Il primo Macworld
Expo americano del 2003 si è concluso da pochissimo ed ancora
non si sono spente le reazioni alla vera e propria salva di
artiglieria che la casa di Cupertino ha scaricato sugli spettatori
del keynote di S. Francisco.
Mai come in
questo caso le qualità istrioniche del CEO della Apple si sono
messe in luce: con una sapiente regia, Steve Jobs ha presentato uno
dei più ricchi avvenimenti dedicati al mondo Mac da molti anni
a questa parte. Non esagerava certamente dicendo agli spettatori che
avrebbero assistito a "two Macworld's worth of stuff for you
today"!
Salvo poi
essere capito solo in parte dalla maggiornaza del suo pubblico, di
coloro che hanno deciso di seguire una strada tanto difficile ed
impervia quanto quella che porta ad usare la nostra piattaforma.
Questo non per demerito del popolo della mela, sia ben chiaro!
Il vero
significato di ciò che è stato presentato durante
l'ultimo keynote non si avverte facilmente e richiede una notevole
riflessione a mente fredda, lontano dalle distrazioni e dalle
sorprese di questi ultimi giorni.
Al di
là delle novità più clamorose, in ogni caso,
è accaduto qualcosa che ben pochi hanno colto immediatamente,
un fatto che minaccia di cambiare profondamente il futuro della Apple
già nei prossimi mesi. Tentiamo insieme di scoprire cosa si
nasconde sotto un velo di quasi normalità...
"Dietro il
convento dei carmelitani, domani al vespro...".
Indubbiamente i
nuovi portatili sono dispositivi eccezionali, destinati ad aumentare
la diffusione della piattaforma ed assicurare una certa
operatività alla casa di Cupertino per i prossimi mesi, ma non
lasciamo che la loro "bellezza" riesca a distrarci dalla
nostra analisi.
Nemmeno il
rilascio di iLife deve sorprenderci più di tanto. Dopotutto il
cosiddetto Digital LifeStile è la bandiera che da molti mesi
accompagna ogni operazione della Apple.
No. Il nervo
scoperto, il cuore dell'operazione è da tutt'altra parte e
proviene da una sinergia di prodotti e di operazioni che, presi
singolarmente possono anche dire poco, ma che riuniti insieme
acquistano tutt'altro significato. Mi riferisco alla campagna
pubblicitaria "Switch", all'iPod Windows
Edition ed al rilascio di ben tre programmi
"fondamentali": X11, Keynote e Safari.
Per considerare
tutto questo una vera e propria dichiarazione di guerra ancora ce ne
vuole, ma appare chiaro che la casa della mela ha lanciato, in modo
sotterraneo ed indiretto, un vero e proprio guanto di sfida dalle
parti di Redmond. E lo ha fatto nel modo più deciso e plateale
possibile: sul palco di una manifestazione dedicata al Mac fra le
più seguite. In sintesi uno schiaffo morale che Microsoft ha
incassato con molta calma e che ancora sembra dover metabolizzare.
Provate a
riflettere.
In pochi mesi
i canali informativi del mondo Wintel sono stati utilizzati per
convincere gli utenti più insoddisfatti a realizzare un
cambiamento epocale, complice il nuovo sistema operativo e la
disponibilità di un aggeggino per l'ascolto dei nostri MP3
preferiti veramente delizioso (acquistabile anche da chi un Mac
proprio non lo vuole, convinto che la nostra piattaforma sia ancora
"chiusa" al mondo esterno).
Poi le tre
tegole presentate da papà Jobs con un candore disarmante: la
beta pubblica e perfettamente funzionante di XWindow per 10.2, un
ambiente completo per l'utilizzo e lo sviluppo (esiste anche un
Developer Kit gratuito) di applicazioni XWindow sotto MacOSX. Una
tentazione irresistibile per i programmatori Open Source che si sono
avvicinati alla nostra piattaforma. Naturalmente l'integrazione
dell'ambiente con il sistema operativo è molto forte e
consente di sfruttare appieno le caratteristiche salienti dei nostri
Mac. Considerando il recente rilascio di GTK+ per MacOS (per capirci
le librerie grafiche di Gnome, desktop di linuxiana memoria) e la
disponibilità di QT (le librerie corrispondenti per l'altro
ambiente grafico dedicato a linux, KDE) quanto tempo passerà
prima di vedere l'inizio di un nuova infornata di programmi
direttamente sviluppati a partire da quelli esistenti su Linux?
Piuttosto poco, potremmo azzardare.
Da tempo il
pubblico ha capito che un sistema Open Source aveva già
conquistato i desktop e che questa si chiama MacOSX...
E se di per se
l'avvicinamento al mondo Linux non fosse già un motivo di
attrito con la Microsoft, ecco due programmi che avranno certo fatto
andare su tutte le furie il povero, si fa per dire, Bill Gates:
Keynote, un potente programma di presentazione, completamente
compatibile con PowerPoint, fortemente integrato con gli elementi
fondamentali di MacOS X quali Quartz e OpenGL, e Safari, un vero e
proprio colpo al cuore inferto con arroganza e crudeltà ad
Internet Explorer, un browser web che già con le prime beta
pubbliche promette sfracelli.
Evito di
parlare di Final Cut Express, versione "leggera" del
più potente Final Cut, venduto a soli 300 dollari per una
questione di misura. Continuare ad infierire sarebbe un poco come
sparare sulla Croce Rossa. Un duello dietro al convento dei
carmelitani? Si sono combattute guerre per molto meno...
"Vengo
anch'io? No, tu no!"
Tempi duri per
Microsoft. Le vendite dei PC ristagnano, i clienti sono sempre
più esigenti e stanchi di essere solo numeri, le novità
non hanno sempre ottenuto l'effetto sperato. Ed i problemi legali non
sembrano essere prossimi ad una soluzione definitiva.
Come se non
bastasse, la Apple, un'azienda sempre in bilico sul bordo del
baratro, più volte data per spacciata, non soltanto continua
caparbiamente ad alzare la testa, presentando prodotti e soluzioni
innovative, ma adesso viene pure a rompere le uova nel paniere... Non
c'è più religione!
Seriamente, vi
consiglio di leggere l'ultimo numero di TidBITS, la newsletter
settimanale realizzata da Adam C. Engst, che potete trovare qui
Nel numero
pubblicato questa settimana lo stesso Engst ha realizzato un articolo
dal titolo "Apple Reduces Its Microsoft Dependency" che
riassume in breve quanto abbiamo discusso fino a questo punto. Apple,
come un nuovo Davide, ha deciso di sfidare apertamente le ire del
Golia Microsoft ed ha cominciato una fitta sassaiola, augurandosi da
una parte che almeno uno dei suoi proiettili vada immediatamente a
segno.
Ma colpire il
gigante, anche se in un punto nevralgico, potrebbe non essere
sufficiente. Ricordate il ritorno di Jobs in Apple nel lontano 1997?
Allora l'accordo con la Microsoft per assicurare uno sviluppo di
Office nella versione per Mac era assolutamente necessario.
L'esistenza stessa della Apple era legata alla disponibilità
del pacchetto più utilizzato negli uffici e nelle scuole di
tutto il mondo. Perdere la versione Mac di Office significava mettere
una pesante ipoteca sull'intero futuro della casa di Cupertino.
Allora MacOSX era ancora un embrione ed una situazione caotica a
livello organizzativo e produttivo facevano temere il peggio. Ancora
non si parlava di tagli e riorganizzazioni, di programmi e
dispositivi cancellati, ancora non era arrivato l'iMac a cambiare le
carte in tavola.
Per questo la
Apple si era trovata costretta a fare un patto con il diavolo e buon
viso ad una sorte certamente cattiva... Almeno fino ad ora.
Il cammino
è stato molto lungo, ha richiesto anni di lavoro e di
sacrificio. Lentamente MacOSX si è arricchito di componenti e
di programmi che hanno aiutato l'azienda a proporre "alternative
credibili" a quanto offerto dalla Microsoft. Chi decideva di
scegliere il Mac poteva trovare altre soluzioni per navigare in rete,
spedire posta elettronica, inviare messaggi in tempo reale, mantenere
aggiornata la propria agenda di appuntamenti e cosi' via.
Ora la Apple
si appresta a fare qualcosa di più. Scardinare lo strapotere
della Microsoft insidiando il suo prodotto di punta, offrire
alternative credibili a che dove nessuno avrebbe pensato essere
possibile. La prima vittima è stata PowerPoint, l'anello
debole della catena rappresentata dall'intero Office.v Mac. Certo,
arrivare a sostituire Word ed Excel sembra un impresa assolutamente
improponibile, vista anche la loro profonda penetrazione sul mercato
mondiale. Ma nulla ci vieta di pensare che il piano della casa di
Cupertino preveda qualcosa di più e che nei prossimi anni si
arrivi a realizzare la completa indipendenza della nostra piattaforma
dai prodotti realizzati a Redmond.
Il primo
passo concreto in questa direzione è stato proprio il rilascio
di Safari. Probabilmente qualcuno avrebbe anche potuto immaginare che
il prossimo candidato ad occupare un posto nella griglia dei prodotti
del nuovo "stile di vita digitale" proposto dalla Apple
sarebbe stato un browser per la rete dalle caratteristiche
innovative. Pochi però potevano immaginare che la casa della
mela decidesse di affittare uno degli ingenieri impiegati da Netscape
per sviluppare un navigatore basato su KHTML, veloce e leggero,
tagliato su misura per il suo nuovo sistema operativo.
Ora la palla
passa alla pubblicità, alle pubbliche relazioni, al pubblico.
La ghiotta notizia si è sparsa come un lampo, i download si
sono moltiplicati. Il successo dell'impresa dipenderà dalla
capacità della Apple di fornire al pubblico una vera
alternativa, capace di sostituire in tutto e per tutto la
concorrenza. Per poi passare alla vittima successiva da eliminare.
Che sia
realmente arrivato il momento in cui vedremo il gregge alzare la
testa?
L'ira funesta....
Come
reagirà la Microsoft?
Questa
è una domanda veramente interessante. Se da una parte i
prodotti sviluppati per la nostra piattaforma rappresentano solo una
parte esigua delle attività del colosso di Redmond, dall'altra
Microsoft non può permettersi di chiudere gli occhi e lasciar
correre.
Non può nemmeno, nell'impeto del momento, chiudere
l'intero gruppo di sviluppo dedicato al Mac senza una ragione
plausibile (a livello di immagine ne uscirebbe probabilmente con le
ossa rotte, senza contare le implicazioni legali di una operazione di
questo tipo). L'unica reazione plausibile sarebbe una
rifocalizzazione dell'azienda sul mercato della mela ed un impulso a
creare prodotti migliori; dopotutto lo sviluppo di IE è
praticamente fermo da mesi e non si vedono migliorie importanti in
Office .vX Mac dalla sua uscita.
Le notizie
che arrivano dal Macworld expo non sono certo confortanti: un nuovo
servizio MSN dedicato al MacOSX e la prossima disponibilità di
Entourage come prodotto stand alone non bastano come novità
per un'azienda del suo calibro.
La
realizzazione di nuove versioni dei programmi già esistenti e
lo sviluppo di nuovi applicativi di qualità da parte della
Microsoft destinati alla nostra piattaforma, potrebbe certo
rallentarne la velocità, ma il processo di allontanamento
intrapreso dalla Apple sembra assolutamente irreversibile.
Cosa ci aspetta
nel prossimo futuro? Possiamo soltanto azzardare alcune ipotesi.
Innanzitutto
un'impulso allo sviluppo ed alla conversione di materiale Open Source
per la nostra piattaforma. Gli strumenti e le librerie necessarie
sono ampiamente disponibili, l'unico serio freno al processo di
espansione del software è il viziaccio di mamma Apple di
credersi il padrone del mondo ed a comportarsi come se tutti gli
altri non esistessero. Magari è anche vero, ma non mostriamolo
cosi' apertamente...Intanto una virata di questo tipo, apertamente in
favore del mondo Open, non farebbe altro che assicurare un
apprezzamento unanime dal mondo degli sviluppatori, un maggior numero
di applicazioni a nostra disposizione ed un contenimento dei prezzi,
non solo per gli utenti.
Ancora
possiamo prevedere un ulteriore aumento della quota di mercato,
grazie soprattutto alle macchine portatili che migliorano in design e
caratteristiche di rilascio in rilascio; i nuovi PB in alluminio
hanno riscosso un successo immediato e solo il freno dei Mhz fa
scuotere la testa ai più incalliti sostenitori della
piattaforma Wintel.
La grande
incognita del rapporto fra Apple e Microsoft rimane. Arriveremo di
nuovo ad uno scontro diretto oppure i due contendenti troveranno un
nuovo equilibrio, una nuova pace armata? Dubito fortemente che si
possa avverare la seconda ipotesi, soprattutto per le forti tensioni
che interessano la casa di Redmond. In qualsiasi caso sarà
interessante vedere come la Apple affronterà questa nuova
sfida.
Oggi sono sicuro
che la casa della mela sia perfettamente in grado di vincerla.