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La rinascita?

Forse il Web crescerà meglio

Questa estate, mentre un po’ tutti eravamo in ferie, Internet ha visto le proprie ammiraglie costrette a rivedere le loro strategie. Non che questo possa significare un rilancio del Web secondo la sua originaria vocazione. Però sperare non costa nulla: per ora.

Bye bye, baby
Il numero due di Aol si è dimesso a luglio; l’amministratore delegato del gruppo Vivendi ha lasciato il suo incarico a giugno, abbandonando la sua creatura sotto i debiti. Il capo del gruppo Bertelsmann (quello che aveva cercato di stringere un accordo con Napster), ha imitato la sorte dei suoi colleghi il 28 luglio. Alla guida di queste realtà, vi sono ora persone che riorganizzeranno la politica di questi gruppi verso investimenti un po’ più slegati dalla Nuova Economia.

Sembra ieri
Eppure: due anni fa questi giganti erano entrati nel mare della Rete con la presunzione di saperla guidare. Di più: di essere in grado di offrire agli utenti, tutto ciò di cui avevano bisogno, anticipando i bisogni o le mode. Cinema, musica, radio, e-commerce, e molto altro, secondo una sinergia perfetta che avrebbe garantito profitti colossali (a loro), e a noi la gioia di vivere in un Paese della Cuccagna, dove tutto era a nostra disposizione (pagando, è ovvio).

La festa è finita?
Il giocattolo si è rotto. Almeno secondo loro. La crisi economica, il crollo degli introiti pubblicitari, la scoperta di colossali truffe ai danni degli investitori (Worldcom su tutti), hanno fatto il resto. Prima della fine dell’anno qualcuno intonerà il “De profundis” anche per Internet, rispettando la famosa regola: anche se non sai di cosa parli, parlane, qualcuno ascolterà.

Lorsignori all’assalto
Internet non sembra più in grado di assicurare le fortune colossali di poco tempo fa, quindi si può tornare tranquillamente a parlarne male. Perché se una cosa non rende miliardari rapidamente, non serve, ed è pure pericolosa. Ecco allora farsi di nuovo avanti sedicenti “esperti” che parlano della necessità di controllare, di censurare, di innalzare divieti e creare fantomatici albi dove iscrivere i siti ed eliminare così l’anonimato in Rete. Chissà di cosa stanno parlando ...

L’Open Source ringrazia
Internet gode di buona salute, in realtà; basti pensare a ciò che ha significato per l’Open Source. Praticamente, una manna. Grazie alla Rete, questa realtà di nicchia ha raccolto attorno a sé interesse, simpatia, infine consensi anche da parte di istituzioni pubbliche. Questo non significa che i grandi colossi scottati dalle brutte esperienze rinuncino a proporre la loro idea di Web.

Non c’è che Internet
La Rete è una delle poche realtà in grado di offrire un’opportunità di crescita ai singoli. In un Paese come il nostro, dove argomenti altrove considerati vitali sono affrontati in campagna elettorale, e poi archiviati, il Web permette a chiunque di trovare supporto, incoraggiamento, risorse, qualora decida di avventurarsi (per esempio), nel campo del web designer, o della programmazione. Non è cosa da poco: e in fondo, significa che l’anima della Rete è viva, e pulsa ancora.




Data di pubblicazione: 16-09-2002
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