Web 2.0 è il termine coniato da Tim O'Reilly e Dale Dougherty per descrivere
la fase attuale in cui si trova Internet. Il termine ha riscosso molto successo
ed è stato ripreso da molti giornalisti e cultori dell'ICT. Alcuni di
voi ne avranno sentito parlare, ma cosa è esattamente il web 2.0?
Un'analogia con il mondo reale
Prendiamo la macchina a vapore. Il primo prototipo fu inventato da Erone di
Alessandria nel primo secolo dopo Cristo: quell'oggetto era un semplice strumento
di diletto, veniva utilizzato come giocattolo. Bisognerà attendere il Settecento
prima che la macchina a vapore sia concepita, in Gran Bretagna come strumento
di lavoro per incrementare la produttività industriale in modo esponenziale.
Come visto quindi, è stata la combinazione unica di fattori tecnologici,
culturali ed economici che hanno portato poi alla Rivoluzione Industriale. Ebbene,
l'evoluzione di Internet, ricalca pari pari, ma in modo ipervelocizzato, la storia
della macchina a vapore.
Cosa cambia per le imprese?
Web 2.0, per le net-companies, significa un diverso modo di approcciare la Rete,
rispetto agli eccessi del 2000, che, sebbene disti appena 6 anni da oggi, ormai
fa già parte del passato. Esserci, in questo secondo capitolo della storia
di Internet, per l'azienda, significa basare il modello di business più
su un servizio intangibile, che sulla sola vendita di prodotti. Vuol dire incoraggiare
i contributi degli utenti, rendendo il sito web il più interattivo possibile,
mediante recensioni e commenti: e questo aspetto fu già anticipato, in
tempi non sospetti, da Amazon, che già dal 1999 consentiva ai suoi clienti
di lasciare on line delle mini recensioni sui prodotti. La chiave per comprendere
il Web 2.0 è quindi l'utente, sempre più "smaliziato",
sempre più protagonista, che desidera assolutamente dire la sua. Ecco allora
che lentamente l'attenzione di chi sul Web lavora, si sposta, e cerca di assecondare
questa fama di protagonismo dell'utente. Ma come? La prima risposta potrebbe essere:
miglioriamo i contenuti che già offriamo; e questo è di per sé
un traguardo importante per chiunque possieda un sito.
Un'altra risposta a questa
domanda, ce la offrono un paio di aziende della Silicon Valley, che tutti, bene
o male, conoscono: Google e Apple.
Il primo era un motore di ricerca: diciamo
"era" non perchè non lo sia più, ma piuttosto perchè
è diventato qualcosa d'altro. Basta vedere le sue ultime acquisizioni,
e i servizi che offre. GMail, Google Desktop, Picasa, e poi molti altri come l'acquisizione
recente di un word processor online (Writely), o di SketchUp, un programma dedicato
al disegno professionale. La seconda era una società che produce computer;
anche qui "era" non perchè non ne fabbrichi più, ma piuttosto
perchè ha creato una serie di prodotti vincenti. L'iPod, e l'iTunes Music
Store, ma non solo. La possibilità di acquistare non
solo brani musicali, ma anche telefilm, spettacoli televisivi, e chissà
cos'altro in un futuro prossimo, stanno rapidamente modificando il DNA dell'azienda
Apple. Quali sono gli elementi che accomunano queste società?
Il ventaglio
di servizi offerti (destinati di certo a crescere e ad ampliarsi, forse addirittura
a integrarsi), è tale che possiamo tranquillamente parlare non più
di società, o applicazioni, o motore di ricerca, bensì di piattaforme.
La novità più interessante del Web 2.0 sarà quindi la centralità
non dei programmi, bensì dei servizi curati e offerti all'utente. Servizi
che non avranno affatto bisogno di alcun porting, per essere goduti dagli utenti
(come invece accade con i software), né di costose licenze da parte delle
software house.
Cosa cambia per gli utenti?
Web 2.0 è anche sinonimo di intelligenza collettiva e network relazionale:
la popolarità di un sito web o di un blog non è determinata solamente
dal budget pubblicitario on line e off line stabilito da un'azienda. Se un sito
web fornisce dei contenuti di qualità e/o di un certo interesse, suscita
immediatamente la reazione positiva degli internauti. Si creerà così
un effetto "passaparola" e il sito sarà linkato: ciò
contribuirà a farne salire il PageRank su Google, creando un circolo
virtuoso che ne accrescerà ancor di più le visite. Due casi eclatanti
e sotto gli occhi di tutti sono il Blog di Beppe Grillo e la fenomenale idea
della "Million dollar home page".
Quando si parla di Web 2.0, si incorre anche nel pericolo di semplificare molto
la complessità di un passaggio che ovviamente non sarà immediato.
Non si tratterà quindi di qualcosa che nel giro di un fine settimana
sarà disponibile per tutti. Perchè per comprendere (e quindi sfruttare
nel modo giusto tutte le potenzialità del Web 2.0), quello che accadrà,
occorre adottare un nuovo modo di guardare alla Rete. Cerchiamo di fare un esempio
pratico.
Collegarsi al Web significa in primo luogo avere un computer, un collegamento
a banda larga (preferibilmente), e una serie di siti che offrono tutta una serie
di servizi. Questi siti sono soprattutto specializzati in un certo campo ben
preciso. Alcuni offrono informazioni, altri vendono merce, o conoscenza, ma
ciascuno di essi appare indipendente e slegato dagli altri, spesso in conflitto
o in concorrenza fra di essi. Aggiungiamo che questo comporta spesso una omologazione
dei contenuti, un generale livellamento degli stessi, e una generale inadeguatezza
dei siti nei confronti dell'utente, o meglio delle sue attese e aspettative.
Che stanno rapidamente cambiando, per una serie di fattori che sono sotto gli
occhi di tutti. In primis: l'abbassamento del prezzo dei computer (sempre più
potenti e sempre più ricchi di funzioni), collegato all'espandersi dell'Adsl
con il suo declino dei prezzi. Ecco due dei fattori che stanno conducendo alcune
aziende che sulla Rete vivono e crescono, a immaginare il futuro prossimo del
Web.
Web 1.0 VS Web 2.0
Ad ulteriore testimonianza di come il web sia cambiato, vediamo ora un carrellata
delle net killer application odierne, confrontate con quelle di 5-6 anni fa.
Nel Web 1.0, ricerca su Internet era sinonimo di Altavista, all'epoca il più
potente motore di ricerca. Oggi, Altavista è stato rimpiazzato da Google.
Nel 2000, scaricare musica da Internet significava essere pirati, e utilizzare
Napster, oggi Apple ha reso disponibile un modo legale ed economico per effettuare
il download degli mp3: l'iTunes Music Store. Sei anni fa, avere una home page
su geocities.com (fornitore di hosting gratuito, in cambio di banner) faceva
tendenza, oggi è il blog ad essere trendy. All'apice della bolla internet,
l'Enciclopedia on line per antonomasia era Encarta di Microsoft, un modello
chiuso e aggiornato di tanto in tanto dal team di Redmond; nel web 2.0 l'enciclopedia
della Rete è Wikipedia, aggiornata di continuo, in tempo reale dagli
internauti stessi. La filosofia dell'open source applicata allo sciibile umano
che, in un'ultima analisi, è il vero motore dell'evoluzione economica,
sociale e tecnologica del mondo.