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In piedi sulla staccionata

Guardando MacOS Classico e MacOS X

Confesso di avere mancato. È vero. Ancora, nelle mie attività di ogni giorno, utilizzo il mio vecchio PowerMac beige e MacOS 9.2.2.
Come molti di voi sono in piedi sulla staccionata e mi guardo attorno...

Una precisazione, innanzitutto. Possiedo anche un paio di PowerMac più recenti, dotati di MacOS X, quindi non mi ritrovo completamente tagliato fuori dalle novità che la casa della Mela ci presenta ogni giorno. Ma non mi sono deciso ancora a fare il salto, a scendere dalla staccionata ed imboccare la direzione giusta. Ancora non ho abbracciato il Grande Cambiamento con la determinazione necessaria.
Forse perché mi manca un collegamento alla Rete affidabile (linee telefoniche piuttosto vecchie ed assoluta impossibilità di utilizzare xDSL); forse perché non ho ancora trovato la giusta dimensione, i giusti programmi o soltanto la predisposizione mentale adatta ad un salto di questo tipo.
Ma la decisione è solo rimandata. Il passo che ci porterà ad un cammino di decine di chilometri è imminente. Certo, possiamo fare finta di nulla e rimanere con le mani ben piantate nelle tasche, fischiettando e mantenendo una falsa aria di indifferenza.
Ma il salto che ci porterà al di là della staccionata è sempre lì ad aspettarci.

La notizia c'era scoppiata fra le mani all'inizio dell'autunno 2001: Steve Jobs aveva dichiarato con funerea precisione che "le nuove macchine disponibili all'inizio del prossimo anno potranno essere utilizzate con il solo MacOS X". Scordatevi di utilizzare MacOS 9 per il boot con questi sistemi.
L'ultimo colpo di martello sul coperchio della cassa con cui seppellire il MacOS Classico.
Ora il vecchio sistema operativo è storia, leggenda. Si chiude un'epoca, la nostra vita di utenti cambia, si strappa. Dobbiamo imparare a pensare non più come dei singoli "Io" ma come dei "Noi". Le nostre macchine possono essere ancora il nostro trono, il nostro mondo, ma dobbiamo fare anche i conti con una parola nuova e misteriosa: "Multiutenza".
Ci troviamo davanti a termini nuovi e sconcertanti. "Memoria protetta", "Privilegi di accesso", "Terminale". E la comunità si spacca in due, dividendosi fra chi si lancia immediatamente ad adottare il nuovo MacOS X e chi si allontana scandalizzato da questo nuovo animale feroce che non riconosce più.
Chi ha ragione fra le due parti? Solitamente la ragione sta nel mezzo. Ora come ora, la troviamo arrampicata su questa staccionata...

Il sole dell'avvenire

Di solito mi trovate molto critico (e cinico) nei confronti della Casa di Cupertino. Oggi farò una piccola eccezione. Sono assolutamente sicuro che il cambiamento sia necessario e che l'unica, grande speranza di sopravvivenza della Apple sia riposta proprio in MacOS X. Cambiare si deve, è un imperativo che soltanto un numero ben preciso di utenti può permettersi di ignorare. Mi riferisco, per fare un esempio che tutti conoscono, a chi utilizza applicazioni quali Xpress, che ancora sono in attesa di una versione compatibile del programma ed a coloro che possiedono sistemi troppo "anziani" per supportare efficacemente il nuovo sistema operativo.
Tutti gli altri dovrebbero abbracciare la causa di MacOS X il più velocemente possibile.
Da cosa viene questa mia più o meno marcata sicurezza?
Semplice, ho messo un CD nello stereo ("In continuo movimento" dei Tiromancino) e ci ho riflettuto un poco, come faccio di solito...
Seguite il mio ragionamento. MacOS X ha rappresentato un vero e proprio punto di svolta. Ha trasformato un sistema obsoleto, molto chiuso e proprietario, in una completa novità, tutta da scoprire. Ha deciso di abbracciare in toto soluzioni "aperte", di sfruttare come base di partenza codice conosciuto ed apprezzato, come può essere FreeBSD. È partito con uno scatto degno di un velocista, attirando su di se l'attenzione dei media, degli sviluppatori, del mondo dell'informatica tutto. In pochi mesi è cresciuto e si è scoperto apprezzato anche da chi non avrebbe mai pensato di utilizzare un Mac.
Quanti sviluppatori si sono dotati di un PowerBook negli ultimi mesi? Le fiere pullulano di smanettoni che trascinano nelle sacche preziosi iBook, conservati con cura religiosa... Impensabile fino a poco tempo fa. Un vero e proprio rinascimento "segreto" per la nostra piattaforma.
Cambiare o morire. E noi abbiamo deciso di cambiare. Gli sviluppatori hanno deciso di cambiare. La dotazione di programmi (molti realizzati in modo ottimo) è aumentata vertiginosamente. Eravamo arrivati ad un vicolo cieco. Potevamo scavare una nicchia e lasciarci morire. Abbiamo preferito abbattere i muri che ci impedivano il passaggio e pensare in modo realmente diverso.
Quasi tutti, almeno. E si, perché MacOS X significa cambiare il modo di lavorare con le nostre macchine, di vedere il nostro ambiente di operazioni. Non è stato e non sarà un cambiamento indolore. Ma lo si deve fare, perché questo è il futuro del Mac, il futuro è già qui, e si presenta come un'alba carica di meravigliose promesse che non possiamo perdere.

Il potere dei numeri

Ma esiste anche un altro motivo che ha spinto la casa della Mela ad una scelta cosi radicale. Una veloce eutanasia di MacOS Classico significa un rapido riposizionamento delle risorse che saranno dedicate completamente allo sviluppo del nuovo sistema operativo e degli applicativi rilasciati dalla casa di Cupertino (ed allo sviluppo degli applicativi che verranno nei prossimi mesi, mi sento di prevedere...). Chiudere con il passato può sembrare una decisione cinica, ma è strettamente necessario. Significa soprattutto rifocalizzare le risorse limitate di un'azienda verso obiettivi più ragionevoli; nemmeno la simpatica Microsoft ha deciso di mantenere in vita l'enorme numero di sistemi consumer che aveva rilasciato in questi anni, e le sue capacità economiche sono ben maggiori di quelle della Apple.
Chiudere con il passato significa anche permettere ai propri partner, ed a coloro che sviluppano per Mac, di operare soltanto sul sistema operativo più recente, sfruttando al massimo le sue caratteristiche, per realizzare programmi ed applicazioni sempre migliori.
Significa ridurre il numero di bachi, migliorare i rapporti con la clientela, aumentare il numero di prodotti hardware e software disponibili per la nostra piattaforma. Sviluppare un prodotto che possa operare sia in MacOS Classico che in MacOS X significa lavorare su due architetture completamente diverse, rilasciare due tipi di drive che raddoppiano il consumo di risorse necessarie, assicurare il personale dedicato al suo mantenimento e capace di seguire le problematiche di due sistemi operativi diversi. Non dimentichiamo che MacOS Classico è un sistema emulato in modo sufficientemente corretto da MacOS X, che si preoccupa di far girare al suo interno programmi che non richiedono lo sviluppo di driver dedicati. Apple ha puntato molto sulle iApp e sui nuovi progetti (Keynote, X11), un lavoro che richiede tempi operativi rapidissimi. Inoltre le nuove tecnologie che stanno alla base di Rendezvous, Inkwell, Sherlock e Quartz Extreme continuano ad assorbire una quantità enorme del tempo e del lavoro degli ingenieri a Cupertino, un processo che richiederà sempre più risorse ad ogni aggiornamento del sistema operativo. E l'enorme quantità di nuovo hardware che è stato reso disponibile negli ultimi mesi? Ciascuna di queste novità richiede un enorme sforzo in fatto di risorse che non possono essere disperse in maniera assurda, nel tentativo di mantenere in vita un Sistema Operativo tecnologicamente superato.

Aggiungi un posto a tavola...

La Apple di risorse ne ha proprio bisogno. Da quanto leggo nei vari siti americani dedicati ai problemi delle nostre macchine, MacFixIt e MacinTouch per esempio , ci sono ancora parti del nuovo sistema operativo che vanno migliorate (come il sottosistema per la stampa, solo per citare il primo che mi viene in mente). La casa di Cupertino deve focalizzare la propria attenzione proprio su queste piccole asperità che minacciano di allontanare gli utenti più fedeli, che si trovano spaesati e senza alcuna risorsa davanti ai problemi di ogni giorno. Salvo poi essere costretti ad utilizzare prodotti di terze parti (a pagamento) per tirarsi fuori dai guai. Molto spesso la soluzione a tutto questo è già stata sviluppata e la casa della Mela non deve fare altro che acquisire il codice già pronto, ripulirlo ed adattarlo perché si integri perfettamente nel sistema. Sfruttare, come ho già suggerito in tempi meno sospetti, l'enorme quantità di codice rilasciato dai programmatori indipendenti, che si sono dedicati al MacOS X con gioiosa partecipazione. Ma il processo di trasformazione non è un peso che grava esclusivamente sulle spalle della Apple. La casa di Cupertino ha reso disponibile uno strumento prezioso e potente che va compreso e metabolizzato con cura. Oggi l'utente Mac è chiamato ad uno sforzo enorme, che gli permetterà di capire pienamente quali siano le possibilità del nuovo sistema operativo. Fortunatamente non gli verrà chiesto di approfondire la conoscenza di MacOS X più di quanto non gli sia necessaria per svolgere correttamente il suo lavoro. Nessuno di noi dovrà trasformarsi in un "mago" del computer, a meno che non lo voglia. Sarà sufficiente apprendere di volta in volta le procedure essenziali per lavorare correttamente, come facevamo con MacOS Classico, magari con l'aiuto della comunità che si è raccolta intorno alle nostre macchine.La comunità dovrebbe diventare il vero cardine dell'esperienza Macintosh, un poco come già accade da molti anni per la comunità Linux. Solo raccogliendoci assieme, e sfruttando l'enorme bagaglio di conoscenze che possiamo mettere in comune, potremo assicurare un veloce, efficace ed indolore passaggio dal vecchio sistema operativo al nuovo MacOS X. Nessuno di noi è solo su questa staccionata. Ed il cammino da fare risulterà molto più leggero se potremo contare su chi, accanto a noi, potrà aiutarci nei momenti più difficili.

Nasce veramente il desiderio di alzarsi in piedi e vedere, lontano, verso l'orizzonte, quello che ci aspetta. Forse non subito, non domani. Ma nei prossimi mesi, nei prossimi anni, un'azienda come la Apple, se dimostrerà di essere ancora capace di rischiare e vincere, potrebbe riuscire a capovolgere l'ordine costituito delle cose. Serve solo una reale volontà di cambiamento da parte di tutti.
Nasce il desiderio di rimettere le mani nel prorpio sistema e di non lasciarsi abbattere dalle piccole difficoltà, pur di non mancare l'occasione e di essere testimoni del nuovo mondo Mac che verrà...

Se volete discutere, io sono qui ancora per un pò...
Bao!



Data di pubblicazione: 08-03-2003
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