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Perchè non vedremo MacOS X su Intel?

2 - La spiegazione tra logiche economiche e di marketing

La scorsa settimana vi avevo promesso di continuare con la disanima dei motivi che rendono il port di MacOS X su Intel estremamente improbabile, ma prima di presentarverli vorrei fare una precisazione doverosa, ogni decisione ed ogni scelta strategica viene presa da un'azienda analizzando la situazione economica e del mercato in un dato momento, ciò che è impossibile o non conveniente oggi potrebbe divenirlo domani e viceversa.
Microsoft, anche se in maniera attenta per evitare di ricadere nelle maglie dell'Antitrust, potrebbe tendere a boicottare il nuovo sistema operativo rallentando lo sviluppo di alcune delle sue applicazioni chiave (Office su tutti) e questo rallenterebbe di molto la penetrazione del MacOS X soprattutto in quegli ambienti, come le grandi aziende, che potrebbero trovarlo più interessante e vero l'ampio mercato degli utenti PC da far migrare.
Sebbene il sistema operativo OpenStep di Next, portato nel 1993 sui processori Intel, costituisca le fondamenta di MacOS X, Apple in questi lunghi anni di lavoro ha integrato moltissime tecnologie propietarie che non hanno equivalenti nel mondo PC e che dovrebbero essere integralmente riscritte. Lo stesso motore grafico Quartz e l'interfaccia Aqua dovrebbero essere riscritti per girare sotto altri processori.
Ciascuna azienda crea negli anni e con il tempo una propria immagine ed un posizionamento sul mercato, il posto occupato all'interno di un mercato e nelle menti dei consumatori non dipende solo dalle scelte societarie, ma anche dalle valutazioni personali delle persone. Un cambiamento di posizionamento così radicale anche per un'azienda come Apple da sempre considerata un simbolo dell'innovazione potrebbe avere due effetti negativi: primo, potrebbe non riuscire a convincere un numero sufficiente di utenti PC (che hanno pagato ed installato Windows) ad abbracciare la "nuova" piattaforma, secondo potrebbe far perdere alla società di Steve Jobs una parte del suo mercato attuale.
Pensate un po' alle difficoltà incontrate dalla CocaCola quando ha provanto a lanciare sul mercato la NewCoke o agli insuccessi della Fiat nel campo delle macchine di Alta gamma. Cambiare un'azienda e la sua strategia commerciale ed organizzativa è più facile che modificare il giudizio e le valutazioni che i clienti hanno su di lei.
Non è vero che è la piccola dimensione che lede ad Apple, piuttosto è importante che l'azienda veda crescere, anche se leggermente la sua quota di mercato, raggiungendo una dimensione adeguata indicata dallo stesso Jobs intorno al 10% del mercato mondiale.
Molti dicono che le aziende sviluppano solo per la piattaforma Windows, perchè sono convinte che sia la scelta che paga di più, visto che c'è un mercato potenziale più ampio, tuttavia la piccola quota di Apple vale almeno 10-12 milioni di clienti un numero notevolmente superiore a quello che potrebbe rendere appetibile un qualsiasi mercato per il 99,9% di aziende dell'informatica. Andando a guardare i fatturati di "giganti" del software, al di là di Microsoft, si scopre che quasi tutte le società che creano e vendono software non fatturato più di 100 milioni di $ e parliamo di società che vendono prodotti da 30-40 $ ovvero vendono circa 2-3 milioni di copie, cioè meno del 30% del mercato Apple, un mercato per di più dato in forte espansione e composto da utenti che acquistano più software della media degli utenti di personal computer.
Il motivo vero per cui c'è stato un rallentamento nello sviluppo delle applicazioni e dei giochi per il sistema MacOS è da ricollegare non solo all'allarmismo diffusosi soprattutto nel biennio 96-97, sulla sopravvivenza di Apple, ma, soprattutto, ad un pessimo trattamento riservato da Apple agli sviluppatori, il non adeguato supporto anche a livello di sistema operativo di alcune tecnologie come OpenGL e ad un tardivo rilascio di MacOS X. Il 2001 da questo punto di vista potrebbe segnare una svolta così come il rilascio di pacchetti che permettano di sviluppare ancora più velocemente e meglio per tutte le piattaforme potrebbe favorire il rilascio simultaneo dei programmi per PC e per Mac.
La "piccola" dimensione della società è anche alla base del successo di alcune delle sue rivoluzioni; potendo contare su di una forte integrazione hard-soft Apple è riuscita a portare sulle nostre scrivanie alcune delle tecnologie che oggi usiamo sia noi che gli utenti PC. Senza voler tornare nel passato remoto, gli esempi più recenti parlano chiaro: le porte USB e FireWire, i primi lettori DVD integrati, il sistema di connessione ad onde radio AirPort, sono tutte avanguardie tecnologiche frutto di quell'"incomprensibile" commistione tra sviluppo delle nuove macchine e sviluppo della tecnologia in grado di farle funzionare.
Ammetto che mi piacerebbe poter mettere su un CD il MacOS X, andare da un amico con un PC assemblato e dimostrargli cos'è un sistema operativo davvero moderno, ma ci sono solide ragioni economiche perchè ciò non possa avvenire. Di certo a facilitare le "conversioni" potrebbe venire anche una nuova versione di VirtualPC, infatti, l'emulatore della Connectix, giunto oramai alla 4 versione, potrebbe mostrare, una volta ottimizzato per MacOS X, un vera e propria esplosione delle prestazioni, legata, al limite, anche ad una riduzione del prezzo capace di portarlo su un numero maggiore di computer.
Quando si parlava di Rhapsody, il progetto dalle cui ceneri è nato MacOS X, si ventilava la possibilità di una Red-Box, ovvero di un emulatore ben installato sul sistema operativo, capace di far girare anche i programmi scritti per PC a velocità quasi pari a quelle di un PC, ma questa è un'altra storia.

Con questo ho finito è spero di non avervi annoiato troppo e ricordatevi meglio un Macintosh proprietario con Apple viva, che un Macintosh libero con Apple morta.
Come al solito per critiche feroci, discussioni, complimenti e quant'altro vi sentiste di scrivere, l'indirizzo è il solito:antonio@ilmac.net


Data di pubblicazione: 29-05-2001
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