathan Ive, l'inglese cui si deve il design dell'iMac (ma di tanto altro hardware Apple).
Tra le personalità forse più incisive (e controverse), ad avere ricoperto in un recente passato responsabilità di alto livello all'interno di Apple vi è un nome che spicca, quello del francese Jean Louis Gasseé.
Gasseé nasce nel 1944 e si laurea presso la facoltà di scienze dell'Università d'Orsay. Nel 1968 inizia a lavorare con la Hewlett Packard. Lì, vi si ferma per circa 6 anni ed è tra i protagonisti del lancio di un paio di computer professionali da scrivania: nel 1971 esce infatti l'HP 9810, mentre riscuote un miglior successo l'HP 9830, uscito sul mercato nel 1972, e prodotto sino al 1977. Ed è sempre lui che per HP organizza e sviluppa la rete di vendita prima in Francia, poi nel resto dell'Europa. Per alcuni anni, sempre in Francia, è presidente e manager della Exxon Office Systems, una società (oramai scomparsa), che si occupa della vendita di word processor.

Inizia la scalata

Nel 1981, Apple inaugura la propria filiale francese e Gasseé ne fa parte, grazie alla sua ormai solida esperienza di vendita. Un anno dopo è già presidente di Apple Francia e anche se in principio può contare sì e no su una ventina di collaboratori, è sotto la sua guida che questa filiale diventa il secondo mercato per Cupertino al di fuori degli Stati Uniti. Un successo lusinghiero, a dir poco. Se vi siete sempre chiesti perché diavolo ci sia un'Apple Expo a Parigi e non a Londra, ora avete la risposta.
Alla Apple, un simile risultato non può passare inosservato. Perciò nel 1985 mentre Steve Jobs abbandona la sua azienda per insanabili contrasti con il presidente John Sculley, Gasseé raggiunge Cupertino. In principio, è vice presidente della divisione si occupa dello sviluppo dei prodotti. Un paio di anni dopo viene promosso vice presidente senior del dipartimento Ricerca e Sviluppo. Nel 1988 Schulley crea la divisione "Apple Produits", e alla sua guida pone proprio Gasseé.
Gasseé è ormai nel cuore e nel cervello di una delle più importanti aziende della Silicon Valley. Ma per i suoi detrattori, sarà anche sua la responsabilità del declino, inesorabile, di Apple sul mercato mondiale dei computer.

Il panorama

Che società incontra Gasseé quando vi giunge? Apple nel 1985 realizza un fatturato a livello mondiale per circa 2 miliardi di dollari, e impiega oltre 4000 persone in tutto il globo. Schulley nel 1985 firma un accordo con Microsoft: se l'azienda di Bill Gates produrrà prodotti per la piattaforma Mac, potrà fare libero uso delle tecnologie elaborate da Cupertino. Proprio in quell'anno appare Office per Mac.
Nel 1988 tuttavia, Apple intenta una causa contro Microsoft e HP, per violazione di copyright riguardo il Mac OS.
Negli anni in cui Gasseé lavora in Apple (vi rimarrà sino al 1990), la società della mela mordicchiata lancia molti prodotti, sia hardware che software: troppi, in confronto alla politica commerciale che adotta in questi anni. Nel 1987 per esempio, vengono annunciati ben 50 nuovi prodotti. Si va dall'interfaccia in ebraico, turco, portoghese, arabo, all'Ethernet, a Hypercard (di cui abbiamo parlato qui ). Sul versante macchine, è difficile fare un elenco, poiché anche qui le novità si affollano.

Di tutto e di più

Vengono lanciati il Macintosh Plus (include una porta SCSI, oltre ad essere il primo espandibile), il Macintosh SE, il Macintosh II (che gestisce il colore), e tanti altri ancora della stessa famiglia. Nel 1989 appare (per la modica cifra di 6500$), il Macintosh Portatile, che avrà scarso successo, sia per il costo, che per il peso (oltre 7 chili). Qualcosa di meglio apparirà solo nel 1991, con il modello Powerbook 100, prodotto dalla Sony per Apple: pesa poco più di 2 chili. In quegli anni, Apple produce ancora periferiche: la stampante LaserWriter viene rilasciata nel 1985, e poi seguiranno vari altri modelli ((IINT, Plus, IISC, eccetera). Nel 1988 viene anche messo in vendita il primo scanner Apple (l'Apple Scanner). Il mercato delle periferiche verrà soppresso da Jobs, una volta tornato al timone dell'azienda. E proprio nel 1988 Apple sviluppa l'A/UX, una propria implementazione del sistema operativo Unix della AT&T. Il Macintosh SE 30 (presentato nel 1989 e dismesso nel 1990), girerà anche sotto questa variante di Unix.

Due filosofie in contrasto

Gasseé possiede una spiccata personalità; se così non fosse non sarebbe mai arrivato così in alto, in un ambiente altamente competitivo come quello che si respira in Apple. Ma la sua visione della società, del ruolo che deve avere in un mondo che sta modificando i propri assetti, con l'entrata in scena di nuovi attori, è ben diversa da quella sino ad allora conosciuta.
Apple, nel suo Dna, ha sempre avuto un obiettivo ambizioso, che possiamo riassumere in un unico slogan: The computer for the rest of us. Un motto la cui origine si può far risalire al quel Jef Raskin, vero ispiratore del Macintosh, il cui intento era proprio di rendere democratico il calcolatore. Ma Gasseé, con la sua politica, le sue idee, sembra volere (e quindi imporre), una diversa linea commerciale. Il suo motto infatti diviene: "Fifty-five or die". Cioé 55 (per cento), o la morte, intendendo con questo come su ogni macchina uscita da Cupertino il margine di guadagno dovesse essere proprio il 55%.

Un prezzo troppo alto

A Gasseé non sembra importare molto che questo significhi proporre macchine costose. Né si preoccupa minimamente del comportamento della concorrenza. Apple deve 'semplicemente' produrre i migliori computer del mondo, ovviamente anche i più costosi, e limitarsi a guardare con sufficienza a quanto accade nel campo avversario. La sua teoria investe in pieno la società di Cupertino, e la qualità diventa il cardine della filosofia di Apple. Se questo da un lato non può che essere rimarchevole, dall'altro occorre ricordare che l'opinione secondo cui i computer Apple sono troppo cari, nasce (anche), in quegli anni, gli anni Gasseé. Che è responsabile anche di un errore non da poco: cioé l'abbandono del formato PostScript di Adobe, che in seguito diverrà uno standard de facto. Si oppone strenuamente (e con successo), all'ipotesi di aprire Apple al mercato dei cloni, ma è anche colui che ha la buona idea di rendere il Macintosh facilmente espandibile.
Negli anni di Gasseé alla Apple, occorre ricordare il lancio del System 7(apparirà nel 1990). Che segna una rottura con quelli precedenti; è capace infatti di gestire la memoria virtuale, e appaiono per la prima volta gli alias. L'interfaccia (interamente a colori), è stata in parte modificata, tanto da permetterne una buona personalizzazione.

Tutto passa

Gasseé lascia Apple nel gennaio del 1990, quando l'azienda nelle festività natalizie ha realizzato un crollo delle vendite del 20%. La situazione è grave: con circa 12.000 impiegati nel mondo, e vendite a livello mondiale di oltre 5 miliardi di dollari, la società di Cupertino è alla vigilia di dolorose scelte, se non vuole scomparire.
Su come tutto ciò accadde, ce ne siamo già occupati in passato attraverso le biografie di alcuni CEO di Apple (in PDF, liberamente scaricabili da qui). Sia chiaro: Gasseé non può essere il solo imputato di quello che è stato di fatto il tracollo della società di Cupertino. Altri vi parteciparono, con scelte sbagliate, strategie confuse, prodotti che non incontravano il gusto del pubblico. Tutte cose che a lungo andare presentano un conto salato a coloro che gestiscono un'azienda. E come spesso succede nel capitalismo americano, chi sbaglia troppo esce di scena. Per rientrarvi in qualche modo.

Folle o anticipatore?

Alla fine, cosa si può dire di Gasseé? La sua ossessione per la qualità, la bellezza delle macchine, con la conseguente lievitazione dei prezzi, hanno (anche), contribuito a precipitare l'azienda in una delle crisi più spaventose. Crisi che nasce da un diabolico intreccio di fattori, in cui c'entra anche Gasseé, ma non solo. La crisi di Apple come abbiamo già scritto più volte, è frutto di mancanza di idee, di uomini capaci di indirizzare i talenti presenti, di progetti contraddittori e (certo), anche di tanta presunzione. Ma l'industria del computer di allora era ben diversa da quella di oggi, e non solo perché parecchi protagonisti di allora, ora fanno parte della galleria dei ricordi. Forse in quegli anni proporre computer belli, con un design accurato, un'interfaccia elegante, era sbagliato. Aggiungere a questo un prezzo elevato, mentre il motore (cioé il sistema operativo), perdeva smalto, significava davvero pretendere troppo, anche da un utente Mac.
Adesso, da un computer Apple, così come dalle sue periferiche, ci si attende che funzioni certo, ma che sia anche bello da vedere e da far vedere. L'utente medio, un tempo diffidente verso i calcolatori, ora ha maturato gusti ed esigenze differenti, e da una macchina con cui deve lavorare vuole dell'altro. Apple sforna oggi prodotti dal design unico, spesso imitati, e finalmente può sfoderare un motore di prim'ordine: Mac OS X.
Ma la storia di Gasseé non termina con la sua dipartita da Apple, anzi. Infatti seguirà le orme di Steve Jobs, e fonderà la Be Inc. ("Be" sta per "essere" in inglese). Cosa è stato il BeOS, quali le sue caratteristiche, come accadde che divenne uno dei candidati più 'papabili' per essere il nuovo sistema operativo di Apple, sarà il tema della prossima puntata.


Data di pubblicazione: 27-01-2005
L'intero contenuto di questo sito è © dal 1998 del Team di ilMac.net, è vietata ogni riproduzione senza il consenso scritto da parte degli autori.