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Capra e cavoli

Facilità e solidità possono convivere?

Ha da poco compiuto dieci anni di vita, e come tutte le cose giovani e innovative gode di ottima salute. E’ diventato lo standard nelle applicazioni che gestiscono l’audio e il video in Rete, benché si tratti di un prodotto di un’azienda che detiene il 5% del mercato mondiale dei computer. Proprio per questo è stato imitato, con scarso successo. Ha superato il traguardo dei 100 milioni di download (il 90% dei quali per la piattaforma Window). Il suo nome? QuickTime, signore e signori.

Gioielli dimenticati

A forza di chiedersi come sarà il nuovo iMac, o quanto costerà; di giocare a quanto è lenta o brutta l’interfaccia Aqua, si son persi di vista i traguardi di software che più di certe macchine hanno garantito alla Apple visibilità e vita. Mentre il compianto 9 passava da un blocco di sistema all’altro, e la sua facilità di utilizzo si scontrava con la fragilità delle sue basi (la gestione della memoria per dirne una), QuickTime costruiva la fortuna sua e della casa di Cupertino. Tutto questo grazie ad una strategia fatta di coraggio e innovazione. Eppure dieci anni fa, quando è iniziata l’avventura di questo software, il mondo dei computer era differente.

Hardware e software

A quei tempi creare un’applicazione come QuickTime significava suscitare attorno a sé tanta curiosità e basta. Adesso il successo di questo programma è tale che all’interno dei laboratori di Cupertino c’è una sezione apposita dedicata al suo sviluppo. Un bel paradosso per un’azienda il cui fatturato deriva in gran parte dalla vendita delle macchine, non dei suoi programmi. I programmi spesso, rappresentano una specie di grimaldello per entrare in certi settori e lì, in un secondo tempo, creare i presupposti per la loro colonizzazione. Non è un caso che in alcuni campi la Apple spadroneggi: ha seminato bene e alla fine ha raccolto (meglio).

X alla conquista del mondo

In questi ultimi tempi non si fa che parlare di X. Le risorse destinate al suo ulteriore sviluppo sono ingenti. Da tempo si è capito che non basta avere una forte penetrazione nella grafica o nel DTP per continuare ad esistere. Alla lunga, essere un prodotto di nicchia può risultare pericoloso. Il nuovo sistema operativo ha come obiettivo di portare alla grande massa degli utenti i computer della mela. L’iMac ha fatto bene il suo lavoro, ma non basta più. Il motore doveva essere rifatto da zero, per mettere la parola fine a quelle critiche che dicevano: la Apple? Belle macchine, ma inaffidabili.

Il pelo nell’uovo

Un dubbio attanaglia l’utente alle prese con il nuovo sistema operativo: in che misura sarà reso ancora più semplice e amichevole? A tutt’oggi rivela delle rigidità e delle asperità che sono in contrasto con la filosofia che ha reso la Apple quella che conosciamo. Siamo disposti a perdere qualcosa in facilità d’uso a vantaggio della stabilità? O Jobs compirà il miracolo, salvando la capra (cioè la facilità d’uso), e i cavoli (vale a dire la solidità e la potenza del sistema?). Vedremo.



Data di pubblicazione: 13-01-2002
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