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Avanti tutta

Ma non sempre

Più di un anno fa la storia della Apple Computers, voltava pagina. Il nuovo sistema operativo sbarcava tra di noi, forte di un’attesa durata troppo. Per arrivarci, si è passati attraverso progetti ambiziosi (Copland), o ipotesi (adottare il sistema BeOS), che venivano presto abbandonate perché poco chiara era la direzione che si voleva prendere.

Onore ai pionier

Chi il 24 marzo ha installato X sul suo computer, ha fatto un salto nel buio. Lentissimo in qualsiasi situazione, cieco perché era impossibile stampare, scannerizzare o fare qualunque altra cosa prevedesse l’utilizzo di terze parti, con nessuna applicazione importante da farci girare, MacOS X era una vera e propria beta. Travestita da sistema operativo definitivo. 365 giorni dopo, la situazione su buona parte dei versanti nominati sopra è talmente migliorata che nessuno ricorda le difficoltà degli inizi. Photoshop, Flash, Office, sono tra noi e altri programmi piovono quasi ogni mese per indurre gli scettici a considerare il MacOS 9 un ricordo. Onore a chi ha testato, protestato, e inviato feedback alla Apple. Se le cose sono migliorate, lo si deve a questi oscuri fans della Mela.

Gli oneri del nuovo

Aggiornamenti e ancora aggiornamenti. Un Dock in attesa di un’identità più marcata (stile DragThing per intenderci). Malumori per un’interfaccia elegante, montata su un’architettura di sistema che rende l’esperienza lavorativa (e non), dell’utente Mac come una corsa sulle montagne russe. Esaltante, ma leggermente fuori dal nostro controllo. Forse è colpa nostra. Non scorgiamo lo scopo che anima il nuovo sistema operativo. MacOS X è una delicata partita a scacchi, e la posta in gioco non siamo noi; ma quel 95% che di Apple non sa un’acca. Abituati all’autismo dei sistemi Windows, troveranno X un paradiso tropicale.

Strategie globali

Sul territorio americano l’apertura dei nuovi Apple Store procede a spron battuto, e anche se per ora non macinano utili, con l’arrivo del nuovo iMac i curiosi che affollano i negozi Apple sono aumentati. Non è vitale sapere se arriveranno anche da noi. La Apple ha iniziato ad allargare il suo raggio d’azione in Paesi come l’India: un mercato enorme, dinamico, più attento alle tecnologie di altri, impegnati a sfornare avvocati e stilisti di moda. Se l’ultimo riferimento della frase precedente vi fa pensare all’Italia: avete indovinato.

Le belle tradizioni che durano

Per fortuna in mezzo a cose destinate a segnare una svolta, ce ne sono altre che non cambiano. Circa un mese e mezzo fa, all’interno di un convegno organizzato al capezzale della Rete italica, è saltata fuori una verità sconcertante. E cioé: i costi per collegarsi al Web in Italia sono più alti del resto d’Europa. Sorprendente davvero. La colpa? Dell’Autority per le telecomunicazioni: per non agevolare l’ex monopolista di Stato, ha fissato tariffe alte, e la concorrenza (più attenta ai profitti che allo sviluppo del Paese), si è adeguata. Non ho la forza di commentare; provateci voi.



Data di pubblicazione: 26-05-2002
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