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Cisco Expo 2007

Noi 2.0, Italia 2.0

Giovedi 8 marzo, presso il Quark Hotel di Milano, si è tenuta la seconda edizione del Cisco Expo, manifestazione che oltre a fungere da vetrina per la società di telecomunicazioni, ha consentito un confronto mediante due tavole rotonde e una serie di workshop a seguire.


Innovare per competere nel mercato globale

La prima tavolta rotonda è intitolata "Innovare per competere nel mercato globale" ed è moderata dal direttore del TG1 Gianni Riotta. Dopo il saluto di rito per l'inizio dei lavori da parte del sindaco Moratti, Riotta introduce il discorso globalizzazione facendo notare che il 90% del mercato della telefonia è generato da telefonate locali, all'interno di uno stesso Paese e che, nonostante sia almeno un decennio che si parla di globalizzazione, essa è un fenomeno ancora in test. Ricorda poi come Bill Gates abbia dichiarato che è bene consentire alla manodopera specializzata di circolare facilmente e liberamente a livello, così come avviene per i capitali e cita il recente caso dell'assunzione di informatici indiani in Germania.

Il patron del TG1 sottolinea, inoltre, come l'innovazione sia in funzione della cultura: sono due aspetti imprenscindibili. A volte, quando gli occidentali hanno dovuto negoziare affari con i cinesi non hanno avuto vita facile: 5000 anni di scuola confuciana sono superiori a 50 anni di business school statunitense.

La parola passa poi al primo ospite, Arturo Artom, presidente di NetSystem. Artom sta investendo nella Silicon Valley in un progetto legato al web 2.0 che si ispira ad YouTube. E richiama l'aspetto culturale: in una recente convention tenuta a San Francisco, capeggiava un ritratto rinascimentale di Leon Battista Alberti e - ciò che lo ha colpito - lo slogan in italiano "L'uomo può ciò che vuole". L'Italia, checché se ne dica, gode ancora di una buona reputazione in termini di tradizione culturale; Artom invita a sfruttare al meglio ciò che l'Italia offre: design, fashion e moda devono essere utilizzati come cavallo di Troia per competere nel mercato globale. Infine sottolinea la differenza tra l'ammontare di denaro destinato al venture capital in Italia e negli USA: negli Stati Uniti la cifra è 3000 volte superiore rispetto a quella del Bel Paese.

È poi la volta di Guido Barilla, che ha preso le redini di Barilla Holding nel 2003. Il presidente della storica azienda italiana afferma come oggi vi è sia la necessità che la possibilità di confrontarsi con le persone, che hanno sostituito i consumatori. Per interi decenni l'industria non ha capito i reali bisogni della gente ed imponeva un certo tipo di consumo; oggi i clienti finali hanno molto più potere in mano e le aziende devono progettarsi e riprogettarsi in loro funzione; ciò reso possibile anche grazie, in maniera particolare, alla Rete.

Segue l'intervento di Nani Beccalli-Falco, presidente e CEO di GE International dal 2005. Egli sottolinea come l'Italia faccia parte di un contesto europeo all'interno del quale la concorrenza nazionale è legata in modo imprendiscindibile a cià che avviene nel continente. La ricetta per competere, in Europa e nel mondo, è quella della "doppia T": Tecnologia e Talento; il tutto, coniugato con la capacità manageriale. Le nazioni più temibili da punto di vista concorrenziale sono l'India e la Cina, dove vi sono etiche di lavoro impensabili in Occidente che rendono il costo del lavoro particolarmente contenuto; tuttavia, ciò che manca a queste nazioni, sono le capacità manageriali per gestire le aziende.

Per Massimo Castelli di Telecom Italia (divisione fixed wireline), la spinta all'innovazione è una pratica utilizzata dai "manager illuminati". Colui che si deve occupare dell'innovazione non è tanto il direttore Rircerca & Sviluppo, quanto piuttosto il direttore finanziario. È al CFO che spetta infatti l'onere di dover calcolare il rischio che gli investimenti in ricerca implicano. Ma invita anche a guardare l'innovazione non come costo, ma come una riduzione di costi; come un'opzione che, nel lungo periodo, riduce il rischio.

Alessandro Mondini, AD di Nokia Italia, introduce il suo intervento partendo dai risultati di un recente uno studio sul comportamento umano: il motore dell'innovazione della Rete sono, in modo particolare, i giovani e le donne. Sull'evoluzione del web 2.0, influiscono molto più i comportamenti delle teen ager che quelli dei dirigenti. Secondo Mondini, alla gran parte delle aziende manca un certo modo di pensare: la cultura dell'errore. Al contrario, in Nokia è penalizzante non commettere errori durante il percorso di carriera aziendale. All'interno della società vengono premiati quei dipendenti che hanno avuto a che fare con un range di esperienze il più variegato possibile. 

È poi la volta di Andrea Pontremoli, presidente di IBM Italia. Che inizia la sua testimonianza raccontando l'aneddoto di quando, l'allora proprietario di IBM scommise il futuro dell'azienda sull'innovazione del transitor decidendo, in modo all'epoca avventato, di abbandonare la tecnologia valvolare. Tornando al presente, ricorda come 2 anni la società è uscita dal business dei personal computer cedendo l'omonima divisione a Lenovo; nelle scorse settimane si è deciso anche di uscire dal mercato delle stampanti. Il core business attuale è quello della consulenza, ma i laboratori di Big Blue lavorano a un progetto ambizioso, che ha a che fare con la semantica, disciplina nella quale gli italiani sono tra i massimi esperti a livello mondiale. Il futuro dell'informatica si giocherà infatti proprio sulla semantica: ad oggi, infatti, il 40% delle ricerche effettuate su Google non porta ai risultati attesi.

Corrado Sciolla, AD di BT Italia ricorda come il costo della banda abbia seguito la famosa legge di Moore: ogni anno i costi vengono dimezzati e le prestazioni raddoppiate. BT ha recentemente implementato un programma di change management pervasivo, chiamato -non a caso- progetto "Acqua". Da questo programma sono usciti fuori oltre 80 progetti di miglioramento aziendale, tra cui quello di far nascere un blog (che è già operativo) mediante il quale vi è un interazione tra dipendenti e top management, con tempi di comunicazione particolarmente brevi: questo consente di creare e mantenere un senso di appartenenza all'azienda più forte.


Web 2.0 e nuovi media

La tavola rotonda pomeridiana ha inizio alle 14.30 ed è dedicata al social networking, ai nuovi media e al web 2.0. Moderatore è Lele Dainesi e il panel è composto da blogger di spicco a livello nazionale, come Luca Conti e Paolo Valdemarin e da giornalisti del calibro di Jeff Israely del Time. All'inzio del dibattito viene fatto un riassunto su ciò che è stato il fenomeno del web 2.0 e quali sono e chi ne sono stati i protagonisti, oltre ovviamente a tutti noi utenti, come ha celebrato il Time: il personaggio dell'anno 2006 sei stato infatti tu, comune utente della Rete. Il 2006 è stato forse l'anno in cui è esploso il fenomeno del web 2.0, caratterizzato inoltre dall'acquisizione di YouTube da parte di Google per la colossale cifra di 1,65 miliardi di dollari; scopo: arrivare ad offrire all'utente (che è anche regista)finale un nuovo modello di TV .

Negli ultimi anni c'è stata una vera e propria simbiosi tra i media e i blog e sono nati una serie di strumenti per facilitare le persone comuni ad avere un ruolo attivo su Internet. Oggi davanti al computer di casa o al portatile; tra non troppo tempo, anche grazie al wi-max, Internet sarà pervasivo e coinvolgerà ogni aspetto della nostra vita. E se non dovesse bastarci, potremmo sempre vivere una seconda vita, virtuale su Second Life. Questa community-videogioco reale è in realtà anche un grande business dove si scambia denaro reale: basti pensare che il prodotto interno lordo giornaliero di Second Life ammonta a 600 mila dollari. E sempre più aziende investono per avere visiblità all'interno di questo mondo virtuale. Se oggi la maggior parte dei brand apre retail stores virtuali per avere copertura mediatica cosi' come si aprivano i siti web 10 anni fa, bisognerà chiedersi cosa sarà di Second Life tra 5 anni: un second business o una bolla?

Si parla poi dell'arrivo della versione italiana di "The Long Tail" di Chris Anderson: anche su Second Life c'è una "lunga coda", ci sono tante piccole second life, che creano qualcosa di nuovo, così come l'intera rete di blog possiamo vederla come un network sociale.

I panelist escono di scena e giunge sul palco Stefano Venturi, amministratore delegato di Cisco Italia, che ci racconta un po' della storia e della vision aziendale. Cisco è nata sulle disruption e ha, da sempre, fatto delle innovazioni di rottura il proprio cavallo di battaglia. L'azienda deposita dei brevetti, li impone come standard ma poi corre subito ad innovare di nuovo, con progetti che a volte spazzano via quanto fatto fino a quel momento. Una delle targhe aziendali di Cisco è "no tech religion".

Si parla dunque della recente acquisizione, da parte di Cisco, di tribes.net, un social network. Esso continuerà a brillare di luce propria, a fare quello che fa oggi: aggregare gli utenti. Il leader dei cavi, tuttavia, porterà tutto il suo know-how e le sue tecnologie all'interno della piattaforma per migliorarla e mirare all'empowerment dei cittadini, che resta obiettivo primario della mission aziendale.

Un manager tra il pubblico interviene con una semi-provocazione: stiamo vivendo l'era dell'eccesso di informazione; un tempo si andava alla ricerca di nuovi stimoli intellettuali, si pagava per ottenerli, oggi ne abbiamo troppi e non sappiamo orientarci. Tanta informazione equivale ad avere nessuna informazione: troppa tecnologia non finirà per schiacciare l'umanesimo?

Gli risponde Giuseppe Granieri, il panelist esperto di Second Life: la tecnologia deve accompagnare l'umanesimo senza sopraffarlo, bisogna comportarsi come la generazione Y (una denominazione per identificare i giovani di oggi dai 18 ai 25 anni svezzati a personal computer e cellulare), e soprattutto dobbiamo imparare ad essere un "noi 2.0".

Ultima mezz'ora prima dei workshop verticali (peccato fossero paralleli, imponendo un aut-aut) dedicata al dibattito tra e con il pubblico. Noi de ilMac.net lanciamo subito il sasso con una domanda che pone l'accento sul discorso della net neutrality e sulla concentrazione: giganti come AOL e Google continuano imperterriti la loro miriade di acquisizioni, consolidando le loro posizioni. Arriveremo a un futuro oligopolio dove una manciata di aziende controlleranno tutta le Rete e le infrastrutture usate dagli utenti? Ci risponde alla grande Stefano Quintarelli: In Italia la liberalizzazione della farina ha avuto l'effetto di avere soltanto più fornai che erano comunque costretti a comprare la stessa farina da Telecom Italia. Da noi è semplicemente stato privatizzato il monopolio della farina e dei fornai prima ancora di creare concorrenza del mercato. Bisognava prima creare concorrenza e poi liberalizzare; con l'effetto, però, che avremmo dovuto tassare di piu' individui e aziende per entrare in Europa. "

Partendo dal social networking, la tavola rotonda si è infine trovata a parlare di temi caldi, più attuali che mai e di non facile risoluzione. Qualcuno fa una domanda, qualcun altro risponde dando del tu, qualcun altro ancora fa live blogging e condivide in tempo reale il tutto. E chi non era li' è come se lo fosse stato.

Concludiamo questo reportage con una citazione dalla campagna pubblicitaria di Cisco, che non potrebbe rispecchiare meglio il concetto di web 2.0.

Benvenuti in un luogo dove la collaborazione è aperta a tutti, senza limiti d'età. Un luogo dove le persone di tutto il mondo si incontrano, cambiando il modo di lavorare, vivere, imparare. Dove gli incroci di conoscenze stanno reinventando tutto quello che ci circonda. E dove ogni singola opinione conta, perché ognuno di noi può dare il suo contributo. Tutto quello che serve è un network.


Arrivederci al prossimo anno.



Data di pubblicazione: 12-03-2007
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