scrivere...per non morire

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scrivere...per non morire

Messaggioda mouette » lun giu 23, 2003 3:12 am

Io combatto

Me ne sto qui da solo
per conto mio
il sangue sgorga libero
dalla mia anima.
Quanto ce n'é prima che io muoia
non lo so.
Sono disumanizzato, ammaestrato,
pestato, sparato.
Ma sono nel giusto!
E così scrivo...E così combatto.
(Karl L. Guillen)

E se volete saperne di piu' sull'autore di questa poesia vi invito a visitare il sito
http://www.umanisti.it/karl/index.htm

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Re: scrivere...per non morire

Messaggioda gotto » lun giu 23, 2003 3:28 am

mouette ha scritto:E se volete saperne di piu' sull'autore di questa poesia vi invito a visitare il sito
http://www.umanisti.it/karl/index.htm

moue


no no, mi basta..grazie :oops:
:cry:

bhe, se permetti ti replicherei con questa:

BIMBA

Quella notte avvolta in quella nuvola calda una pallida luce nei tuoi occhi sussurrava mille parole.
Ti guardavo, ascoltavo il tuo respiro, sentivo i tuoi pensieri scivolare nel regno delle ombre.
Avrei voluto seguirti anche li per proteggerti anche nel sonno, tenerti per mano, stringerti,ascoltando battere il tuo cuore.
Ma ero li a guardare il tuo viso. Angelo che socchiudi gli occhi, nell'ultimo istante porta nei tuoi sogni il mio ultimo sorriso per te.
Il tuo viso ora si distende dolce come non mai la tua mano scivola dal ventre nell'ultima carezza alla tua prossima gioia, io immagino il suo volto, i suoi occhi il suo sorriso in lei rivedo te e in voi la mia vita.
La mia mano scivola leggera nell'ultima carezza, un sussurrato ti amo e vicini attenderemo la nuova alba mentre sul soffitto
anche stanotte brilleranno mille stelle.

anonimo....

ciao :wink:
take a lot!
gotto
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Messaggioda samoa » lun giu 23, 2003 7:57 am

 

 



DELLA MORTE

1946

 



Entrate, amici miei, accomodatevi

siate i benvenuti

mi date molta gioia.

Lo so, siete entrati per la finestra della mia cella

mentre dormivo.

Non avete rovesciato la brocca

nè la scatola rossa delle medicine.

I visi nella luce delle stelle

state mano in mano al mio capezzale.

 



Com'è strano

vi credevo morti

e siccome non credo nè in Dio nè all'aldilà

mi rammaricavo di non aver potuto

offrirvi ancora un pizzico di tabacco.

 



Com'è strano

vi credevo morti

e voi siete venuti per la finestra della mia cella

entrate, amici miei, sedetevi

siate i benvenuti

mi date molta gioia.

 



Hascìm, figlio di Osmàn,

perchè mi guardi a quel modo?

Hascìm figlio di Osmàn

è strano

non eri morto, fratello,

a Istanbul, nel porto

caricando il carbone su una nave straniera?

Eri caduto col secchio in fondo alla stiva

la gru ti ha tirato su

e prima di andare a riposare

definitivamente

il tuo sangue rosso aveva lavato

la tua testa nera.

Chi sa quanto avevi sofferto.

 



Non restate in piedi, sedetevi.

Vi credevo morti.

Siete entrati per la finestra della mia cella

i visi nella luce delle stelle

siate i benvenuti

mi date molta gioia.

 



Yakùp, del villaggio di Kayalar

salve, caro compagno,

non eri morto anche tu?

Non eri andato nel cimitero senz'alberi

lasciando ai tuoi bambini la malaria e la fame?

Faceva terribilmente caldo, quel giorno

e allora, non eri morto?

 



E tu, Ahmet Gemìl, lo scrittore?

Ho visto coi miei occhi

la tua bara scendere nella fossa.

Credo anche di ricordarmi

che la tua bara fosse un po' corta per la tua statura.

 



Lascia stare, Gemìl

vedo che ce l'hai sempre, la vecchia abitudine

ma è una bottiglia di medicina, non di rakì.

Ne bevevi tanto

per poter guadagnare cinquanta piastre al giorno

e dimenticare il mondo nella tua solitudine.

 



Vi credevo morti, amici miei

state al mio capezzale la mano in mano

sedete, amici miei, accomodatevi.

Benvenuti, mi date molta gioia.

 



La morte è giusta, dice un poeta persiano,

ha la stessa maestà colpendo il povero e lo scià.

Hascìm, perchè ti stupisci?

Non hai mai sentito parlare di uno scià

morto in una stiva con un secchio di carbone?

La morte è giusta, dice un poeta persiano.

 



Yakùp

mi piaci quando ridi, caro compagno

non ti ho mai visto ridere così

quando eri vivo ...

Ma lasciatemi finire

la morte è giusta dice un poeta persiano ...

 



Lascia quella bottiglia, Ahmer Gemìl,

non t'arrabbiare, so quel che vuol dire

affinchè la morte sia giusta

bisogna che la vita sia giusta.

 



Il poeta persiano ...

Amici miei, perchè mi lasciate solo?

 



Dove andate?

 
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Il piu' bello dei mari é quello che non navigammo.
Il piu' bello dei nostri figli non é ancora cresciuto.
I piu' belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di piu' bello non te l'ho ancora detto.
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Re: scrivere...per non morire

Messaggioda gotto » lun giu 23, 2003 4:40 pm

mouette ha scritto:E se volete saperne di piu' sull'autore di questa poesia vi invito a visitare il sito
http://www.umanisti.it/karl/index.htm

moue


cavolo, non mi ero accorto di cosa trattasse il sito....bhe, dire che comprendo il suo stato d'animo, sarebbe esagerare...ma certe parole, credo possano scaturire esclusivamente dal profondo dell'anima.

Ti ringrazio, per avermi fatto soffermare a riflettere su quel tipo di situazione...

Ciao
take a lot!
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Messaggioda baloo » lun giu 23, 2003 9:31 pm

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