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G5 che succede?

Perché il superprocessore si è arenato

Anche i grandi sbagliano

Steve Jobs è, senza dubbio, uno dei migliori manager che attualmente si possano incontrare nel panorama internazionale, soprattutto nel mondo dell'intrattenimento digitale e dell'informatica.
E' talmente grande che hanno coniato per lui un termine che in inglese viene spesso abbreviato con le iniziali RDF (Reality Distortion Field) ovvero campo di distorsione della realtà; questo termine fu coniato nel lontano 1981 da Burrell Smith (uno degli ingegneri che disegnò la scheda madre del primo Macintosh).

RFD questo sconosciuto

Ma cos'è questo RFD e cosa c'entra con i G5?
Con l'espressione RFD si fa riferimento all'abilità di Steve Jobs e di pochi altri come lui, di persuadere le persone arrivando a convincerle anche di cose in aperto contrasto con la realtà e, cosa ancor più grande, a volte in contrasto con quanto precedentemente dichiarato da essi stessi.
Il caso dei processori G5 è uno degli esempi più emblematici.
All'atto della presentazione delle prime macchine dotate di questi rivoluzionari microprocessori allora alla velocità di 2 GHz Steve Jobs, pieno d'entusiasmo, si spinse a fare una previsione, cosa per altro contraria alle sue abitudini. Ovvero che di lì ad un anno i G5 avrebbero raggiunto la soglia dei 3 GHz, una crescita del 50% della velocità in un anno, c'era davvero di che stare allegri. Era la dimostrazione che si era entrati, finalmente, in una nuova era, lasciandosi alle spalle Motorola e la sua incapacità o scarsa volontà, di seguire Apple ed i suoi percorsi.

IBM e la divergenza delle scelte

La storia, però, ha raccontato un'altra cosa.
Da quel Giugno 2003 sono passati praticamente 2 anni e, pur includendo nell'analisi gli ultimi computer annunciati, i G5 hanno raggiunto la velocità di 2,7 GHz, ovvero il 35% in più in 2 anni, non proprio un ritmo di crescita che si può definire "rivoluzionario", eppure Jobs è riuscito praticamente a far dimenticare questa promessa e presentato anche gli ultimi G5 come un grosso passo avanti, ma guardando con occhio disincantato non è così e, come annunciato in questi giorni, anche Jobs si è reso conto di questo ed ha annunciato la cosa che, insieme con un acquisto da parte della Microsoft, più era temuta da molti utenti storici, il passaggio ai processori INTEL.

Ma ciò che più colpisce, nelle brevi parole utilizzate da Jobs per presentare questa storica svolta, è la chiara indicazione che lo sviluppo sul PowerPC, almeno per quel che maggiormente interessa Apple, era destinato a fermarsi o quanto meno, a non avere un ritmo soddisfacente soprattutto nel campo critico dei portatili.

Di chi è la colpa?

E' questa la domanda che, senza risposta, circola nella comunità Mac.
Cominciamo dalle "colpe" di IBM.
L'azienda ha investito molto nell'architettura Power e questo almeno fino a 2-3 anni fa sembrava essere propedeutico ad un flusso continuo e costante di prodotti sempre più "potenti" e raffinati. Ciò è avvenuto, ma, purtroppo, non nel senso auspicato e richiesto da Apple. Infatti negli ultimi anni IBM e la sua divisione chip sono stati coinvolti nello sviluppo dei chip per le nuove console di Sony, Microsoft e Nintendo, che vedranno la luce entro il prossimo anno.
L'architettura Power oggi, come confermato da IBM stessa, si sta allontanando sempre di più dal mondo dei Personal Computer per andare da un lato verso il mondo dei computer ad Alte prestazioni, come i grandi server, e dall'altro verso chip specializzati e personalizzati, come il Cell di Sony, il chip per la Xbox ed il chip per la Revolution di Nintendo. Il motivo di questa divergenza è, in primo luogo, economico.
Sviluppare dei microprocessori è sempre più complesso e costoso, così come produrli in quantità relativamente ridotte. In più le esigenze del mercato dei Personal Computer in termini di aggiornamento dei microprocessori e di inserimento di unità speciali, come il caso di Altivec per Apple, non sono paragonabili alle esigenze di una console, dove, ad un costo di sviluppo più elevato, corrisponde una produzione estremamente elevata ed identica per un lungo periodo, per quanto possa costare lo sviluppo del primo propotitpo, IBM sa che ne produrrà svariate decine di milioni sui quali potrà recuperare quell'investimento. Inoltre non ci saranno altri aggiornamenti, se non minimi; si tratta quindi di un progetto "chiuso".

I Notebook la pietra dello scandalo

Il mercato del personal computer è sempre meno dei desktop, i classici computer da scrivania, e sempre più dei portatili, in tutte le loro accezioni. All'interno di questo trend Apple è oggi l'azienda di personal computer in cui le vendite di portatili rappresentano la quota più alta, in percentuale, rispetto al totale delle macchine vendute e questo rapporto, nonostante l'inserimento in gamma del mac-mini, sembra destinato a crescere ancora.
Il G5 è un grande processore, ma non è stato pensato per un utilizzo in un portatile, se non accettando una durata della batterie ridicola ed una grande dissipazione di calore, con conseguente rumorosità dello stesso.
Si è molto parlato della possibilità di avere il G5 sui portatili sin dalla sua prima uscita, oltre 2 anni fa, ma, ancora pochi mesi fa, a domande dirette, i responsabili del settore hardware hanno affermato che non c'era in previsione l'uscita del PowerBook G5 nel 2005 e che, in ogni caso, sarebbe stata, questa impresa la "madre di tutte le sfide di dissipazione termica", frase questa detta dall'azienda che, per prima, tra le grandi, ha predisposto un sistema di raffreddamento a liquido in un suo computer il Dual G5.
Probabilmente è stata questa la vera frattura che si è creata tra Apple ed IBM da un lato e Freescale (ex Motorola) dall'altro. Non c'erano in vista grandi novità nel campo dei portatili, ladddove Apple si era sempre ben difesa ed intanto, nel versante opposto, si intravedevano miglioramenti significativi che stavano minando la competitività di Apple nel mondo dei PC.
A questo si aggiunge che, sempre più persone attendevano il PB G5, dato dalle solite indiscrezioni come sempre più prossimo, se non altro per il tempo intercorso tra l'uscita del processore avvenuta oramai 2 anni orsono; quest'attesa, sempre crescente, avrebbe comunque influito sulle vendite dei PowerBook.
Una prima conferma circa la centralità di questa esigenza, ovvero l'attenzione alla mobilità, è in un passaggio del discorso di Jobs di lunedì 6 giugno alla WWDC (conferenza mondaile degli sviluppatori), quando, in riferimento ad Intel ha detto che l'azienda era pronta ad offrire di gran lunga il miglior rapporto prestazioni/Watt rispetto ad IBM e questo "indicatore" utilizzato da Jobs ha molto senso soprattutto per i portatili, o per computer fissi, come il mac-mini.

In conclusione. E' la fine?

Diciamo quindi che il G5 ha tradito le attese, soprattutto, per la sua scarsa flessibilità ed adattabilità a tutta la gamma di prodotto, nel suo non essere un vero erede del G4, che lo ricordo è stato possibile montare su tutta la linea di fissi e portatili.
Quanto ai prossimi mesi Apple certamente aggiornerà ancora le sue macchine pro con nuovi processori G5, prima di effettuare la migrazione, perchè c'è ancora qualcosa che può venire da questo processore ed allo stesso tempo, magari tra qualche mese, aggiornerà i portatili con l'ultima evoluzione dei G4.
Certamente cercheranno di rendere appetibili queste macchine, anche dal punto di vista del prezzo, per non dover attendere l'arrivo dei computer con Intel e sono abbastanza convinto che non "ridisegneranno" nulla fino all'anno prossimo per poter ottimizzare al meglio le nuove macchine per i processori Intel. In ogni caso sono convinto che saranno dei buoni acquisti

Se mai IBM e Motorola dovessero decidere di cambiare rotta, Apple potrà sempre tornare indietro o affiancare le due linee, ma, considerate le reazioni non molto tristi e preoccupate, delle due aziende all'abbandono da parte di Apple, credo che la storia del PowerPC, per il mondo dei personal computer, sia terminata.


Data di pubblicazione: 20-06-2005
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