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11 Settembre: riflessioni 11 mesi dopo

Riflessioni a freddo su un avvenimento importante

Dopo il primo articolo, scritto a pochi giorni da un'assurda tragedia, ho preferito non continuare a parlare di quest'argomento, per non unirmi ai tanti cori urlanti che cercavano di accreditare posizioni più o meno estreme, cercando di sfruttare, in mondo a mio avviso indegno, una tragedia e la conseguente ondata di paura diffusasi negli Stati Uniti ed in tutto il mondo occidentale.
Ritengo che quell'articolo sia ancora pienamente attuale e mi piacerebbe che, lo leggeste, prima di continuare.

Una guerra infinita

Quello che temevo e che paventavo è accaduto. Si è partiti verso un conflitto che puntava a portare la libertà e la sicurezza, peccato che si sia scelta la via delle armi, quella della distruzione.
In un mondo che si definisce civilizzato non si riesce a risolvere qualcosa se non mediante il ricorso alle armi. Quando si muovono gli eserciti, si è già perso; mi viene in mente, a tal proposito, una frase che ho sentito nell'ultimo film della saga di Guerre Stellari, il maestro Yoda, a chi gli dice che hanno vinto, risponde: "E questa la chiami una vittoria? Iniziata la guerra dei cloni è".
Per chi non ha visto il film e non conosce la storia, gli dico, in estrema sintesi, che quell'apparente vittoria si trasformerà, poi, nell'inizio della fine, perchè ci si troverà in balia della forza bruta dell'esercito.

Non esiste una verità!

Questo è vero soprattutto nelle vicende umane. Vi riporto una frase molto interessante e che dovrebbe far riflettere:
"Quanti villaggi sono stati distrutti, e quanti milioni di persone sono state buttate fuori al freddo? Questi uomini, donne e bambini che sono stati dannati e ora vivono sotto le tende in Pakistan non hanno commesso alcun peccato. Essi sono innocenti. Ma, sulla base di un puro sospetto, gli Stati Uniti hanno scatenato questa crudele campagna".
Osama Bin Laden

Leggete la frase e non guardate la firma, il discorso vi sembra folle? Sbagliato? Non credo proprio.
Eppure per noi occidentali l'Afganistan rappresenta il male e, quindi, la popolazione doveva pagarne le conseguenze. Cosa sarebbe accaduto se la stessa cosa fosse stata applicata in Italia durante la II guerra Mondiale? Gli italiani erano tutti dei malfattori, degli assassini? Meritavano la morte solo perchè una parte di essi aveva deciso di trascinarli in una guerra assurda? Di sfruttare la loro fame, di alimentare il loro desiderio di vendetta verso un occidente che è bravissimo a colonizzare, ad imporre ed a chiedere, ma che, quando si tratta di aiutare "disinteressatamente" non muove un dito?

Filo-palestinese o filo-israeliano?

Anche quest'ultima contrapposizione è sterile e serve a semplificare un discorso che è molto complesso. Gli israeliani, occupano, oramai da anni, una vasta area della palestina, molto più ampia di quanto ad essi strettamente necessario; hanno sviluppato una rete di controllo strettissima su tutte le fonti d'acqua di quella terra e chi ha visto la palestina sa di cosa si parla. Un popolo assetato, umiliato e senza un'identità politica, reagisce in modo sanguinoso, ma nell'unico linguaggio che ha compreso possa essere ascoltato, quello della violenza.

Nonostante le rappresaglie degli israeliani, gli attentati dei suicidi palestinesi tengono viva l'attenzione sul loro problema più di quanto non faccia la diplomazia. Fin quando la voce delle armi e della morte è più ascoltata di quella della ragione, sarà ben difficile che non si ripetano situazioni così drammatiche.

Cosa abbiamo imparato dall'11 Settembre?

Ancora molto poco. Di certo abbiamo capito che la distanza dai luoghi di crisi internazionale, non ci mette al sicuro dagli atti disperati di persone che non hanno niente da perdere. Abbiamo capito che, un mondo diseguale non fa altro che alimentare conflitti. Abbiamo capito anche che dobbiamo aiutare il resto del mondo a svilupparsi.
Non abbiamo capito, però, che non si possono usare le armi per imporre le scelte, che lo sviluppo degli altri paesi non potrà avvenire senza alcun sacrificio da parte del mondo occidentale, che solo guardando lontano con un piano di ampio respiro che non si faccia toccare dagli inevitabili piccoli incidenti ed attentati, si potrà riuscire ad "estirpare" il terrorismo e la paura.
La ricetta è molto semplice: cultura, sviluppo e rispetto. Il problema è, ci sarà qualcuno pronto ad ascoltare ed affrontare l'opinione pubblica per spiegargli i motivi di una scelta più ragionata e meno forcaiola?
Io vorrei tanto sentire le vostre opinioni.
Scrivetemele e ricordatevi, sempre, di riflettere.



Data di pubblicazione: 01-08-2002
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